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Unione bancaria, la rivoluzione di cui l’Europa ha bisogno

09 Gennaio 2019 · Livia Caivano · 5 min

  • Il progetto Unione bancaria nasce in seguito alla crisi finanziaria del 2008, quando diventa evidente che i sistemi economici dei diversi Paesi europei si influenzano l’un l’altro

  • Parlamento e Consiglio europeo da tempo lavorano a un accordo, specie sui temi di sviluppo dei mercati secondari e per i crediti deteriorati, ma ancora il piano stenta a decollare

Il caso Carige mette ancora una volta al centro del dibattito lo stato di salute del sistema bancario italiano ed europeo. Federico Ghizzoni, intervistato durante la tappa milanese del roadshow Rothschild, ha le idee chiare: la soluzione ai problemi degli istituti è l’Unione bancaria

Con il commissariamento di Carige e il salvataggio da parte dello Stato torna in auge il tema banche. In che stato di salute verte il settore bancario italiano e cosa può accadere nei prossimi mesi – salvataggi a parte? La risposta potrebbe stare nel progetto dell’Unione bancaria europea. Sappiamo che rispetto agli anni della crisi la situazione degli istituti italiani è significativamente migliorata: la riduzione delle sofferenze rispetto al totale degli impieghi è stata superiore perfino alle aspettative della Bce. Certo, i Ratio sono ancora inferiori alla media europea ma la situazione è in via di miglioramento. E il 2019 potrebbe essere l’anno giusto, con dividendi interessanti grazie agli utili positivi del 2018.

Rivoluzione Unione

Lo sprint definitivo però, secondo il presidente di Rothschild Italia Federico Ghizzoni, intervistato alla tappa milanese del roadshow annuale della società, potrebbe arrivare dall’Unione bancaria, “una rivoluzione vera che l’Europa potrebbe portare al settore”.

Ci vuole tempo. “Non sono molto ottimista riguardo le possibili tempistiche ma tutti pensano che l’Unione bancaria debba essere implementata e che possa portare degli influssi positivi. C’è però ancora un problema politico. La condivisione dei rischi non è ancora argomento ben visto dai Governi né dall’opinione pubblica dei diversi Paesi. Il confronto macro tra nord e sud è di fatto il vero impedimento per concludere il programma”. L’esigenza di un’Unione bancaria emerge dopo la crisi del 2008 quando risulta improvvisamente chiaro che in un’unione monetaria, come quella dell’area dell’euro, i problemi causati dai legami tra le finanze del settore pubblico e il settore bancario possono oltrepassare i confini nazionali e contagiare gli altri Stati membri.

“Se il progetto arrivasse al suo compimento – continua Ghizzoni – creerebbe un vero mercato bancario europeo che oggi di fatto manca”. Certo “pensare a una fusione tra due banche europee è concettualmente facile ma nella pratica è complicato. Si parla di un’infinità di relazioni da negoziare”, ma ne vale la pena. “I vantaggi per l’Italia deriverebbero soprattutto dal fatto che le regole a quel punto verrebbero applicate a livello europeo in maniera uniforme a tutti quanti. E l’Italia sui bilanci delle banche ha fatto dei passi molto più avanzati di tanti altri Paesi. Per determinare i ratio patrimoniali applicare le stesse regole tra i diversi Paesi è fondamentale”.

La banca del futuro

Se però è vero che le banche (italiane) hanno affrontato e risolto una serie di problemi di bilancio, lo è anche il fatto che oggi si trovano ad affrontare le sfide legate al futuro. “E’ necessario capire come sarà la banca del futuro. Come evolverà il modello di servizio. C’è una grande sfida tecnologica in corso e solo gli istituti che avranno la capacità di gestire i dati in maniera più efficace sopravviveranno”. C’è poi il tema dei costi legati a questo sviluppo tecnologico e la capacità di affrontarlo. Concordo quindi con chi dice che in futuro le fusioni non saranno più determinate da problemi di bilancio, capitale e liquidità – salvo casi piccoli e gestibili. Il driver sarà la necessità di mettersi insieme, per trovare risorse per un cambiamento di modello di business che è urgente e necessario e richiede risorse importanti. Attrarre talenti che ti guidino in quella direzione non è facile se sei una banca di provincia o in generale una banca di dimensioni contenute”.

Livia Caivano
Livia Caivano