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Efpa, salgono a 6mila i consulenti finanziari certificati

05 Giugno 2019 · Stefania Pescarmona · 3 min

  • Marco Deroma, presidente Efpa Italia, a ridosso della nuova edizione dell’Efpa Italia Meeting 2019: “Quest’anno è stato particolarmente intenso per la fondazione, ma anche ricco di soddisfazioni”

  • Cresce la sensibilità da parte di professionisti e intermediari nell’affidare la certificazione delle proprie conoscenze e competenze a un ente indipendente e rinomato per i suoi elevati standard qualitativi

  • Durante l’Efpa Italia Meeting 2019 di Torino ci si soffermerà sull’evoluzione del mercato descrivendo quali sono le tendenze in un’ottica di medio/lungo periodo e come tradurle al cliente, aiutandolo nel suo passaggio da risparmiatore a investitore, a pianificatore

  • Si assisterà a una progressiva specializzazione della figura del consulente, chiamato ad avere un’ampia infarinatura orizzontale per poi specializzarsi nelle materie e negli ambiti che più rispecchiano il suo perimetro di operatività

Nell’ultimo anno sono stati rilasciati 600 nuovi certificati. L’obiettivo è di raggiungere quota 8mila nel 2022. Intervista a Marco Deroma, presidente Efpa Italia, a ridosso dell’inizio del nuovo Efpa Italia Meeting 2019 di Torino

Conto alla rovescia all’inizio del nuovo Efpa Italia Meeting 2019, l’evento dedicato ai professionisti certificati Efpa (European financial planning association) che si terrà il 6 e 7 giugno a Torino. We Wealth ha chiesto al presidente Marco Deroma di anticipare i punti salienti dell’evento e di tracciare un bilancio del suo primo anno di presidenza.

 

Dottor Deroma, da poco più di un anno è al vertice di Efpa, come sono andati questi mesi?

Quest’anno è stato particolarmente intenso per la fondazione, ma anche ricco di soddisfazioni. Nonostante alcuni istituti bancari abbiano incontrato delle difficoltà a livello di bilancio, alle quali sono seguiti piani di ristrutturazione e riorganizzazione interna che hanno portato a una riduzione del personale certificato e non, siamo fieri di poter dire che i numeri della Fondazione hanno continuato a salire. Chiudiamo infatti quest’anno avvicinandoci a quota 6mila professionisti certificati e con una percentuale di nuovi certificati (600 in un anno) che ha più che compensato le criticità di alcuni istituti, confermando la presenza di una certa sensibilità da parte di professionisti e intermediari nell’affidare la certificazione delle proprie conoscenze e competenze a un ente indipendente e rinomato per i suoi elevati standard qualitativi.

 

Quali gli obiettivi di fine mandato e quali le strategie che metterà in atto per raggiungerli?

Quantitativamente parlando, l’obiettivo è quello di chiudere il mio mandato arrivando a lambire o addirittura superare quota 8mila professionisti certificati. Il traguardo è sfidante ma raggiungibile. Se da un lato riscontriamo interesse nello sviluppo di programmi di certificazione sia a livello Eip – European financial practitioner, sia a livello Efa – European financial advisor, dall’altro stiamo continuando a lavorare alacremente per incrementare la nostra collaborazione con reti, istituti bancari e con gli enti formativi. Questo per permettere ai professionisti che desiderano conseguire l’attestazione Efpa di poterlo fare in pieno allineamento con le certificazioni valide e riconosciute anche internamente dalla propria rete o banca.

 

Tutto è pronto per l’avvio del nuovo Efpa Italia Meeting 2019: potrebbe anticiparci alcuni punti salienti?

L’industria degli intermediari finanziari ha dovuto trovare nuove risposte a meccanismi ormai consolidati. A oltre un anno dall’entrata in vigore di Mifid2, pur non avendo ancora visto a pieno l’impatto e la forza del cambiamento che la normativa sarà in grado di portare, è evidente che alcuni nodi rimangono ancora da dipanare. Si attende soprattutto la pubblicazione dei rendiconti con l’esplicitazione dei singoli indici di spesa per i servizi correlati all’investimento e l’effetto che tale presa di consapevolezza avrà sui comportamenti e sulle attitudini dei clienti. Durante il meeting ci si soffermerà sull’evoluzione del mercato descrivendo quali sono le tendenze in un’ottica di medio/lungo periodo e come tradurle al cliente, aiutandolo nel suo passaggio da risparmiatore a investitore, a pianificatore. Ad aprire la seconda giornata sarà la presentazione della nuova edizione della ricerca, condotta a livello europeo in collaborazione con Finer, sul ruolo ed evoluzione del consulente finanziario e financial planner in Europa. A presentare i risultati saranno Nicola Ronchetti, fondatore di Finer, e Emanuele Carluccio, presidente di Efpa Europe.

 

In uno scenario in cui si chiede sempre di più di avere una conoscenza a 360 °, come saranno i CF del futuro? Tuttologi o specialisti? Quali le sfide che dovranno fronteggiare?

Il concetto di “olismo” si applica molto all’idea che si ha della consulenza finanziaria del futuro. Con la pubblicazione del regolamento intermediari Consob, in recepimento di Mifid2, sono stati introdotti standard minimi di conoscenza e competenza che i professionisti, siano essi adibiti all’erogazione di informazioni in ambito finanziario o a fornire un vero e proprio servizio di consulenza, devono dimostrare di possedere. L’ampiezza dei temi con i quali queste figure devono dimostrare familiarità chiarisce come il mondo della consulenza stia ormai ultimando il suo passaggio da una retorica finanziaria a una patrimoniale, più completa e adeguata nel seguire il risparmiatore nei vari passaggi della sua vita e nel perseguimento dei suoi obiettivi. Pretendere un tipo di preparazione approfondita a 360° è tuttavia alquanto utopistico. Per questo ritengo che si assisterà a una progressiva specializzazione della figura del consulente, chiamato ad avere un’ampia infarinatura orizzontale per poi specializzarsi nelle materie e negli ambiti che più rispecchiano il suo perimetro di operatività.

 

Nella vecchia diatriba tra enti certificatori e banche che fanno sia formazione che certificazione (con un rischio di conflitto di interesse), si sono fatti dei passi in avanti?

L’indirizzo del legislatore, anche se avremmo desiderato una posizione più decisa in termini di conflitto d’interessi, è chiaro: sarà il mercato a determinare il modello di certificazione vincente. Non è pensabile, infatti, che il regolatore, almeno per il momento, riveda la sua posizione e decida di introdurre l’obbligo di separazione tra l’ente adibito alla formazione e quello incaricato di certificarla e sarà dunque il mercato a doversi esprimere a riguardo.
Efpa Italia si presenta agli intermediari con serietà, un respiro internazionale ed un’ottima reputazione e questi aspetti rappresentano il miglior biglietto da visita per il mondo dell’intermediazione finanziaria all’interno del quale esistono ampi spazi di crescita per Efpa Italia. In altre parole, vogliamo raccogliere la sfida per diventare il principale player delle certificazioni in Italia.

 

Ultima domanda: la Mifid2 ha posto molta attenzione oltre che sulla formazione anche sulla trasparenza dei costi. Qual è il suo punto di vista considerando che una maggiore attenzione ai costi rischia di penalizzare la qualità del servizio?

Trasparenza e formazione possono essere facilmente individuati come i due principali cambiamenti introdotti da Mifid2. Per la sostenibilità della professione è fondamentale che tutte le parti coinvolte comprendano l’importanza del legame tra questi due concetti. È corretto infatti che il cliente sia pienamente consapevole di quali sono le voci di costo che compongono le spese correlate all’attività di investimento, così come è vitale garantire che si interfacci con professionisti preparati e competenti in grado di offrire un servizio di qualità e dall’elevato valore aggiunto. È naturale pensare che nella completa trasparenza dei costi di servizio, si corra il rischio di vedere una certa propensione da parte dei clienti ad affidarsi a chi costa di meno, innescando una corsa al ribasso nelle commissioni a scapito dei margini. Sta al consulente finanziario riuscire a trasmettere al cliente il proprio valore, in modo che l’asticella venga posta su standard elevati e non solo si preservi, ma si innalzi la qualità del servizio.

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
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