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Gli investitori penalizzano in Borsa le quote rosa nei cda

Gli investitori penalizzano in Borsa le quote rosa nei cda

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Francesca Conti
Francesca Conti

27 Novembre 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Secondo lo studio pubblicato da Informs Organization Science il valore di mercato di un’azienda è diminuito in media del 2,3% per ogni donna inserita nel cda

  • Da quando le società hanno aggiunto una donna nel board – mostra lo studio – le società hanno perso redditività in Borsa per due anni consecutivi

  • Una parte dello studio suggerisce che il calo dei rendimenti in Borsa dipenda unicamente dai pregiudizi degli investitori

Sempre più studi dimostrano che la diversità di genere paga, anche in termini di rendimento. Secondo una nuova ricerca, tuttavia, gli investitori non la pensano così e anzi penalizzano le società che inseriscono donne all’interno dei propri board

Sempre più aziende in tutto il mondo stanno sostenendo con convinzione la teoria secondo cui le società che rispettano la diversità di genere avrebbero una marcia in più, anche nei profitti. Gli investitori, tuttavia, potrebbero essere meno convinti. Almeno quando si parla di aggiungere quote rosa nei consigli di amministrazione.

Uno studio ha analizzato i rendimenti in Borsa degli ultimi 14 anni di circa 1.889 aziende. La scoperta sembra contrastare i buoni propositi del mondo finanziario: quando le società hanno nominato delle donne all’interno dei propri board, i loro rendimenti in Borsa sono calati per due anni di fila. Il valore di mercato di una determinata azienda – ha rilevato lo studio – è diminuito in media del 2,3% per ogni donna inserita nel cda.

Nonostante ormai diversi studi abbiano dimostrato che una maggiore diversità di genere non abbia un effetto diretto sul rendimento delle attività di un’azienda, anzi, gli analisti sembrano penalizzare le società più socialmente responsabili. Lo studio è stato pubblicato da Informs Organization Science e ha coinvolto, tra gli altri ricercatori, Kaisa Snellman, professoressa di comportamento organizzativo presso la Business School dell’istituto di ricerca Insead (Institut européen d’administration des affaires) e co-autrice della ricerca.

“Non succede nulla al valore reale delle aziende”, ha sottolineato Snellman. “Sono solo le percezioni che cambiano”, ha aggiunto la ricercatrice. Una parte dello studio suggerisce infatti che il calo dei rendimenti in Borsa dipenda proprio dai pregiudizi degli investitori.

I ricercatori hanno chiesto ad alcuni senior manager di leggere dei comunicati stampa di fantasia che annunciavano la nomina di nuovi membri del consiglio di amministrazioni. Le dichiarazioni erano tutte uguali, tranne che per il fatto che alcune riguardassero la nomina di donne, altre di uomini. Il risultato? I partecipanti hanno dichiarato che – a loro giudizio – gli uomini si sarebbero interessati maggiormenti ai profitti e meno dei valori sociali, al contrario delle donne.

“Se qualcuno è di parte, è il mercato”, ha chiarito la ricercatrice. Snellman ha poi aggiunto che gli investitori dovrebbero prendere maggiormente in considerazione le aziende che inseriscono nei propri cda donne e minoranze etniche, “perché ci sono buone probabilità la società venga sottovalutata” dai mercati.

Francesca Conti
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