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Family office “accessibili” grazie alla consulenza indipendente

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Maddalena Liccione
Maddalena Liccione

14 Settembre 2018
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il 1º dicembre 2018 diventa operativo il nuovo Albo único

  • Ci sarà la possibilità di rivolgersi a professionisti e società di advisory slegate dal sistema distributivo

  • Forte interesse della clientela ‘affluent’

Con lo sviluppo della consulenza indipendente, si assisterà a un aumento della domanda di servizi, oggi dedicati solo ai clienti più ricchi. Il punto di vista di Luca Mainò (Consultique)

Sono mesi frenetici per consulenti indipendenti e Scf, che devono presentare la domanda di iscrizione al nuovo Albo unico, operativo dal 1° dicembre 2018. Infatti, anche se con un grave ritardo di 10 anni rispetto alla prima Mifid e ad altri Paesi, finalmente è stata sbloccata anche in Italia la consulenza finanziaria indipendente, prestata cioè da soggetti diversi dagli intermediari e dalle banche e remunerata solo a parcella (fee only). Le famiglie italiane, che solo ora potranno realmente beneficiare dello sviluppo della consulenza indipendente (in quanto sino ad oggi l’offerta è stata molto limitata) avranno finalmente la possibilità di rivolgersi a professionisti e società di advisory slegate dal sistema distributivo, lasciando il proprio patrimonio presso gli attuali intermediari.

Chi si è rivolto negli ultimi anni a un soggetto indipendente? Lo chiediamo a Luca Mainò, cofondatore di Consultique, multi-family office e network indipendente nato nel 2001, e membro del consiglio direttivo Nafop, l’associazione di categoria. “Nella nostra esperienza ultradecennale abbiamo registrato interesse oltre che da parte degli istituzionali, anche da investitori privati molto esigenti e sofisticati, con patrimoni importanti. Ritengo però che il forte interesse che stiamo riscontrando anche da parte di clienti ‘affluent’ sia un segnale di crescita del mercato che vedremo nei prossimi anni”.

Una recente ricerca di Nicola Ronchetti, di Finer, ha evidenziato come i comportamenti degli Hnwi con più di 5 milioni (che in Italia sono 150.000, hanno masse per circa 800 miliardi e mediamente utilizzano 4 banche), possano anticipare fenomeni di massa: in pratica il comportamento delle famiglie più facoltose può avere una funzione predittiva sui comportamenti di altri target con patrimoni meno rilevanti.

 

Un ‘family business’ alla portata dei professionisti più esperti

“In uno scenario di questo tipo – continua Luca Mainò – molti servizi che oggi sono riservati solo a una ristretta cerchia di paperoni, potranno essere accessibili anche a soggetti con patrimoni di dimensione inferiore. A fronte della crescita della domanda, stiamo già registrando la nascita di nuovi family office, studi professionali integrati, nuove società di consulenza, collaborazioni con commercialisti e avvocati. Il “family business” è alla portata dei professionisti più esperti, che fino ad oggi hanno lavorato per banche private, come consulenti top nelle reti distributive o anche nelle aree corporate e Pmi delle banche, tra i quali alcuni vogliono rimettersi in gioco come indipendenti”.

Sul lato dell’offerta di consulenza, all’interno delle reti distributive cresce il malumore tra molti promotori, oggi chiamati consulenti fuori sede, pressati dagli adempimenti burocratici e dalla complessità del lavoro, con il timore che i rendiconti sui costi, che i clienti riceveranno all’inizio del 2019, possano creare problemi e con la necessità di aumentare significativamente i portafogli per mantenere gli attuali flussi provvigionali. Quanti di questi professionisti sceglieranno il modello “fee only” per intercettare la domanda crescente di servizi di consulenza indipendente?

Maddalena Liccione
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