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Welfare aziendale, un'opportunità

Welfare aziendale, un'opportunità

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Contributor
Contributor, Claudio Devecchi

23 Maggio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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Tre esempi di come un buon welfare aziendale possa giovare alle società. Molino Rossetti, Mantero e Mansutti i casi virtuosi analizzati

Le numerose ricerche svolte dalla nostra Associazione in questi ultimi tempi mostrano come il welfare aziendale sia diventato una leva strategica per oltre il 33% delle imprese familiari italiane. La finalità non è solamente di migliorare la performance aziendale, grazie a un clima organizzativo interno tipicamente “mite e collaborativo”, ma di radicare ancora di più sul territorio, l’immagine e quindi la reputazione delle nostre family business attraverso opportune ed efficaci strategie di comunicazione. Non ultimo, tra i risultati conseguiti, vi è anche un innalzamento della cultura sia aziendale che sociale. Ciò avviene quando il passaggio generazionale è sereno e costruttivo, in quanto il fondatore o il titolare senior ritirandosi dall’operatività quotidiana si dedica a progetti socialmente utili. In assenza di un passaggio generazionale e in presenza di una cessione dell’azienda familiare a terzi non familiari, la massa finanziaria della ricchezza monetizzata viene per un parte, che secondo le indagini Cerif è del 10-15%, investita in progetti di welfare. Spetta quindi all’advisor finanziario suggerire o rappresentare, qualora richiestogli, progetti originali e utili. Sono numerosi i casi di eccellenza dove si enfatizzano, in positivo, alcune criticità ben presenti nelle indagini di Cerif, e presenti in numerose imprese familiari: il trasferimento della cultura familiare, la continuità del nome della famiglia, la business history familiare (il futuro ha le radici nel passato). A dimostrazione di ciò ricordiamo in questa sede tre imprese familiari recentemente intercettate dalle nostre survey che hanno deciso di declinare e interpretare il welfare secondo la loro storia e la loro mentalità: Molino Rossetto S.p.A., Mantero S.p.A., Mansutti S.p.A. 

In Molino Rossetto c’è stato un investimento, tipo “impact investing”, nel recupero di una cascina colonica, come centro di pensiero e cultura gastronomica. Ad esempio il calendario dei corsi di cucina a pagamento per dolci da forno, pizza e focacce e torte senza glutine. La loro vision è sintetizzata da “Il recupero del Sapere come scelta d’amore per se stessi, il Fare legato alla manualità e l’Essere concentrato sul rispetto della terra”. E’ il luogo dove vivono e si diffondono “valori buoni”: corsi didattici per bambini, sviluppo dell’apicoltura che favoriscono la biodiversità che garantisce la sopravvivenza della vita sulla terra, diffusione delle culture biologiche che fanno vivere le rondini. La Molinella diventa così punto di riferimento per eventi, corsi di cucina, attività legate al mondo della farina. La sede della Molinella esprime, dunque, l’ufficio creativo, uno spazio dedicato a riunioni creative.

In Mantero la terza e quarta generazione, formata da papà Moritz e dal figlio Franco, hanno espresso il loro attaccamento all’azienda e ai dipendenti attraverso due iniziative molto welfare. Moritz sta sviluppando e conservando il patrimonio di conoscenze creative delle precedenti generazioni attraverso la protezione, difesa e salvaguardia dei propri archivi storici: una biblioteca con oltre 10.000 libri-
cataloghi resi fruibili per la fondamentale fase di ricerca e sviluppo, dove sono valorizzate le migliaia e migliaia di ore creative dei titolari e dei dipendenti. Ma non è bastato: nel 2000 un ulteriore atto di generosità è stato rivolto alla generazione successiva e ai dipendenti: non si vende, si va avanti! Moritz dichiara: “Ho deciso di mettere mano alle mie riserve personali. E ho messo in azienda cinque milioni di euro. Soldi messi via negli anni d’oro…. e dopo dieci anni il bilancio aziendale del 2009 si è chiuso con un piccolo utile. E lei non immagina quanto sono felice di quel sacrificio. Questa è un’azienda vecchia maniera, qua si fanno ancora le feste quando un dipendente compie quindici anni di anzianità. Mi creda: un imprenditore non pensa che il profitto sia tutto.” Dimostrazione dell’impegno dell’imprenditore a trasferire ai propri dipendenti un senso di appartenenza e di “benessere manageriale”, che non è
cosa comune trovare in altre realtà. Franco, figlio di Moritz, ha distribuito a tutti i 450 dipendenti oltre 800 euro quale premio, frutto di un accordo firmato nel 2018 con i sindacati. A suo tempo la Cgil non ha nascosto la sua soddisfazione: “Il principio è che si produce
ricchezza, la si distribuisce a tutti… è l’unico caso nelle aziende tessili, almeno in quelle tradizionali.”

In Mansutti, la seconda generazione, l’avvocato Francesco Mansutti “bibliofilo in agenzia” e figlio del fondatore Enea, ha dato vita nel 2004 a una istituzione culturale, la Fondazione che porta il suo nome e che documenta la storia dell’assicurazione a partire dal XV secolo. Francesco si è dedicato alla costruzione di un ampio patrimonio librario e archivistico, allo scopo di tutelare e divulgare il proprio capitale articolato in quattro collezioni: oltre 5000 volumi (edizioni antiche e moderne), 360 manifesti, più di 2600 polizze antiche e oltre 830 targhe incendio che venivano affisse (fin dal XVII secolo) all’ingresso degli stabili assicurati, avevano lo scopo di segnalare il nome
della compagnia alle squadre private di pompieri che intervenivano in caso d’incendio. Esiste poi l’affascinante storia dell’assicurazione, che ne racconta ben sette secoli: dalle prime polizze dei mercanti fiorentini e genovesi, alle controversie (tra moralisti e non) sulla liceità del contratto assicurativo, sino a quando non si è arrivati al successivo sviluppo del calcolo delle probabilità. La Fondazione ha
dato da poco il via alla digitalizzazione dei propri testi antichi più importanti. E’ così diventata un punto di riferimento culturale per il settore assicurativo ed oggi è ritenuta la più completa al mondo nella storia delle assicurazioni. Le polizze più antiche sono state redatte a mano, e sono quelle che assicurano il trasporto di merci via mare. La Fondazione custodisce, tra le altre, polizze maltesi del XIX
sec., polizze sulla vita degli schiavi, quelle contro il rischio di richiamo alle armi o sull’investimento dei risparmi dei giovani Balilla.

I tre esempi di casi di eccellenza welfare riportati da Cerif ruotano, come scritto all’inizio, su tre grandi sfide presenti molte volte nelle imprese familiari: il trasferimento della cultura familiare, la continuità del nome della famiglia, la business history familiare (il futuro ha le radici nel passato). Il loro valore è non di rado simbolico ma per realizzare tali progetti sono stati impiegati cospicui importi del patrimonio familiare. Talune volte codesti progetti vengono “messi a reddito”, altre volte sono resi disponibili gratuitamente, altre volte ancora il loro costo è a beneficio dei prestatori di lavoro. C’è sempre un’empatia e un sentimento emozionale ed affettivo, vero motore della passione e dell’affetto per il proprio lavoro e la propria impresa familiare. Sono queste (e altre) le molte idee e stimoli, che devono essere portati avanti da chi è chiamato professionalmente a gestire la ricchezza familiare e personale delle imprenditrici e degli imprenditori italiani

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Contributor , Claudio Devecchi
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