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Le indagini fiscali e il rischio reputazionale sulle imprese

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Sergio Sirabella
Sergio Sirabella

26 Ottobre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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Cosa succede in caso di notizie di indagini di evasione fiscale? Il valore della reputazione fiscale per le multinazionali e le personalità importanti

Warren Buffett, imprenditore ed economista, sosteneva la tesi che “ci vogliono 20 anni per costruirsi una reputazione e cinque minuti per perderla”. Le multinazionali quotate e non quotate e i personaggi famosi con importanti patrimoni sono molto attenti alla reputazione e alle conseguenze importanti che un accertamento fiscale o la sola notizia di un accertamento fiscale, soprattutto con riflessi penali-tributari, potrebbe avere sul business aziendale e sul patrimonio personale.

Per questo motivo è opportuno presidiare questo rischio al fine di evitare di veder compromessa la propria reputazione fiscale.
Naturalmente il rischio reputazionale in materia fiscalerappresentato dalla divulgazione della notizia sui media di un accertamento fiscale è differente se riguarda una multinazionale, una piccola/media impresa italiana o un individuo con un patrimonio rilevante.

La multinazionale con marchi molto noti ha un impatto reputazionale molto forte per il semplice motivo che il suo marchio è molto più conosciuto e, quindi, i numeri di cui parliamo sono solitamente molto più elevati. È anche vero, tuttavia, che la multinazionale magari ha maggiori strumenti di difesa dal punto di vista mediatico e, per il fatto di operare in più stati, ha la possibilità di limitare il rischio al singolo paese in cui si presenta, trovandosi in una situazione molto diversa rispetto a una piccola media impresa che opera soltanto in quattro cinque paesi con un corrispondente grado rischio maggiore.
Per le multinazionali che operano nel mercato “business to consumer” il tema è molto più importante perché l’effetto sul medio periodo potrebbe essere una riduzione del fatturato, legato per esempio al fatto ceh il consumatore percepisce che la società non ha adottato un comportamento sociale adeguato e quindi va punita.

In una piccola media impresa italiana che effettua transazioni “business to business” l’effetto di una verifica fiscale potrebbe avere un impatto sulla sua partecipazione a gare di bandi; per cui l’impresa potrebbe, quindi, esserne preclusa se ci sono delle passività fiscali rispetto allo stato in cui il bando è stato emesso. Ci possono essere, quindi, delle forti limitazioni che i singoli stati ovviamente possono porre in essere e che suggeriscono alle imprese di tenere comportamenti virtuosi nelle giurisdizioni in cui operano. La piccola media impresa ovviamente può avere un ulteriore impatto negativo nel momento in cui rifornisce un’azienda di marchi importanti con una grande reputazione. Se la notizia del suo accertamento fiscale, anche con riflessi penali tributari, viene resa nota, potrebbe facilmente capitare che le aziende ad alta reputazione, che ad esempio operano direttamente nei confronti dei consumatori che si riforniscono dall’impresa stessa, cambino fornitore perché non vogliono correre il timore di essere “contaminati” dal rischio fiscale del loro fornitore. La parte mediatica può essere, quindi, devastante per una azienda medio-piccola. Inoltre, se le aziende che esportano operano in diverse giurisdizioni e il loro comportamento viene valutato non solo dallo stato italiano, ma anche da tutti gli altri stati in cui operano, si verifica una potenziale moltiplicazione del rischio fiscale a seconda degli stati in cui l’azienda opera.

Il rischio reputazionale in materia fiscale rappresentato dalla divulgazione della notizia sui media di un accertamento fiscale per una persona molto nota al pubblico (sia che sia, uno sportivo o un attore, sia che sia un musicista, un ballerino, etc) potrebbe rappresentare una perdita già nel breve periodo degli sponsor e, quindi, dei contratti di sponsorizzazione che potrebbero rappresentare quasi la totalità per certi sport dell’intero guadagno.

Le aziende che sono più a rischio ovviamente sono le:

  1. aziende che operano sul mercato dei capitali, quindi, quotate o con ampia diffusione, per il semplice motivo che non gestiscono denaro proprio dell’azionista di maggioranza e sono, quindi, a risparmio diffuso;
  2. aziende multinazionali con marchi importanti;
  3. aziende che vendono al consumatore finale.

Tra le persone note al pubblico, invece, quelle che sono più a rischio sono gli sportivi e gli artisti in generale.

La tax reputation diventa, quindi, un asset intangibile e deve essere preservato e difeso come tutti gli asset intangibili dell’azienda. Per potersi difendere le aziende si avvalgono sempre di più dello strumento degli interpelli(ordinari, probatori, anti-abuso, disapplicativi, sui nuovi investimenti etc) e degli accordi preventivi (con principale riferimento ai seguenti ambiti: regime dei prezzi di trasferimento, determinazione dei valori di uscita o di ingresso in caso di trasferimento della residenza, attribuzione di utili o perdite alla stabile organizzazione, valutazione preventiva della sussistenza dei requisiti, che configurano una stabile organizzazione, erogazione o percezione di dividendi, interessi, royalties e altri componenti reddituali). Questi strumenti hanno sostanzialmente la caratteristica di congelare il tema è definire quello che è di solito un comportamento corretto e condiviso con l’amministrazione finanziaria.

Si può arrivare ai casi di ruling su specifiche tematiche, fino a dei ruling preventivi, cioè prima ancora che l’operazione venga instaurata, o addirittura al regime dell’adempimento collaborativo, quello che gli anglosassoni chiamano cooperative tax compliancee che il nostro ordinamento ha introdotto nel 2015 per i contribuenti di grandi dimensioni e che sostanzialmente consente una verifica continua da parte dell’Agenzia delle Entrate del comportamento fiscale del contribuente, mitigando contestualmente il rischio fiscale perché il suddetto rischio è presidiato dal contribuente in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate.

Il suddetto regime prevede diversi effetti di natura premiale per le imprese che intendono aderire al regime quali:

– Procedura abbreviata di interpello preventivo nell’ambito della quale l’Agenzia delle Entrate si impegna a rispondere ai quesiti delle imprese entro 45 giorni decorrenti dal ricevimento dell’istanza o della eventuale documentazione integrativa richiesta.

– Applicazione di sanzioni ridotte alla metà, e comunque in misura non superiore al minimo edittale, con sospensione della riscossione fino alla definitività dell’accertamento, per i rischi comunicati in modo tempestivo ed esauriente, laddove l’Agenzia delle Entrate non condivida la posizione dell’impresa.

– Esonero dal presentare garanzie per i rimborsi delle imposte dirette e indirette per tutto il periodo di permanenza nel regime.

Per le piccole e medie imprese in Italia sono stati istituiti prendendo spunto da esperienze straniere e, in particolare, dal Regno unito, gli Indici sintetici di affidabilità, con i quali l’Agenzia delle Entrate vuole favorire l’assolvimento degli obblighi tributari e incentivare l’emersione spontanea di redditi imponibili.

L’istituzione degli indici per gli esercenti di attività di impresa, arti o professioni, rappresenta un’ulteriore iniziativa che mira, utilizzando anche efficaci forme di assistenza (avvisi e comunicazioni in prossimità di scadenze fiscali), ad aumentare la collaborazione fra contribuenti e amministrazione finanziaria.

In particolare, gli indici sono indicatori che, misurando attraverso un metodo statistico-economico, dati e informazioni relativi a più periodi d’imposta, forniscono una sintesi di valori tramite la quale sarà possibile verificare la normalità e la coerenza della gestione professionale o aziendale dei contribuenti. Il riscontro trasparente della correttezza dei comportamenti fiscali consentirà di individuare i contribuenti che, risultando “affidabili”, avranno accesso a significativi benefici premiali.

Per le piccole e medie imprese è una sorta di certificazione fiscale condivisa con l’Agenzia delle Entrate; anche questo alla fine diventerà uno standard di mercato per le piccole e medie imprese sia quando operano nelle aree di gare e bandi sia quando operano con clienti di alto livello reputazionale, che per misurare il grado di affidabilità tributaria di un loro fornitore chiedono questo tipo di documentazione.

Un altro aspetto da tenere in considerazione con riferimento al rischio della reputazione fiscale è la governance che deve essere strutturata in modo da presidiare il suddetto rischio.

Con la cooperative tax compliance non si effettua soltanto un’analisi del control tax framework, vale a dire di tutte le procedure di presidio fiscale delle singole operazioni che la società svolgeva, ma si effettua anche il controllo sulla parte di quali siano i meccanismi di riporto delle varie funzioni aziendali. È chiaro che in un’azienda di grandi dimensioni è il tax directorche si occupa della posizione fiscale, ma a seconda di chi riporta c’è poi una responsabilità che arriva fino al consiglio di amministrazione. Per le grandi aziende credo che sia una necessità che ci siano dei comitati di controllo del rischio fiscale.

In un’azienda più piccola ovviamente la questione è molto differente e dipende ovviamente di solito dal direttore amministrativo e finanziario che svolge anche la funzione tributaria e che molto spesso è anche il consigliere d’amministrazione o comunque riporta al cda direttamente, cioè all’imprenditore o a chi ha la maggioranza delle azioni o quote della società.

Probabilmente anche per un’azienda più piccola è importante fare delle procedure che siano ufficializzate.

In una piccola-media azienda è chiaro che va un attimo ridimensionata la questione dal punto di vista del numero delle operazioni dei controlli da fare, mentre sul tema della governance l’unica differenza che c’è è che ci sono meno persone coinvolte, quindi, le funzioni sono più concentrate.

Naturalmente il fatto che le funzioni siano concentrate ovviamente può essere un pregio dal punto di vista di chi cerca il responsabile, ma può essere un difetto perché magari manca il confronto. Quello che il direttore amministrativo e finanziario veramente ha necessità è più un confronto su quello che succede, quindi, come affrontare una tematica mentre la linea guida diventa una conseguenza di una scelta fatta e condivisa con il consulente.

Quando invece si ha a che fare con un’azienda multinazionale, le figure che intervengono sono di più e spesso cambiano; è chiaro che la linea guida assicura la continuità di comportamento e, quindi, tendenzialmente una maggiore sicurezza che le procedure vengano comunque rispettate a prescindere dalla figura che le pone in essere.

Sergio Sirabella
Sergio Sirabella
Dottore commercialista, revisore legale, Adv. LL.M, Tep, academician della Tiaetl. Le sue aree di specializzazione comprendono: la tassazione delle operazioni di M&A e di riorganizzazione aziendale nazionale e internazionale, la tassazione degli strumenti finanziari e delle operazioni di finanza strutturata, la tassazione e la pianificazione dei patrimoni degli Hnwi, trust e fondazioni, la tassazione degli immobili, il transfer pricing e la fiscalità internazionale ed Europea.
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