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Generali punta a crescere in Europa e nel risparmio gestito

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Francesca Conti
Francesca Conti

07 Maggio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il numero uno di Generali stima che l’utile derivante dal risparmio gestito dovrà “crescere a una velocità anche più alta rispetto al resto del business, tra il 15% e il 20%”

  • Con il piano strategico al 2021 Generali ha destinato 4,5 miliardi di euro ad acquisizioni nell’asset management e nei business con margini più elevati per aumentare gli utili

  • Secondo Donnet, “il mondo sta diventando sempre più complicato perché una compagnia di assicurazione piccola riesca a gestire tutta la regolamentazione”

Generali vuole rafforzare la propria presenza in Europa e nel risparmio gestito. Lo ha chiarito il numero uno del Leone di Trieste, Philippe Donnet, nel corso dell’assemblea di bilancio. Generali ha infatti “capitale e cassa per realizzare operazioni di acquisizione”

Il Leone di Trieste è pronto a espandersi con operazioni di acquisizione e punta su Europa e risparmio gestito. “Vogliamo rafforzare la nostra presenza in Europa e il nostro business nell’asset management”, ha dichiarato il numero uno di Generali Philippe Donnet nel corso dell’assemblea di bilancio. “Riteniamo che l’utile che viene da questo settore debba crescere a una velocità anche più alta rispetto al resto del business, tra il 15% e il 20%. Questo include anche eventuali opportunità di acquisizione”, ha aggiunto il ceo. “Abbiamo capitale e cassa per realizzare operazioni di acquisizione”, ha sottolineato Donnet.

Con il piano strategico al 2021 Generali ha destinato 4,5 miliardi di euro ad acquisizioni nell’asset management e nei business con margini più elevati per aumentare gli utili, sottolinea Reuters. “Sono convinto – ha continuato il ceo – che ci saranno opportunità in Europa, le guarderemo con disciplina sia dal punto di vista strategico sia da quello finanziario, sempre con l’obiettivo di aumentare il risultato per azione e di creare valore per gli azionisti”. Donnet ritiene “completato” il programma di cessioni e ottimizzazione geografica della compagnia, dopo che sono state vendute “circa dodici società di piccola o media dimensione, tutte società sotto la dimensione critica”. Se ce ne saranno altre, “non lo so, non è previsto, non c’è nessun progetto sul tavolo”, sottolinea. Ora, piuttosto, è tempo di acquisizioni.

Donnet non vede tuttavia “grandi movimenti” nel settore assicurativo, per quanto riguarda il consolidamento di grandi soggetti in Europa. Piuttosto, “in Europa ci sono 4.000 piccole e medie società di assicurazioni e il mondo sta diventando sempre più complicato perché una compagnia di assicurazione piccola riesca a gestire tutta la regolamentazione”. Per questo il Leone di Trieste si porrà come soggetto ‘aggregatore’. “Tutte queste piccole e medie società di assicurazione devono diversificare i loro asset e questo richiede competenza e non tutte possono permetterselo. Molte avranno interesse a integrarsi in gruppi assicurativi più grandi e di maggiore esperienza. Noi saremo uno di questi gruppi, avremo la capacità di aggregare, soprattutto in Europa e in Europa dell’Est”, spiega ancora il manager.

L’assemblea degli azionisti di Generali ha inoltre votato il nuovo cda della compagnia assicurativa: il 60,78% delle preferenze è andato alla lista di maggioranza presentata da Mediobanca e il 38,96% a quella presentata da Assogestioni. Confermati nel consiglio il presidente Gabriele Galateri e l’amministratore delegato Philippe Donnet, oltre a Francesco Gaetano Caltagirone, Clemente Rebecchini, Romolo Bardin, Paolo Di Benedetto, Alberta Figari, Diva Moriani, Lorenzo Pellicioli, Roberto Perotti e Sabrina Pucci. Escono invece Paola Sapienza e Ornella Barra, mentre fanno il loro ingresso Antonella Mei-Potchler e Ines Maria Lina Mazzilli. L’assemblea ha anche approvato il bilancio 2018 e la distribuzione del dividendo da 0,9 euro per azione.

L’assise di Trieste, che ha registrato un livello di affluenza record con il 55,876% del capitale complessivamente registrato, ha anche mostrato un aumento della quota del Leone in capo ai Benetton. Il gruppo ha infatti portato la propria quota azionaria al 4%, rispetto al 3,03% registrato dal precedente aggiornamento al 24 aprile. Le altre partecipazioni superiori al 3% sono quelle di Mediobanca al 12,92%, Caltagirone al 5% e Del Vecchio al 4,86%.

Francesca Conti
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