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Fiduciaria e conto di tesoreria, un connubio vantaggioso

Fiduciaria e conto di tesoreria, un connubio vantaggioso

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Elio Macchia
Elio Macchia

21 Febbraio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Le nuove disposizioni fiscali elvetiche favoriscono i clienti di fiduciarie italiane che, per il loro tramite, sottoscrivono un rapporto finanziario con una banca svizzera

Nei gruppi societari, sia nazionali che internazionali, è diffusa la tendenza ad accentrare in unico soggetto giuridico la gestione della disponibilità finanziarie tramite la sottoscrizione dei c.d. contratti di tesoreria accentrata o di cash pooling. La finalità di tale scelta è quella di gestire in modo unitario la liquidità delle singole società facenti parte del gruppo societario conseguendo, altresì, anche un maggior potere contrattuale con le banche depositarie.

Le continue “voci”, vere o presunte che siano, sulla struttura finanziaria delle banche Italiane fa sì che diverse società preferiscono aprire dei “conti tesoreria” su istituti bancari esteri. Questa tendenza si è diffusa anche tra le società che non fanno parte di un gruppo societario. Incontrando la clientela imprenditoriale della fiduciaria si è potuto rilevare come tale orientamento sia in effetti diffuso già da qualche anno. L’imprenditore preferisce depositare la liquidità della propria azienda direttamente presso una banca estera e questo per tutelarsi da un eventuale rischio di default delle banche Italiane. La fiduciaria, in una tale costruzione, non può avere alcun ruolo operativo in quanto privo di utilità.

Discutendo con qualche imprenditore che era già cliente della fiduciaria era emersa, però, una situazione che all’epoca aveva incuriosito e che sicuramente era meritevole di attenzione e approfondimento. Un nostro cliente, che è attualmente socio unico nonché amministratore di una società di capitali, aveva aperto, a nome della società, un conto corrente presso una banca svizzera con l’intenzione di depositare la liquidità derivante dall’attività commerciale societaria. Conseguentemente aveva, altresì, aperto un deposito titoli per poter effettuare degli investimenti finanziari.

Su tali investimenti finanziari l’imprenditore aveva riferito che sosteneva una tassa denominata “tassa di negoziazione” che gravava sugli acquisti e sulle vendite di titoli svizzeri e stranieri. Questa tassa, prevista dalla normativa fiscale svizzera, veniva e viene calcolata sul prezzo pagato al momento dell’acquisto e/o della vendita di un titolo finanziario. Essa ammonta (i) all’1,5 per mille per i titoli emessi da persone domiciliate in Svizzera e (ii) al
3,0 per mille per i titoli emessi da persone domiciliate all’estero. L’obbligo fiscale grava sul negoziatore di titoli svizzero che partecipa all’operazione imponibile nella sua qualità di mediatore o di contraente. Tra i negoziatori di titoli tenuti a versare la tassa di negoziazione figurano, oltre alle banche elvetiche anche i consulenti in investimenti finanziari, i gestori di patrimoni finanziari e le società holding. Sono considerati negoziatori di titoli anche (i) gli istituti svizzeri di previdenza professionale e vincolata, (ii) gli enti nazionali pubblici, sempre che nei loro conti espongano documenti imponibili per oltre 10 milioni di franchi, nonché (iii) gli istituti svizzeri delle assicurazioni sociali. L’imprenditore, quindi, nell’intento di realizzare il suo obiettivo (i.e. utilizzare un conto estero quale centro di tesoreria della propria azienda) si era trovato a sostenere un costo che preventivamente non aveva nemmeno considerato. Da buon family office si è provveduto ad tate dalla tassa di negoziazione. La nuova norma riguardava in particolar modo le società fiduciarie statiche italiane.

Rammentiamo che una delle principali attività delle società fiduciarie c.d. “statiche” è quella di poter aprire dei rapporti di conto corrente e/o di deposito titoli presso banche estere senza alcun obbligo dichiarativo fiscale da parte delle persone fisiche residenti in Italia, in quanto tali adempimenti vengono effettuati dalla stessa società fiduciaria nella sua funzione di sostituto d’imposta. La modifica normativa comporta un indiscutibile vantaggio economico per i clienti delle fiduciarie italiane che, per il loro tramite, sottoscrivono un rapporto finanziario con una banca svizzera. In questo modo, infatti, le società fiduciarie italiane, per conto dei propri fiducianti, possono acquistare e vendere titoli senza che ogni transazione venga assoggettata alla tassa di negoziazione. Dopo aver appreso la notizia abbiamo prontamente avvisato il cliente per prospettargli l’opportunità da parte della sua società di aprire un mandato fiduciario avente ad oggetto un rapporto di conto corrente e un deposito titoli.

Ricevuto il conferimento del mandato fiduciario dal nostro cliente per conto della società per cui è amministratore unico si è provveduto a chiedere l’apertura di un rapporto bancario presso la banca dove già giaceva il rapporto intestato direttamente alla stessa società. Quest’ultima, a sua volta, ha provveduto a inviare alla stessa banca estera un’istruzione di chiusura del proprio rapporto bancario con contestuale trasferimento degli attivi ivi presenti in favore del rapporto bancario intestato al mandato fiduciario. Essendo Crossfid, una fiduciaria iscritta all’albo 106 del Testo Unico Bancario (T.U.B.) tenuto da Banca d’Italia, l’acquisizione della proposta del mandato fiduciario è stata sottoposta ai rigidi controlli antiriciclaggio previsti dalle disposizioni della stessa Banca d’Italia con riferimento agli intermediari di Primo livello. Successivamente la società fiduciaria provvedeva a indicare
nel formulario A della banca estera, il nome dell’imprenditore quale titolare effettivo del mandato fiduciario essendo egli l’unico socio. Terminata l’operazione l’imprenditore, nostro cliente, ha mantenuto fermo il suo intento, cioè quello di tenere la liquidità della sua azienda presso una banca estera e, nello stesso tempo, ha evitato, con la sottoscrizione di un mandato fiduciario, di corrispondere la tassa di negoziazione. In questa fattispecie l’utilizzo del mandato fiduciario si è rivelato un prezioso strumento per l’imprenditore.

 

 

 

Elio Macchia
Elio Macchia
Dopo aver prestato la propria attività professionale in uno studio tributario internazionale ha collaborato con Unione Fiduciaria S.p.A. nell’ambito della pianificazione successoria e degli strumenti di protezione del patrimonio. Dal 2016 è legal counsel nella società fiduciaria Crossfid S.p.A. e amministratore delegato di una Trust Company Italiana.
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