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PwC, Unilikely to Pay in diminuizione

PwC, Unilikely to Pay in diminuizione

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

23 Maggio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Negli ultimi tre anni sono entrati nel mercato nuovi operatori introducendo un innovativo modello di business con un impatto diretto anche sulla gestione degli UtP

  • Nove tra le più importanti banche italiane sono state oggetto di procedure di liquidazione o misure di bailout. Una potenziale nuova fase di consolidamento del settore bancario potrebbe avviarsi

PwC ha pubblicato lo studio “The next big wave” dal quale emerge come gli Npe e gli Utp siano diminuiti nel triennio 2015-2018. La copertura delle Npe è aumentata dal 45 al 54% (dal 27,6% al 36% per gli Utp)

Il mercato dei “Non performing exposures” (Npe) è sceso da 341 miliardi a 180 miliardi di euro nel triennio 2015-2018. Gli unlikely to pay (Utp) seguono la rotta passando da 127 miliardi a 70 miliardi di euro. A dirlo è l’ultimo studio pubblicato da PwC, “The next big wave”. Al 31 dicembre 2018 è stato dunque rilevato come gli Utp siano scesi a 79miliardi di euro per valore lordo e di 51 miliardi di euro per valore netto, rispetto ai volumi di fine 2017 (rispettivamente pari a 94 miliardi di euro e di 66 miliardi di euro).

Sul versante dei regolatori, evidenzia il report, le recenti norme introdotte avranno un impatto massivo sia sulla gestione che sulla cessione degli Utp. La Bce richiederà infatti minime soglie di copertura sugli stock di Npe a partire dal 2020. La Commissione europea, attraverso il calendar provisioning, si aspetterà la copertura integrale delle Npe dopo 8/10 per i crediti garantiti e quattro anni per quelli non garantiti. L’Eba, mediante l’introduzione delle ultime linee guida sulla gestione delle Npe, definirà standard operativi e di governance più stringenti e di fatto potrebbe generare un’accelerazione dei loro processi di vendita. Da non sottovalutare infine l’applicazione del principio contabile Ifrs9 che ha introdotto i principi di “allerta preventiva” e di “forward looking” alla base della svalutazione dei crediti problematici, di fatto generando un incremento degli accantonamenti delle Npe.

Alessandro Biondi, co-head of Npl di PwC sottolinea come “gli Utp, più che un asset class indipendente, rappresentano uno stato temporaneo del debitore. Questo si traduce per le banche italiane in una maggiore difficoltà nel classificare e segmentare i propri portafogli Utp. Le banche infatti dovranno necessariamente riconciliare un approccio “single name”, cioè basato sulla specificità del singolo debitore Utp con un approccio di “cluster” e di portafoglio, se vorranno definire e individuare perimetri di Utp da gestire proattivamente o da cedere sul mercato”.

“È un dato di fatto che il mercato degli Utp sia ancora agli albori” sottolinea lo studio. Da un lato, le vendite di portafogli Utp completate nel 2018, escluse quelle realizzate nel contesto di salvataggi di istituti in amministrazione straordinaria, sono state limitate come numero di transazioni e di volumi. Le prime sei operazioni, per volume chiuse nel 2018 non superano i tre miliardi di euro di Gbv (marginali rispetto agli 80 miliardi di euro di transazioni di sofferenze nello stesso anno). D’altro lato, questi limitati portafogli passati di mano, non sono rappresentativi degli Utp ancora nei libri delle banche, essendo quasi esclusivamente garantiti da asset immobiliari e “quasi” sofferenze in termini di rischio sottostante e deterioramento del credito.

Il 2019

Nel 2019 i nuovi portafogli Utp si affacciano sul mercato e le transazioni annunciate si caratterizzano, rispetto allo scorso anno, per volumi lordi e presenza di crediti con sottostante industriale maggiore. Gli Utp rappresentano un asset class complessa e variegata anche per gli investitori. Una gestione efficace degli Utp, volta a riportare il debitore in bonis richiederà infatti forti e specifiche competenze tecniche oltreché capacità finanziarie per (ri)finanziare il debitore stesso.

La gestione degli Utp comporterà infatti non solo conoscenza del settore economico e del mercato di riferimento del debitore, solide competenze di ristrutturazione e turnaround e conoscenze legali, ma anche la capacità di provvedere al finanziamento del credito. In un mercato in crescita ed evoluzione, l’emissione di nuova finanza, necessaria per accompagnare il debitore Utp nel percorso virtuoso verso lo status di debitore in bonis, potrebbe realizzarsi mediante diverse strutture alternative: dalle forme più tradizionali di finanziamento diretto (da parte dell’investitore solo o in partnership con la banca originator dell’Utp), alle soluzioni più innovative e strutturate quali ad esempio il ricorso a fondi di ristrutturazione e cartolarizzazioni.

Giorgia Pacione Di Bello
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