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Fuga all’estero, italiani verso la crescita professionale

Fuga all’estero, italiani verso la crescita professionale

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

02 Settembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo l’Istat, negli ultimi cinque anni i deflussi netti di giovani con un’età media di 25 anni dovuti agli espatri sono oltre 244mila

  • Branch manager, export manager e site director sono i professionisti che oggi possono crescere di più professionalmente se decidono di fare un’esperienza lavorativa all’estero

  • Tra le mete più ambite degli expatriate italiani ci sono gli Stati Uniti, la Germania e il Nord Europa

Sempre più italiani abbandonano il Belpaese, ma quali sono le loro ambizioni? Tra crescita professionale o di carriera, i favoriti sono i branch manager, gli export manager e i site director. Gli Usa, la Germania e il Nord Europa spiccano in quanto mete ambite

Non più solo un’alta qualità della vita o un miglior work life balance (equilibrio tra sfera lavorativa e personale), ma una crescita professionale o di carriera: sono questi i fili conduttori che spingono sempre più italiani ad abbandonare il Belpaese alla ricerca di nuove opportunità lavorative all’estero.

Tra desiderio di indipendenza e un Paese che tarpa le ali, i giovani spesso vengono supportati anche dalle stesse aziende, che ne richiedono il trasferimento offrendo dei sistemi di welfare che permettono eventuali spostamenti familiari.

Gli ultimi dati dell’Istat a tal proposito parlavano chiaro. Nel 2017 i laureati italiani che hanno deciso di fuggire dalla propria terra madre sono circa 28mila. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, infatti, negli ultimi cinque anni i deflussi netti di giovani con un’età media di 25 anni dovuti agli espatri sono oltre 244mila, di cui il 64% con un titolo di studio medio-alto.

Ma quali sono i Paesi che offrono maggiori opportunità di carriera e quali sono i profili professionali più fortunati? A dare una risposta (e una speranza) ai giovani (e non) italiani è Hunters Group, holding attiva sul mercato dal 2005, costituita da tre divisioni specializzate nel recruitment e nell’head hunting. Secondo la società di ricerca e selezione del personale, a dover volare verso l’estero sono principalmente i branch manager, gli export manager e i site director. Ad attrarre le attenzioni dei branch o country manager sono gli Stati Uniti e la Germania, ma anche la Russia, che custodisce ampio spazio per i giovani talenti italiani e offre loro dei percorsi di carriera particolarmente rapidi. Orientati verso gli Stati Uniti sono anche gli export manager che, tuttavia, ambiscono altresì ai paesi del Nord Europa, caratterizzati da mercati in forte crescita e altrettanto fortemente attratti dal Made in Italy. Quanto ai site director, infine, tutti gli occhi sono puntati verso la Francia, la Germania e i Balcani, soprattutto nel settore “construction” a causa della diminuzione dei cantieri nei paesi lontani considerati molte volte ad alto tasso di pericolosità.

Non bisogna dimenticare, tuttavia, che non sempre il desiderio di trasferimento all’estero deriva da una scelta obbligata dalla carenza di opportunità lavorative nel Belpaese. “Decidere di andare a lavorare all’estero è un’opportunità importantissima, sia per le aziende sia per i candidati – spiega Joelle Gallesi, sales & operation director di Hunters Group – Non dimentichiamo che decidere di trasferirsi può rappresentare un modo per far evolvere la propria posizione anche all’interno della stessa azienda o per fare un’esperienza che, senza alcun dubbio, arricchisce notevolmente il proprio curriculum”. Insomma, non solo una crescita professionale all’estero, ma anche un modo per ottenere nuove e importanti opportunità nel caso di un’eventuale rientro in patria. “Chi ha trascorso un periodo di lavoro fuori dall’Italia, ha solitamente maggiori opportunità di ottenere stipendi più alti e ruoli con maggiori responsabilità”, conclude Joelle Gallesi. Un input da non poco.

Rita Annunziata
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