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Gender equality index: il 37% delle società sono finanziarie

Gender equality index: il 37% delle società sono finanziarie

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

29 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il Bloomberg gender equality index ha incluso quest’anno 380 aziende appartenenti a 11 settori produttivi, con una capitalizzazione di mercato combinata di 14mila miliardi di dollari e sede in 44 paesi e regioni

  • Cinque i pilastri considerati: leadership femminile e sviluppo dei talenti, parità retributiva di genere, cultura dell’inclusione, politiche contro le molestie e attività di promozione a favore dell’universo femminile

  • Poste Italiane: “L’impegno assunto per la promozione della parità di genere è coerente anche con gli obiettivi generali del Paese per una ripresa economica sostenibile e con quanto programmato all’interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza”

Il 37% delle società incluse nel Bloomberg gender equality index 2021 sono finanziarie. Cresce anche la presenza delle italiane, con un punteggio medio pari al 66,7%. In lista per il quarto e il terzo anno consecutivo anche Intesa Sanpaolo e Mediobanca

Mentre il tessuto imprenditoriale globale continua a fare i conti con gli strascichi della crisi pandemica, la “s” dell’acronimo esg (environmental, social, governance) rafforza la sua leadership. Soprattutto quando si parla di uguaglianza. Secondo Peter T. Grauer, presidente del Consiglio di amministrazione di Bloomberg, le aziende che forniranno un ambiente inclusivo e orari di lavoro flessibili saranno in grado di “ottenere un vantaggio competitivo”, in un contesto “significativamente mutato, forse per sempre”. Ma quali società si stanno incamminando verso la giusta direzione?

Secondo l’edizione 2021 del Bloomberg gender equality index, che ha incluso quest’anno 380 aziende appartenenti a 11 settori produttivi con una capitalizzazione di mercato combinata di 14mila miliardi di dollari e sede in 44 paesi e regioni, a tirare le fila del cambiamento sono soprattutto le società finanziarie, pari al 37% del campione. L’indice, in particolare, misura l’uguaglianza di genere sulla base di cinque pilastri: leadership femminile e sviluppo dei talenti, parità retributiva di genere, cultura dell’inclusione, politiche contro le molestie e attività di promozione a favore dell’universo femminile. L’obiettivo, si legge nel rapporto, è garantire una maggiore trasparenza nelle pratiche e nelle politiche di genere delle aziende quotate, incrementando il numero di dati ambientali, sociali e di governance a disposizione degli investitori.

Italia: 18 realtà segnalate su 380

In questo contesto, cresce anche la presenza delle italiane, con 18 realtà segnalate e un punteggio medio pari al 66,77%. All’interno dell’elenco figurano A2A, Acea, Astm, Enel, Falck Renewables, FinecoBank, Hera, Intesa Sanpaolo, Iren, Leonardo, Mediobanca, Nexi, Poste Italiane, Snam, Stmicroelectronics, Terna, Tim e Unicredit. Intesa Sanpaolo, in particolare, è stata inserita per il quarto anno consecutivo, con un punteggio pari all’82,1% (13,9 punti percentuali al di sopra della media del settore finanziario globale). Al terzo anno consecutivo, invece, Mediobanca, già inclusa nelle edizioni del 2019 e del 2020. “La creazione di un ambiente di lavoro inclusivo, in grado di favorire l’espressione del potenziale individuale, è per Mediobanca una leva strategica per il raggiungimento degli obiettivi organizzativi”, dichiara Alexandra Young, direttore risorse umane dell’istituto. “Per questo, il gruppo promuove da sempre le diversità, in tutte le sue accezioni, come fattore critico di successo a tutti i livelli aziendali”.

Sulla stessa linea d’onda anche Matteo Del Fante, amministratore delegato di Poste Italiane (per il secondo anno consecutivo nel Bloomberg gender equality index), che sottolinea come “la tutela delle diversità e l’inclusione” rappresentino un “pilastro chiave” della cultura aziendale e come l’impegno assunto per la promozione della parità di genere sia coerente “anche con gli obiettivi generali del Paese per una ripresa economica sostenibile e con quanto programmato all’interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che vede nella lotta alle disuguaglianze di genere un presupposto fondamentale”.

Rita Annunziata
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