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Nozze UniCredit-Mps: c'è chi dice no (tra gli azionisti)

Nozze UniCredit-Mps: c'è chi dice no (tra gli azionisti)

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Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri

07 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Sole 24 Ore: “netta contrarietà” all’operazione con Mps da parte di Del Vecchio, la Fondazione CariVerona e la Fondazione Crt

  • Reuters: “una delle fonti precisa come sia prematuro parlare di un patto ma sottolinea contatti tra azionisti accomunati dai timori rispetto a un matrimonio con la banca toscana”

Stando a nuove indiscrezioni, Leonardo Del Vecchio (Delfin), la Fondazione CariVerona e la Fondazione Crt – che sommati controllano il 5% di UniCredit – si sarebbero schierati contro la fusione tra i due istituti

Da diverse settimane, le potenziali nozze UniCredit-Mps sono sotto i riflettori del mercato. Ma per alcuni azionisti, il matrimonio tra i due istituti non s’ha da fare. Stando a nuove indiscrezioni riportate giovedì 7 gennaio 2021 dal Sole 24 Ore, all’interno dell’azionariato si starebbe consolidando un asse tra la Delfin di Leonardo Del Vecchio, la Fondazione CariVerona e la Fondazione Crt per la creazione di “nucleo stabile di azionisti con cui il board uscente potrà confrontarsi per definire il profilo del nuovo ceo (che sostituirà l’ad uscente Jean Pierre Mustier, ndr)”. Proprio da questa alleanza nascente – che in totale detiene circa il 5% dell’istituto bancario – sarebbe emersa una “netta contrarietà” all’operazione con Mps, vista dai soci come “una riedizione della fusione politica con Capitalia”, scrive il Sole, facendo riferimento a due incontri avvenuti tra Padoan, accompagnato dal presidente uscente Cesare Bisoni, e i rappresentanti delle due Fondazioni del Nord e della Delfin.

In giornata, un’ulteriore conferma sulle indiscrezioni è arrivata da due fonti vicine alla vicenda interpellate da Reuters. “Una delle fonti precisa come sia prematuro parlare di un patto ma sottolinea contatti tra azionisti accomunati dai timori rispetto a un matrimonio con la banca toscana, aggiungendo che una soluzione potrebbe essere quella di un’operazione alternativa” scrive l’agenzia di stampa.

Interpellata da We Wealth, Unicredit ha preferito non commentare la notizia. Va però ricordato che, a dicembre, a fronte dei timori su un’operazione a condizioni svantaggiose con Mps, un portavoce del Cda della banca aveva rassicurato gli investitori, affermando che il board di Unicredit “non accetterà mai alcuna operazione che possa danneggiare gli interessi del gruppo e in particolare la sua posizione patrimoniale”.

Sempre Reuters, mercoledì 6 gennaio, ha diffuso alcune indiscrezioni relative a un piano studiato dal Mef (primo azionista della banca di Siena, con il 64%) per facilitare la fusione tra le due realtà. In particolare, Amco, controllata al 100% dal Tesoro e guidata da Marina Natale, sarebbe pronta a rilevare 14 miliardi di Npl di UniCredit. Una cifra che – sommata al potenziale aumento di capitale di Mps (stimato tra i 2 e i 2,5 miliardi) e alle agevolazioni fiscali (Dta) per oltre 2 miliardi in caso di acquisizione – renderebbe l’operazione ben più appetibile per UniCredit, considerato che, al 30 settembre 2020, i non performing exposures (Npe) dell’istituto ammontavano a 22,7 miliardi di euro.

Virginia Bizzarri
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