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Italia, un mercato dei financial services sui generis

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

06 Dicembre 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Negli ultimi 10 anni banche e assicurazioni tradizionali hanno subito una significativa riduzione della loro redditività. Ora stanno gestendo percorsi di trasformazione e revisione dei modelli di business

  • Nuovi operatori con una forte specializzazione e modelli operativi innovativi hanno conquistato un ruolo rilevante attirando investitori industriali e finanziari (italiani e stranieri) grazie a Roe a doppia cifra

L’Italia ha le sue peculiarità finanziarie, rispetto agli altri paesi europei. Si parla dunque di un minor accesso al credito sia da parte dei privati che delle imprese, di una maggiore incidenza dei crediti deteriorati sullo stock totale di crediti, di un livello di ricchezza finanziaria delle famiglie più elevato e di una penetrazione più alta delle polizze vita

Minor accesso al credito da parte di privati e imprese, maggiore incidenza dei crediti deteriorati sullo stock totale e una ricchezza finanziaria delle famiglie alta sono le principali caratteristiche del mercato italiano dei financial services, che emergono dallo studio: “The italian financial services market competitive arena. How to get hight returns in financial services” pubblicato da PwC.

L’effetto combinato di questi fattori come il costo del rischio, il rallentamento del margine d’interesse, i nuovi competitor, e le regolamentazioni stringenti ha messo sotto pressione il modello di banca tradizionale. E se si guarda ai gruppi bancari generalisti italiani, si osservano livelli di redditività contenuti e lontani da quelli del 2007 (Rote inferiore al 6%), e soprattutto multipli di Borsa fortemente penalizzanti rispetto al book value (price to tangible book value pari a 0,3 x a giugno 2019), ovvero il segnale di aspettative ancora deboli da parte degli investitori.

Non solo le banche hanno avuto problemi ma anche le assicurazioni che hanno sofferto negli ultimi dieci anni, con una riduzione del Roe di settore dal 12,5% al 6,9%.

Per rispondere a queste difficoltà si stanno affermando player specializzati che operano nel wealth & nell’asset management o nei segmenti ad alto rendimento e/o a basso rischio del credito specializzato, con modelli di distribuzione basati su canali alternativi e modelli operativi flessibili. Questi operatori mostrano risultati di redditività robusti (Roe/ Rote > 14%), e una migliore valorizzazione del mercato rispetto alle banche tradizionali.

C’è, inoltre, grande fermento nel mondo “differentemente regolato” che ruota attorno ai financial services. Si parla dunque di specialisti che offrono servizi ad hoc per le banche e le assicurazioni, sfruttando il canale online e le crescenti esternalizzazioni favorite da un modello di banca/ assicurazione sempre più leggera e focalizzata sulla gestione dei processi core e hanno conseguito Roe superiori al 20% e p/b superiore a 4x.

L’ulteriore novità sono, infine, le banche native digitali (in alcuni casi con modelli ibridi) che si presentano al mercato come piattaforme aperte che danno ai loro clienti la possibilità di accedere a prodotti di terzi. Tali operatori, sebbene ancora in start-up (Roe negativi) hanno ricevuto valorizzazioni molto importanti dal mercato.

Giorgia Pacione Di Bello
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