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Mckinsey, multa da mezzo miliardo in arrivo

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Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani

04 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • McKinsey, società di consulenza di fama internazionale, è stata multata per più di 500 miliardi di dollari nell’ambito della distribuzione di un farmaco oppiaceo

  • Negli Stati Uniti questa tipologia di farmaci sta diventando una piaga, con più di 400 mila persona morte per overdose associata negli ultimi vent’anni

  • La Purdue Pharma,  la società che produce il farmaco incriminato, l’OxyContin, sarà invece sanzionata per più di 8 miliardi di dollari

Mckinsey ha patteggiato: dovrà pagare una multa da 573 milioni di dollari per aver suggerito a Purdue Pharma di sovralimentare il motore di vendita dell’OxyContin

Il tema degli oppioidi è un tema che sempre più sta lacerando gli Stati Uniti d’America. Il numero di decessi ogni anno dovuto all’uso di oppioidi soggetti a prescrizione è quadruplicato tra il 1999 e il 2018. In questo arco temporale, secondo l’Us Centers for Disease Control and Prevetion, più di 232.000 americani, a cui è stato prescritto questo tipo di farmaco, sono morti per overdose, trenta volte i soldati statunitensi caduti in Iraq e in Afghanistan dal 2001. Una piaga in parte mossa dagli interessi delle grandi case farmaceutiche e a volte suggeriti da società di consulenza. L’ultima a salire sul banco degli imputati è la prestigiosa McKinsey.

Il colosso della consulenza newyorkese ha accettato di patteggiare con le autorità e pagare la cifra di 573 milioni di dollari, a seguito dell’accusa firmata da 49 stati di essere corresponsabile dell’epidemia da oppiacei che sta investendo gli Stati Uniti. Nello specifico McKinsey sarebbe rea di avere consigliato a Purdue Pharma, di proprietà della famiglia miliardaria Sackler, come aumentare le vendite di OxyContin, analgesico a base di oppio anche conosciuto come “l’eroina dei montanari”, secondo alcune stime causa di ben l’80% dei reati in alcune zone del paese.  Nella causa intenta dal procuratore del Massachusetts si legge che i consulenti di McKinsey avevano sollecitato i direttori di Purdue a considerare se “sovralimentare il motore di vendita”, invitando a fare pressione sui medici per maggiori prescrizioni. A dicembre scorso erano arrivate le prime scuse formali da parte della società, seppur rigettando le accuse di aver concorso al peggioramento della salute pubblica: “ammettiamo di non aver riconosciuto adeguatamente l’epidemia che si sta manifestando nelle nostre comunità e il terribile impatto dell’abuso di oppiacei”. Non è infatti la prima volta che McKinsey ha come clienti multinazionali farmaceutiche: già negli anni scorsi era stata criticata per lavorare con Johnson & Johnson, anch’essa ai tempi produttrici di oppiacei.

McKinsey pagherà immediatamente circa l’80% dei 573 miliardi di dollari, che saranno reindirizzati sui programmi di trattamento e a sostegno dei bilanci della polizia messi a dura prova dalla maggiore criminalità indotta dall’oppiaceo. Il resto verrebbe pagato in quattro anni. Per Purdue Pharma le cifre sono più alte. La società farmaceutica con sede a Stamford ha accettato di pagare più di 8 miliardi di dollari in un accordo penale e civile con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, ma la società rimane in trattative con diversi stati, contee e città. I membri della famiglia Sackler invece hanno accettato di pagare 225 milioni di dollari lo scorso autunno e sono in trattative per altri 3 miliardi di dollari.

Lorenzo Magnani
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