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Mediobanca, utile cala a 175,5 milioni nel trimestre

Mediobanca, utile cala a 175,5 milioni nel trimestre

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Francesca Conti
Francesca Conti

09 Maggio 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il risultato a 9 mesi si ferma a 626 milioni di euro rispetto ai nove mesi dell’esercizio precedente 681,9 milioni), segnando una flessione dell’8,2%

  • I costi di struttura aumentano da 813,3 a 852,8 milioni (+4,9%) con un cost/income del 45,3%

  • Mediobanca sta esaminando il dossier Kairos, “nella prospettiva, qualora possibile, di fare un accordo col management team basato su un progetto industriale forte”

  • Il private banking chiude i primi nove mesi finanziari con un utile netto di 32,1 milioni in aumento rispetto all’anno precedente (29,1 milioni)

Nei primi tre mesi dell’anno Piazzetta Cuccia registra un utile netto di 175,5 milioni, in calo rispetto ai 205,6 milioni registrati nello stesso periodo del 2018. Sui 9 mesi il risultato netto frena dell’8,2%, ma batte le attese degli analisti

Un terzo trimestre che riflette i “segnali contrastanti” provenienti dall’ambiente economico, come le “maggiori incertezze macro” e “un mercato dei capitali poco recettivo”. Mediobanca giustifica così, in parte, la frenata dei conti di gennaio-marzo 2019. L’istituto guidato dall’amministratore delegato Alberto Nagel chiude il primo trimestre dell’anno (il terzo secondo il calendario finanziario della banca) con un utile netto di 175,5 milioni di euro, in calo rispetto ai 205,6 milioni registrati nello stesso periodo del 2018. In calo anche il risultato a 9 mesi, che si ferma a 626 milioni di euro rispetto ai 681,9 milioni dei nove mesi dell’esercizio precedente, segnando una flessione dell’8,2%. Il risultato netto batte però le attese degli analisti, che stimavano un utile di 615 milioni.

“Tale rallentamento – assicura Mediobanca – non intacca il percorso di crescita del gruppo che registra, nei primi nove mesi dell’esercizio, ricavi in aumento del 4,6%” a 1.883,8 milioni “e un risultato operativo, al netto delle rettifiche su crediti, in crescita del 7%”. L’ultimo trimestre vede minori ricavi (-5%) a 607 milioni “a seguito di uno scenario contrastato: mercati in ripresa, ma prudenza delle banche centrali, livelli contenuti di attività corporate e persistente avversione al rischio delle famiglie”, spiega Mediobanca. Il trimestre “ha visto inoltre una minore attività corporate per le maggiori incertezze macro e un mercato dei capitali poco ricettivo”, sottolinea Piazzetta Cuccia. La raccolta aumenta nel trimestre da 50,8 a 52 miliardi, segnando una crescita su base annua dell’8% per i maggiori depositiCheBanca! (passati da da 14,4 a 15,2 miliardi) e Private (da 6,8 a 7,4 miliardi). I costi di struttura aumentano da 813,3 a 852,8 milioni (+4,9%) con un cost/income del 45,3%.

Le prospettive di Nagel sui prossimi mesi

Per l’intero esercizio 2018/2019 le attese di Mediobanca sono di una crescita dei ricavi “in linea” con quella al 5% registrata nei primi nove mesi. “Prevediamo dei ricavi che a fine anno abbiano una dinamica di crescita come mostrato nei 9 mesi”, ha spiegato l’amministratore delegato Alberto Nagel. Il numero uno dell’istituto di Piazzetta Cuccia ha annunciato inoltre che Mediobanca presenterà il nuovo piano industriale “tra metà e la seconda metà di novembre”. Il ceo di Mediobanca è intervenuto anche sul dossier Kairos. Per Nagel, Kairos, “come tutte le società che operano nel wealth management è una delle situazioni che stiamo esaminando, ma solo nella prospettiva, qualora possibile, di fare un accordo col management team basato su un progetto industriale forte”. Quanto a Fineco, invece, Nagel ha sottolineato che: “È una società di cui ammiriamo l’ad e il modello di business ma su cui non abbiamo nessun tipo di progetto o dossier”.

La divisione Private & Hnwi e asset management

Numeri positive per le divisioni di Piazzetta Cuccia dedicate agli High net worth individual e al risparmio gestito. “In un contesto di permanente bassa propensione al rischio della clientela, la divisione vede una raccolta netta positiva per circa 2,8 miliardi concentrata prevalentemente sui depositi (2,4 miliardi)”, spiega l’istituto. Il totale delle masse cresce nei 9 mesi da 41,3 a 43,1 miliardi, di cui 7,1 miliardi di depositi (+47,9% nei 9 mesi, incluso l’apporto di 500 milioni dell’ultimo trimestre), 29,3 miliardi di masse gestite e amministrate(+1,6% nei 9 mesi, +4,4% nei 3 mesi) e attivi in custodia stabili a 6,7 miliardi.

Nel dettaglio, il private banking chiude i nove mesi con un utile netto di 32,1 milioni in aumento rispetto allo scorso anno (29,1 milioni) cui concorre il maggior contributo di Ram (9 mesi contro 1 mese lo scorso anno) con ricavi per 28,5 milioni (4,3 milioni) e costi per 16,3 milioni (2,1 milioni). I ricavi aumentano del 12,5% (da 168,2 a 189,2 milioni) e riflettono le maggiori commissioni (+14,9%, da 128,5 a 147,6 milioni). Nell’ultimo trimestre si registrano nuovi flussi per 450 milioni, bilancio tra 950 milioni generati dal private banking e 500 milioni di uscite nell’alternative, ma l’effetto mercato degli ultimi 3 mesi (1,3 miliardi) dimezza il calo registrato a fine dicembre.

Il wealth management

Il wealth management di Mediobanca chiude i primi nove mesi dell’anno finanziario con un utile netto di 56 milioni in crescita del 9,2% rispetto ai 51,3 milioni dello stesso periodo del precedente anno finanziario. Questo, sottolinea l’istituto, dopo un aumento dei ricavi del 6,5% a 409,5 milioni e costi di struttura in salita del 5,4% a 322,4milioni.

CheBanca! resta “salda” con un utile di 23,9 milioni, in aumento del 7,7% rispetto ai 22,2 milioni registrati nello stesso periodo del 2018. L’apporto del private banking aumenta da 29,1 a 32,1 milioni. La raccolta netta (Nnm) dei nove mesi è stata pari a 5,1 miliardi, ben diversificata tra prodotti e canali, mentre le masse (Tfa) sono in crescita dell’8% a 68miliardi e fanno capo per 24,9 miliardi a CheBanca! e per 43,1 miliardi al private banking e alle società di asset management.

Francesca Conti
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