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Sempre più investitori esteri nelle imprese italiane

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

06 Aprile 2021
Tempo di lettura: 2 min
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  • Focus organo di controllo, il report mostra come i membri con diploma di laurea figurano più frequentemente nelle società operanti nel settore dei servizi, negli emittenti a maggiore capitalizzazione e nelle imprese controllate da istituzioni finanziarie

  • Per quanto riguarda le quote rosa, a fine 2020 la presenza femminile negli organi sociali degli emittenti quotati italiani raggiunge quasi il 39% degli incarichi di amministrazione e di controllo

Secondo il IX rapporto Consob sulla corporate governance delle società quotate italiane sono cresciuti gli investitori esteri nel capitale di società la cui dimensione è diversificata (con una frequenza maggiore fra quelle del Ftse Mib) e nelle imprese industriali

Aumenta la partecipazione di investitori esteri nelle imprese italiane. Mentre gli investitori istituzionali italiani sono con maggior frequenza azionisti rilevanti di imprese di piccole dimensioni e sembrano non privilegiare uno specifico settore di attività, quelli esteri sono presenti nel capitale di società la cui dimensione è più diversificata (maggiore fra quelle del Ftse Mib) e nelle imprese industriali.

Si è inoltre registrato anche un aumento della presenza estera (complessivamente 75 partecipazioni rilevanti, 10 in più rispetto al 2018), soprattutto asset manager, mentre si è interrotta la tendenza alla riduzione del numero di partecipazioni di investitori italiani osservata nell’ultimo decennio. Queste alcune delle evidenze emerse dal IX rapporto Consob sulla corporate governance delle società quotate italiane. Secondo i dati dell’analisi emerge inoltre come a fine 2020 il modello tradizionale si conferma il più adottato dalle società quotate italiane, essendo solo tre le imprese che hanno scelto il modello monistico e solo una il dualistico. “Come negli anni precedenti, i consigli di amministrazione sono composti in media da 10 membri, metà dei quali indipendenti ai sensi del Codice di autodisciplina o del Testo unico della finanza (Tuf). Gli amministratori di minoranza, presenti in media in oltre il 51% degli emittenti quotati, sono più frequenti tra le società del Ftse Mib (73,5% dei casi) e del Mid Cap (83,3%)”, si legge dal rapporto.

Per quanto riguarda i consigli di amministrazioni si nota inoltre come a fine 2019, i componenti degli organi di amministrazione hanno un’età media di circa 57 anni, sono stranieri nel 6% dei casi e sono collegati all’azionista di controllo da legami familiari in più del 16% dei casi (amministratori family). Il 90% dei consiglieri è laureato e ha in prevalenza un profilo manageriale (66% dei casi). Novità rispetto all’anno scorso è anche il fatto che i membri degli organi di controllo sono in media più giovani di un anno, sono raramente stranieri, sono laureati in circa il 96% dei casi e sono professionisti/consulenti in più dell’85% dei casi.

Ma attenzione, perché le caratteristiche dei membri del board mostrano in media una certa variabilità a seconda del settore industriale, delle dimensioni della società e dell’azionista di riferimento. A fine 2019 gli amministratori delle società del Ftse Mib e delle imprese controllate da istituzioni finanziarie sono risultati essere per la maggior parte laureati e stranieri e con un profilo professionale manageriale.
Il maggior numero di accademici siede invece nei board delle società finanziarie e nelle imprese non controllate.

I consiglieri mediamente più giovani operano nel settore dei servizi e negli emittenti controllati da istituzioni finanziarie. Infine, gli amministratori family sono presenti più frequentemente nel comparto industriale e nelle società del segmento Star (22% circa), mentre la quota sul totale degli amministratori rimane costante intorno al 16%.

Focus l’organo di controllo, il report mostra come i membri con diploma di laurea figurano più frequentemente nelle società operanti nel settore dei servizi, negli emittenti a maggiore capitalizzazione e nelle imprese controllate da istituzioni finanziarie. E infine, per quanto riguarda i profili professionali, la quota maggiore di auditors con profilo manageriale è presente nelle Mid Cap, mentre gli accademici figurano più di frequente tra gli emittenti controllati da istituzioni finanziarie.

Per quanto riguarda le quote rosa, a fine 2020 la presenza femminile negli organi sociali degli emittenti quotati italiani raggiunge quasi il 39% degli incarichi di amministrazione e di controllo. I dati, che per gli organi amministrativi segnano il massimo storico, riflettono la prima applicazione della Legge n. 160/2019 che ha previsto di riservare al genere meno rappresentato i due quinti dell’organo per sei rinnovi a partire dal 2020, quota più elevata rispetto a quella di un terzo prevista dalla Legge Golfo-Mosca (legge 120/2011) per i tre rinnovi successivi all’agosto 2012. In applicazione della nuova legge, le 76 società che hanno rinnovato la composizione dell’organo amministrativo nel 2020 mostrano una presenza media di 4 donne, pari al 42,8% del board. La presenza femminile è in ogni caso solo marginalmente inferiore nelle altre società, non solo in quelle che hanno effettuato l’ultimo rinnovo in applicazione della Legge Golfo-Mosca, ma anche in quelle che in tale occasione non erano tenute ad applicare alcun criterio di riparto di genere (26 imprese, in cui le donne rappresentano il 35% del board), in quanto neo-quotate.

Per quanto riguarda il ruolo svolto, nel 2020 si conferma contenuta la presenza di donne nel ruolo di amministratore delegato (accade in 15 società, rappresentative di poco più del 2% del valore totale di mercato) e di presidente dell’organo amministrativo (26 emittenti pari al 18% della capitalizzazione complessiva, quasi la metà del dato per il 2019). In circa tre quarti dei casi le donne sono consiglieri indipendenti, in linea con gli anni precedenti. È però aumentata la presenza di donne nominate dai soci di minoranza in applicazione del voto di lista, registrando nel 2020 il numero massimo di 84 amministratrici, nominate in 67 società ad elevata capitalizzazione.

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