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Non chiamateli millennial

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Redazione We Wealth
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08 Gennaio 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • “Generazione fiocco di neve” e “Me me me generation” sono due esempi delle etichette che i media hanno dato ai millennial

  • Nascono nuove categorizzazioni, che distinguono i millennial più attenti da quelli che lo sono meno

I nati tra il 1986 e il 1996 si sentono vittima di una narrativa che li descrive come più interessati a vivere alla giornata che alla pianificazione finanziaria. Secondo una ricerca del Center for generational kinetics la generazione y si sente molto più preparata di quanto sembri

Esistono due tipi di millennial: i me-llennial, che non si sentono preparati dal punto di vista finanziario e sono preoccupati dal loro futuro economico. E i mega-llennial, che sentono invece di essere in vantaggio sulla sfida della crescita. Secondo una ricerca del Center for generational kinetics, chi appartiene a questo secondo gruppo lavora, accumula risparmi, ma sente che la società non riconosce loro i giusti meriti e non accetta di essere categorizzato come la generazione che spende più in avocado che in tasse.

Da qualche tempo infatti la generazione millennial viene raccontata attraverso etichette non sempre lusinghiere: “Generazione fiocco di neve” e “Me me me generation” ne sono solo un esempio. Secondo questa descrizione i nati dal 1986 al 1996 sono sensibili ma pigri, superficiali e senza visione di lungo termine – ma soprattutto finanziariamente incapaci: vessati dai debiti dei prestiti studenteschi, come succede negli Stati Uniti, incapaci di sostenere l’aumento del costo della vita, della minaccia della recessione, o di pensare a un piano pensionistico alternativo. Si tratta certo di una generalizzazione non esaustiva: in molti prima del compimento dei 30 anni hanno già acquistato la loro prima casa e hanno messo le basi per la propria carriera.

Secondo la ricerca americana questo segmento non si sente rappresentato “dagli stereotipi negativi” e vuole prendere le distanze dal “tipico meme da social”. Non sorprende che (alcuni) millennial non vogliano essere definiti tali: proprio da questo nasce l’esigenza della sotto-categorizzazione rinominata ‘mega-llennial’.

“Concentrarsi solo su questi aspetti negativi – si legge nella ricerca – porta in genere a conclusioni sulla generazione y che in realtà non hanno un vero fondamento. Si trascurano, di conseguenza, quelli che potrebbero essere in futuro punti di forza negli anni a venire”.

La ricerca riporta anche che la probabilità di disturbo narcisistico della personalità è quasi tre volte più alta per i millennial che per i baby boomer, i millennial mostrano qualità che hanno maggiori ripercussioni sul lungo periodo: sono seri, positivi, accettando di altri e ottimista.

I millennial hanno anche destigmatizzato argomenti ‘tabù’ come la salute finanziaria e mentale. E hanno spinto le questioni relative ai pulsanti di scelta rapida in primo piano nell’agenda nazionale, come il debito del prestito studentesco e il progresso sociale.

Redazione We Wealth
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