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Mps, la banca più antica al mondo è anche la più rosa

Mps, la banca più antica al mondo è anche la più rosa

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Maria Giovanna Arena
Maria Giovanna Arena

27 Settembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Parla Stefania Bariatti, presidente della banca senese dove il 50% dei dipendenti è femminile e il 30% delle posizioni di responsabilità è occupato da donne

Se ci fossero state “Lehman Sisters” al posto di “Lehman Brothers” il mondo della finanza di oggi sarebbe diverso? Per Christine Lagarde, che si insedierà alla Banca Centrale Europea a novembre, questa possibilità esiste. Lagarde ha scritto sul blog Fmi, come riporta il New York Times, che, secondo alcune ricerche, una percentuale più elevata di donne nei consigli di banche e di agenzie di supervisione finanziaria è associata a una maggiore stabilità.

Le donne hanno finalmente infranto il famoso soffitto di cristallo nel mondo della finanza? We Wealth lo ha chiesto a Stefania Bariatti, presidente di Banca Mps, secondo la quale molto è stato fatto ma tanto resta ancora da fare. “Banca Mps non solo ha il primato di essere la banca più antica del mondo ma anche quello di essere stata la prima banca italiana ad assumere donne nel 1940”.

“Oggi le donne sono circa il 50% del totale dei dipendenti Mps, il 35% nel cda (5 membri su 14) e 2 sui 3 membri del collegio sindacale. Ma quello che conta veramente è vedere il ruolo delle donne all’interno di un’organizzazione: spesso sono concentrate nei ruoli legati alle risorse umane e all’amministrazione e troppo poco nelle funzioni legate ai servizi alla clientela, soprattutto di alta gamma, e alla gestione degli investimenti”.

“In Mps, ad esempio, il 30% delle posizioni di responsabilità è occupato da donne: è un dato positivo e che può crescere. Anche per questo la banca ha avviato un programma di iniziative di diversity management tra cui il progetto Diversity and Inclusion che punta anche alla leadership al femminile”, esordisce Bariatti.

Ma perché occuparsi di politiche di genere? “Non solo per una questione di giustizia, ma anche economica. Non dovrebbe essere più necessario ricordare l’articolo 3 della nostra Costituzione sulla pari dignità ed eguaglianza. Comunque, anche nella mia esperienza accademica, constato che le donne laureate sono tante ma che nel mondo del lavoro hanno più difficoltà rispetto agli uomini”.

“È uno spreco di risorse su cui si è investito in formazione: incentivare i talenti femminili darebbe accelerazione alla nostra economia. Per raggiungere questo obiettivo, però, è necessario lavorare in maniera congiunta e fare sistema. Condivido le norme che impongono obblighi di trasparenza sulle politiche di genere adottate dalle società: i cambiamenti culturali hanno bisogno di tempo”.

“Di recente Abi (Associazione Bancaria Italiana), di cui sono vicepresidente, ha promosso la Carta delle donne in banca, alla quale Mps ha immediatamente aderito, per valorizzare la diversità di genere. Ho sostenuto con forza questo progetto e mi aspetto molte sottoscrizioni nel settore bancario e finanziario”.

“La legge sulle quote rosa (Golfo-Mosca) ha contribuito a migliorare la situazione ma ora i risultati vanno consolidati. E si muovono in questa direzione iniziative come la proposta di prorogare questa legge e il codice di autodisciplina per le società quotate che propone, anche in assenza di norme cogeniti, iniziative finalizzate alle pari opportunità”, sottolinea Bariatti.

Le differenze di approccio ai temi finanziari tra uomini e donne esistono? “Non sono poche le ricerche che trattano questi argomenti come una pubblicata di recente in Francia e commentata da Le Monde, basata sui risultati di circa 200 ricerche accademiche. Emerge che le donne dichiarano un livello di avversione al rischio più elevato rispetto agli uomini, sarebbero meno sicure di sé, meno ambiziose e in generale con una cultura finanziaria più limitata. Emerge, però, anche che la gestione di un portafoglio di attività finanziarie da parte delle donne è improntato a una prudenza che può limitare i guadagni ma anche le perdite e alla fine non è detto che il rendimento sia inferiore”.

“Tutto questo spinge a concludere che le differenze (non solo di genere) possono essere un valore e che bisogna incentivare la leadership al femminile, non solo con iniziative limitate alla vita lavorativa”. Alcuni esempi di misure concrete di Banca Mps per aiutare la conciliazione tra lavoro e vita personale? “Il tema del sostegno alla famiglia è molto sentito dai dipendenti per questo è stato introdotto, ad esempio, MpSolidale un fondo interno alimentato da donazioni dei dipendenti di ore di permesso o quote della retribuzione”.

“Tramite il fondo, oltre 200 colleghi hanno potuto usufruire di circa 3 mila giornate per assistere i familiari senza essere costretti a ricorrere a permessi non retribuiti. Dal 2015, inoltre, Mps è partner di Valore D, associazione che oggi conta in Italia oltre 180 imprese partner con un impegno costante per l’equilibrio di genere e per una cultura inclusiva nelle organizzazioni. Mps è stata anche tra le prime banche ad attivare la Commissione Pari opportunità, commissione paritetica tra banca e organizzazioni sindacali , che ha il compito di monitorare i dati relativi all’occupazione femminile per individuare azioni condivise a supporto delle politiche gestionali di valorizzazione”.

“Mps, inoltre, ha introdotto nel corso degli ultimi anni la sperimentazione sullo smart working, grazie al quale i dipendenti possono lavorare da casa un giorno alla settimana. In rete la sperimentazione riguarda prevalentemente l’attività formativa. Infine è stato avviato un programma di reinserimento delle neomamme (e dei neopadri) con formazione specifica rivolta anche ai capi di queste risorse”, conclude Bariatti.

 

Maria Giovanna Arena
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