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QuattroR compra Trussardi? La trattativa continua

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Francesca Conti
Francesca Conti

21 Dicembre 2018
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’ingresso del fondo dovrebbe realizzarsi tramite un aumento di capitale da almeno 50 milioni di euro

  • L’intervento di QuattroR porrebbe un freno all’ondata di marchi italiani finiti in mano straniera

Sarebbero in fase avanzata le trattative per l’acquisizione della griffe italiana da parte della società di gestione del risparmio che investe in aziende domestiche in temporanea crisi. La famiglia Trussardi controlla attualmente il gruppo tramite la cassaforte Finos

Proseguono le trattative per l’acquisizione di Trussardi da parte di QuattroR. La società di gestione del risparmio indipendente, controllata dal top management, gestisce un fondo di oltre 700 milioni di euro specializzato in investimenti di equity in aziende domestiche in temporanea crisi. QuattroR ha da tempo manifestato il suo interesse e, secondo quanto riferito da fonti finanziarie, le trattative potrebbero essere vicine ad una conclusione. La società prenderebbe così il controllo della griffe che nell’esercizio 2017 aveva maturato ricavi per circa 24,2 milioni di euro e perdite per oltre 30,5 milioni. L’ingresso del fondo dovrebbe concretizzarsi attraverso un aumento di capitale da almeno 50 milioni di euro per rilevare l’80% circa di Trussardi. Secondo Pambianconews l’operazione sarebbe già stata siglata il 21 dicembre, ma QuattroR, contattata da We Wealth, ha replicato con un ‘no comment’.

La famiglia Trussardi controlla attualmente il gruppo tramite la cassaforte Finos, dove sono presenti i fratelli Tomaso, Beatrice e Gaia Trussardi. Sempre secondo quanto riferito da alcuni media, Gaia Trussardi uscirà completamente dalla compagine azionaria, mentre le quote in Finos di Maria Luisa Gavazzeni, madre di Tomaso, saranno diluite. A livello manageriale, invece, Massimo Dell’Acqua, primo direttore generale della griffe nominato due anni fa, dovrebbe abbandonare il proprio ruolo.

QuattroR – si legge sul sito del fondo – ha come mission il rilancio e lo sviluppo di aziende italiane con solide prospettive industriali e di mercato ma che si trovano in temporaneo squilibrio patrimoniale e finanziario. Ha la finalità di salvaguardare, rafforzare e rilanciare il patrimonio aziendale delle stesse, accompagnandole in un ritrovato percorso di crescita e internazionalizzazione, anche favorendo processi di consolidamento settoriale. Il fondo è promosso da Cassa Depositi e Prestiti, Inail, Inarcassa e Cassa Forense.

L’intervento di questa realtà italiana porrebbe un freno all’ondata di griffe italiane finite in mani straniere. Versace è diventato americano lo scorso settembre, passando nelle mani di Michael Kors. Gucci, a partire dal 1999 è passata nelle mani dei francesi di Kering insieme a Bottega Veneta. Francese anche Lvmh che comprende colossi del calibro di Dior, Givenchy, Kenzo, Louis Vuitton e Tag Heuer. Tra i marchi italiani in suo possesso c’è anche Fendi, acquisita sempre nel 1999 con una joint venture con il gruppo Prada. I proprietari di Valentino arrivano invece dal Qatar, mentre Testoni è da poco passata al gruppo di Hong Kong, Sitoy. Tra le aziende della moda che restano tricolore ci sono invece Giorgio Armani, Prada, Salvatore Ferragamo, Etro, Dolce & Gabbana e Tod’s.

Francesca Conti
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