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Economie emergenti, la top 5 targata Azimut

Economie emergenti, la top 5 targata Azimut

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Gloria Grigolon
Gloria Grigolon

29 Ottobre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Emergenti, è tempo di investire. Ma con nuove evidenze alla mano. Alta crescita della popolazione, bassi rapporti di market cap ed una rivoluzione infrastrutturale che porterà a brillare settori noti e non. Quali sono le regioni sulle quali è meglio concentrare la propria attenzione? L’opinione degli esperti nel corso di Azimut Libera Impresa Expo

Pechino, Nuova Delhi e Brasilia. Istanbul, Giacarta e Il Cairo. Fermo restando l’interesse per l’acronimo Brics, la platea dei mercati emergenti si sta ampliando, includendo al suo interno economie “nuove”. Più che chiedersi se convenga o meno investire in mercati emergenti, è opportuno domandarsi su quali paesi sia meglio orientarsi e quando sia il giusto momento per entrare. Ne hanno parlato gli esperti di Azimut, nella due giorni Azimut Libera Impresa Expo, in programma il 29 e 30 ottobre a Milano.

Brasile: ready to take off?

Materie prime, energia rinnovabile ed un settore agricolo in forze che ha guidato il Brasile in una prima fase di ripresa economica. Dopo gli episodi di corruzione, scandali, inflazione e gente in strada a protestare, da ormai un triennio il Brasile ha attuato una serie di riforme volte a risanare le fondamenta economiche. Tra le principali, la revisione del sistema fiscale, controlli più stringenti sulle transazioni, nuova liquidità nel sistema e potenziamento dei fondamentali.
Analogamente, dopo un periodo di pesanti licenziamenti ed un alleggerimento dei sistemi di governance, il mercato del lavoro ha ricominciato a muoversi.
“Il peggio è ormai alle spalle” ha commentato Cassiano Ciampone, partner and responsible for investor relations Az Quest, che ha però ammonito circa la composizione dell’indice di riferimento. Esso “tiene infatti troppo in considerazione alcune grandi realtà, escludendone altre maggiormente interessanti”.

Turchia: if not now, when?

“Le cattive notizie provenienti dal mercato turco sono già state ampiamente scontate dal prezzo degli asset”, ragione che dovrebbe spingere gli investitori a considerare la piazza di Istanbul come potenzialmente interessante. A precisarlo è Murat Salar, vice presiden Azimut portfoy.
Nonostante il calo degli investimenti legato anzitutto ai disguidi interni, la Turchia rimane la diciassettesima economia più grande al mondo. Non solo: mentre il debito pubblico dell’Europa si aggira attorno al 60% del Pil, quello turco si attesta al 30% circa. Nonostante la volatilità di breve legata anzitutto al binomio bassi prezzi del petrolio, lira turca in apprezzamento, il mercato della Marmara presenta sulla carta interessanti opportunità. “Il momento di prendere posizione sui titoli turchi” ha concluso Murat Salar “è adesso”.

Egitto: the hidden gem

Nuove infrastrutture, nuove strade, nuovi trasporti, una rete elettrica potenziata e tecnologie più sofisticate. L’Egitto è oggi la quarta più performante economia tra i mercati emergenti, con un Pil annuo del +5,5%, un tasso di crescita della popolazione dell’1,7% ed una posizione cardine nello scacchiere internazionale, tra Africa Europa ed Asia. La ricerca di autosufficienza nell’approvvigionamento di gas ha inciso positivamente sulla produzione del Paese, che ha iniziato a sfruttare nuovi pozzi nel Mediterraneo.
Con una capitalizzazione di mercato del 14% su Pil contro il 154% dell’India, l’azionario egiziano non sembra arrestare la sua crescita, cresciuto sette volte tanto rispetto al 2013, nonostante la sottoperformance (poi recuperata) registrata nel 2018.Tra i comparti di spicco della regione, oltre all’oil & gas, anche quello dei pagamenti elettronici, in rapida crescita, il farmaceutico e il real estate.

Cina: framing the change

Guerra commerciale? Sì, ma non è tutto. Esordisce così Stefano Chao, Shanghai General manager Az investment management. “A livello di esportazioni nette, l’export cinese pesa sull’economia di Pechino solo il 3%”. Circa due terzi della domanda in Cina, inoltre, è legata al consumo domestico, che svincola così la potenza del Dragone dalla dipendenza straniera.
A far riflettere è per lo più, invece, il mercato interno. In Cina vi sono oggi 240 milioni di macchine, un ritmo di crescita che non sarà sostenibile in futuro e che ha spinto i venture capitalist ad agire: nel 2018 per la prima volta la Cina ha superato gli Stati Uniti per somme investite. Tra i settori chiave dell’economia del Dragone, il comparto tecnologico occupa la prima posizione, ma, ha precisato Chao, non solo a livello di grandi nomi. Alcune delle realtà più promettenti vi sono le più piccole realtà che creano il tessuto locale, che offrono maggiori possibilità di generare alpha.
In termini di mercato, il rapporto market cap su Pil cinese si attesta oggi attorno al 40%. Quello Statunitense? È al 130%.

Asean: new perspective on Asia

Per l’associazione delle nazioni del sud-est asiatico parlano i numeri: “L’area Asean ospita oggi 638624 milioni di persone” ha riportato Hwejaan Ng, Singapore senior portfolio manager Az Investment management Singapore. Con una duplice postilla: da un lato, Asean, che unisce in sé le economie di Indonesia, Filippine, Singapore, Thailandia, Vietnam, Malesia e che rappresenta la regione con la terza maggior forza lavoro al mondo; dall’altro, l’età media della sua popolazione, che si attesta oggi a 29 anni, per lo più acquirenti online (il 25% del totale). Su cosa puntare per il futuro? Largo ai millennials e alle loro preferenze di acquisto.

Gloria Grigolon
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