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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

19 Novembre 2020
Tempo di lettura: 10 min
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Le imprese che vogliono essere e rimanere vincenti devono ripensare il modello di business in chiave sostenibile. Stefano Pogutz, docente di corporate sustainability alla Bocconi, spiega come tradurre questo esercizio in vantaggio competitivo

Ripensare il proprio business in chiave sostenibile è sempre più cruciale per le imprese che vogliono mantenere un vantaggio competitivo. E porta a importanti benefici. Parola d’ordine? Innovazione. Dal colosso mondiale dei prodotti di largo consumo Unilever alla multinazionale italiana dell’energia Enel, sono svariati gli esempi di aziende che sono riuscite a guardare alla sostenibilità come driver per innovare e stanno guidando questa transizione.

Il forte legame tra innovazione e sostenibilità è sempre più riconosciuto, tanto che Enel utilizza il termine Innovability fondendoi due concetti, entrambi pilastri del piano strategico del Gruppo, di cui Ernesto Ciorra è stato nominato Direttore Funzione Innovability nel settembre del 2014. “Oggi l’impresa è il luogo dell’innovazione e l’attore in grado di rendere la tecnologia la potenziale soluzione per affrontare con successo e sfide ambientali e sociali”, spiega a We Wealth Stefano Pogutz, docente di Corporate Sustainability presso l’Università Bocconi. In che modo? Attraverso quattro livelli in cui l’innovazione incontra la sostenibilità, trasformandola in un vantaggio competitivo. “Il primo– prosegue Pogutz – è quello del processo produttivo. Un esempio è il ricorso a energie rinnovabili per la produzione. Il secondo passaggio riguarda la riprogettazione dei prodotti e dei servizi, ad esempio attraverso scelta di materiali riciclabili e più sostenibili. Il terzo step concerne l’innovazione del business model, ovvero la riprogettazione più ampia del modello organizzativo con cui un’impresa si affaccia sul mercato, che si riflette in un cambio della value proposition. L’ultimo livello è quello dell’innovazione di sistema, che si verifica quando più attori convergono, unendo le forze per trovare soluzioni a grandi sfide come la decarbonizzazione e per definire nuovi standard in una logica di collaborazione”.

Ma quella tra sostenibilità e innovazione non va vista come una relazione a senso unico. Se da un lato la sostenibilità può guidare l’innovazione, l’innovazione può essere a sua volta una risposta per la sostenibilità, spiega Pogutz. Il rapporto win-win tra queste due dimensioni genera una serie di vantaggi che creano valore per l’impresa sotto diversi aspetti. Da un miglioramento della reputation, a un aumento dei ricavi, all’ampliamento della customer base (sempre più attenta ai temi Esg) fino ad arrivare ad una maggiore facilità nell’attrarre e mantenere talenti in azienda: al giorno d’oggi essere sostenibili, paga in termini di competitività, evidenzia Pogutz.

C’è da dire che il binomio innovazione – sostenibilità non è percepito come ugualmente importante in tutti i rami di attività. “Le aziende appartenenti ad alcuni settori, come ad esempio l’oil & gas e il fast fashion, hanno per natura dei modelli di business meno sostenibili e per questo sono meno propense a rivoluzionare il proprio modo di competere, di stare sul mercato”, precisa Pogutz, sottolineando che, a questo discorso, si aggiunge anche un tema “culturale”: per alcune imprese infatti, la sostenibilità viene vista come un costo e può incontrare resistenze a tutti i livelli di management.

Ma i dati sono incoraggianti: “Diversi studi realizzati negli ultimi anni hanno evidenziato che una quota superiore al 70% tra gli amministratori delegati delle grandi multinazionali ritiene che le imprese possano e debbano contribuire in modo fondamentale al raggiungimento dei sustainable development goals, l’Agenda al 2030 delle Nazioni Unite” evidenzia il professore. “Oggi più che mai, in un’epoca caratterizzata dal covid, da grandi paure ed incertezze”, conclude Pogutz, “la sostenibilità e l’innovazione sono le due leve da cui ripartire, per rassicurare le persone, spingere l’occupazione e favorire lo sviluppo di un’economia più giusta ed inclusiva”.

Articolo tratto dal numero di novembre del magazine We Wealth

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