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Covid-19: la strategia vincente dei family office

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

16 Luglio 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • “In uno dei periodi più volatili della storia dei mercati finanziari, i family office hanno adottato un atteggiamento diverso. In un certo senso, abbiamo visto adottare un approccio istituzionale, implementando meticolose strategie di asset allocation e rigorosi processi di investimento”, dichiara Josef Stadler, responsabile del global family office di Ubs global wealth management

  • Nel primo trimestre del 2020, il drawdown massimo dei family office si è attestato mediamente al 13%. Sono comunque riusciti a proteggersi dai peggiori effetti del sell-off, riequilibrando i portafogli per gestire i rischi

Il covid-19 ha inevitabilmente colpito anche i family office, ma questi – grazie a un approccio rigoroso e a precise strategie di asset allocation – hanno superato brillantemente le turbolenze economiche-finanziarie

“Negli ultimi mesi, anche i family office italiani – che hanno in genere una maggiore avversione al rischio – hanno adottato un atteggiamento molto razionale durante la correzione dei mercati, e alcuni di loro hanno sfruttato la discesa dei mercati per investire in azioni globali e di grande qualità”, dichiara Oscar D’Intino, responsabile global family office di Ubs Italia, commentando il report “Global family office 2020” pubblicato da Ubs.

Secondo lo studio, alla quale hanno partecipato i principali manager ed executive di 120 family office in tutto il mondo, con un family wealth totale medio di 1,6 miliardi di dollari, il covid-19 ha avuto impatti anche su questi soggetti. Nel primo trimestre del 2020, compresa la fase più acuta di turbolenza di mercato registrata a marzo, il drawdown massimo dei family office si è attestato mediamente al 13%.

Sono comunque riusciti a proteggersi dai peggiori effetti del sell-off, riequilibrando i portafogli per gestire i rischi. Oltre tre quarti degli intervistati (77%) hanno infatti dichiarato che, da inizio anno a maggio, la performance dei loro portafogli è stata in linea o superiore ai rispettivi benchmark target. Questi mesi hanno dunque portato un cambio o comunque a un assestamento per cercare di metter al sicuro il proprio patrimonio. La ricerca sottolinea infatti come se da un lato due terzi (67%) dei family office affermano di non aver modificato la view di medio termine, dall’altro la maggior parte di loro  vorrebbe modificare i portafogli in chiave tattica per rispondere ai cambiamenti macroeconomici e di mercato. “In uno dei periodi più volatili della storia dei mercati finanziari, i family office hanno adottato un atteggiamento diverso. In un certo senso, abbiamo visto loro adottare un approccio istituzionale implementando meticolose strategie di asset allocation e rigorosi processi di investimento. Per quanto a volte possa essere stato scomodo, si sono attenuti ai loro piani e sono rimasti disciplinati”, dichiara Josef Stadler, responsabile del global family office di Ubs global wealth management.

Rischio, oro e cash

I family office hanno una forte propensione al rischio e stanno approfittando della dislocazione di mercato per far leva sulle opportunità e ottenere rendimenti più elevati. Il 45% sta cercando di incrementare le allocazioni nel settore immobiliare, mentre il 44% sta puntando ad aumentare la propria esposizione nell’azionario dei mercati sviluppati. Infine il 38% si sta indirizzando verso l’azionario emergente. Molti family office hanno anche deciso di incrementato le proprie allocazioni in cash e in oro. Il calo delle esposizioni in contanti sembra però avere una natura temporanea. Il 26% afferma infatti di voler diminuire le proprie riserve in contanti nei prossimi 2-3 anni. L’oro invece potrebbe essere un beneficiario di lungo termine, visto che il 45% dichiara di voler aumentare le esposizioni su questa asset class. “Eppure anche i family office abbracciano e gestiscono il rischio come nessun altro investitore. L’obiettivo è quello di non riportare perdite, rinunciando anche a quelle opportunità che possono rivelarsi una fonte di preoccupazione per i loro clienti. Per questo il fine ultimo è quello di investire liquidità per trarre vantaggio dalle dislocazioni del mercato. Ci aspettiamo di vedere grandi cambiamenti nei prossimi mesi”, continua Stadler.

Private equity: un alleato?

Secondo la ricerca il 77% dei partecipanti investono nel private equity, con il 69% che considera il settore uno dei principali driver dei rendimenti. Tuttavia le aspettative di rendimento del private equity sono calate a causa dalla pandemia. Solo 51% dei family office stima dunque che il segmento private equity sovraperformi rispetto agli investimenti pubblici. I family office sottolineano invece come gli investimenti diretti offrono un maggiore controllo. Il 35% degli intervistati ritiene infatti che questa caratteristica sia un vantaggio, rispetto al 27% rilevato prima della pandemia.

Sostenibilità

Il 73% dei family office attualmente investono, almeno una parte del patrimonio, in modo sostenibile. Ubs prevede un’accelerazione di questo trend nei prossimi anni, con quasi il 39% dei family office che investiranno la maggior parte dei portafogli in modo sostenibile nei prossimi cinque anni. Attualmente, i family office si indirizzano verso l’opzione più semplice. Scelgono cioè le strategie basate sull’esclusione di tutti quegli investimenti che non sono sostenibili (armi, tabacco) che costituiscono il 30% dei loro investimenti. L’integrazione Esg sta però recuperando terreno. I family office stimano infatti di poter raddoppiare la propria allocazione nei prossimi cinque anni, dal 9% al 19%. Una piccola minoranza intende invece continuare a massimizzare i rendimenti attraverso gli investimenti tradizionali, continuando, al contempo, con le attività filantropiche.

 

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