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Mercato del lusso: l'Italia perde aziende

15 Aprile 2019 · Giorgia Pacione Di Bello · 2 min

  • Le 100 aziende più importanti del lusso hanno generato vendite per 217 miliardi di dollari nel 2017. Dato in crescita rispetto al 2016 quando ci si era fermati a 212 miliardi di dollari

  • Le 24 aziende italiane hanno realizzato il 16% dei ricavi totali. Luxottica, prima delle italiane, si posiziona al quarto posto a livello globale

Secondo l’ultimo report pubblicato da Deloitte, il mercato del lusso italiano continua a perdere aziende all’interno della classifica delle Top 100. Nel 2017 ci sono 24 società italiane in classifica contro le 26 del 2016 e le 29 del 2015

Il mercato del lusso italiano perde aziende. Nel 2017, secondo il report “Global powers of luxury goods 2018” pubblicato da Deloitte ci sono 24 aziende italiane nella classifica delle Top 100. Rispetto al 2016 il numero di aziende è diminuito di due unità, passando da 26 a 24. Se però si confronta l’Italia con gli altri paesi si può notare come con (solo) 24 aziende nella Top 100 l’Italia rimane saldamente in testa alla classifica per il livello di presenza.

Analizzando nel dettaglio la classifica si nota come le 100 più grandi aziende di beni di lusso hanno generato vendite per 217 miliardi di dollari nel 2017 (dato in crescita rispetto al 2016 quando era pari a 212 miliardi di dollari), con una media di 2,2 miliardi di dollari per società. I cinque migliori player del lusso sono: LVMH Moet Hennessy Vuitton SE, The Estée Lauder companier Inc, Compagnie Financière Richemont SA, Luxottica Group spa e Kering SA. A tassi di cambio costanti, il tasso di crescita per i primi 100 player del settore è stato dell’1% (5,8punti percentuali in meno rispetto al 6,8% della crescita ottenuta da queste società nell’anno precedente).

Le società italiane del lusso

Le aziende italiane nella Top 100 realizzando il 16% dei ricavi totali globali. E Luxottica (la prima delle italiane) si posiziona al quarto posto, entrando nella Top 10. L’Italia risulta inoltre essere il Paese con il numero più elevato di società che sono presenti all’interno della Top 100, con una crescita composta (FY14-FY16) più elevata, tra le quali spiccano Valentino e Furla che si ritagliano un ruolo da protagonisti della classifica Top20 Fastest Growing Companies.

Le dimensioni

In termini di fatturato, il perimetro medio delle aziende italiane è pari a 1,4 miliardi di dollari. Per le realtà francesi il dato medio di riferimento – sempre in termini di fatturato – è di 5,8 miliardi. Negli Usa si parla di 3,4 miliardi di dollari. In Svizzera il dato medio sui ricavi si attesta poco sopra i 3 miliardi di dollari. Valori che risultano essere nettamente superiori a quelli italiani. In termini di volume medio, tuttavia, i gruppi italiani hanno valori superiori a quelli di Spagna (il doppio), Germania e Gran Bretagna, inserendo nel proprio mirino le multinazionali con sede in Cina. Il 2017 è stato un anno di crescita per il settore dell’abbigliamento e delle calzature (0,2%), e per borse e accessori (3,4%).

“Il mercato del lusso è reduce da un periodo di incertezza economica, caratterizzato dalle crisi geopolitiche del 2016: nonostante ciò, è stato raggiunto un fatturato annuo di 1 trilione di dollari alla fine del 2017”, ha affermato Patrizia Arienti, Deloitte Emea Region Fashion & Luxury Leader. “Se la crescita totale del mercato globale in futuro sarà a singola o doppia cifra dipenderà da molte variabili, inclusi i fattori geopolitici e il loro impatto sul turismo. Ciò che è certo è che la crescita per il mercato dei beni di lusso continuerà, a differenza di molti altri settori. Il fatto che, nella Top100, un’azienda su quattro sia italiana dimostra come il Made in Italy sia ancora un fattore competitivo di successo a livello globale: in futuro, la maggiore sfida che le aziende del lusso del nostro Paese saranno chiamate ad affrontare sarà essere in grado di coniugare tradizione ed esclusività del prodotto con strategie e modelli di business innovativi, finalizzati a rispondere alle mutate esigenze del consumatore”.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello
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