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Donne, record nei cda del Ftse Mib ma solo una è ad

Donne, record nei cda del Ftse Mib ma solo una è ad

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Francesca Conti
Francesca Conti

30 Aprile 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • I cda delle 36 società facenti parte dell’indice di Piazza Affari sono composti mediamente al 36% da donne

  • Le donne con ruoli esecutivi all’interno dei cda sono 6, di cui una ceo e una presidente esecutivo

  • Il compenso variabile di un amministratore delegato nel 2018 è stato pari in media a 545mila euro

Uno studio di Mercer mostra come, tra le principali società del Ftse Mib, sia sempre più elevato il numero di donne all’interno dei board. Ma tra queste sono ancora poche le top manager

Nei consigli di amministrazione delle società quotate sul Ftse Mib, non sono mai state registrate così tante donne come nel 2018. Ma di queste, solo una è amministratore delegato. È una delle evidenze dell’ormai tradizionale studio annuale di Mercer sui compensi degli amministratori delle principali società quotate sul mercato italiano, giunto alla settima edizione. L’analisi di Mercer mostra come i cda delle 36 società facenti parte dell’indice di Piazza Affari, siano composti mediamente al 36% da donne.

Il dato è in costante crescita rispetto al 34% del 2017, al 32% del 2016, al 29% del 2015 e al 23% del 2014. Il trend positivo, nato in primis da sollecitazioni normative, ora ha a che fare con le raccomandazioni del codice di autodisciplina e la diffusione di una maggiore cultura della diversity. E a proposito di diversity, lo studio di Mercer mostra una crescita della presenza femminile nei board: sono 6 le donne con ruoli esecutivi all’interno dei cda, e per la prima volta nella ricerca si rileva, oltre che un’ad, anche un presidente esecutivo donna in carica nel perimetro del campione.

composizione dei cda per genere dei componenti nel 2015, 2016, 2017 e 2018
composizione dei cda per genere dei componenti nel 2015, 2016, 2017 e 2018

L’analisi della società di consulenza si sofferma poi sulle retribuzioni degli amministratori delegati. Con un 2018 debole per il Ftse Mib, lo studio mostra una sostanziale continuità, o una lieve flessione, nelle remunerazioni dei ceo. Mercer sottolinea la sempre maggiore sofisticazione degli strumenti di incentivazione variabile, tanto da rendere sfumato il tradizionale binomio breve e lungo termine. Anche in materia di politiche retributive, risulta evidente la sempre maggior presenza delle tematiche Esg e un forte attivismo degli investitori istituzionali, da cui nasce un maggior rilievo sull’importanza della comunicazione con tutti gli stakeholders.

Nel dettaglio, la remunerazione fissa assegnata agli amministratori delegati nel corso del 2018 ha evidenziato stabilità rispetto all’anno precedente con riferimento alla fascia centrale (-1%) e al terzo quartile (-2%) del mercato. Al contrario sono decresciuti percentualmente i valori dei compensi fissi per il primo (-8%) quartile di mercato. Quasi la totalità delle società analizzate da Mercer nel 2018 ha effettivamente pagato una retribuzione variabile annuale. A fronte del conseguimento degli obiettivi di performance dei propri vertici, Mercer ha registrato valori inferiori in merito all’ammontare del variabile annuale erogato.

In termini di valore mediano, il compenso variabile di un amministratore delegato nel 2018 è stato pari a circa 545mila euro. I dati dimostrano quindi una tendenza inequivocabile: nell’equilibrio tra incentivazione di breve e lungo termine, la sempre maggiore ibridazione tra gli strumenti fa sì che il focus si sposti su quest’ultima, così che la maggior parte dell’incentivazione variabile degli executive sia connessa a performance di medio-lungo termine.

“In un 2018 caratterizzato dalla debolezza dell’indice Ftse Mib, dal mutato perimetro del panel e dalla successione a figure che avevano caratterizzato la storia economica recente del Paese, la nostra ricerca ha mostrato il riflettersi di queste tendenze sui compensi complessivi”, commenta Marco Valerio Morelli, amministratore delegato di Mercer Italia. “D’altra parte – prosegue – registriamo invece con favore numerosi segnali che attestano come i criteri Esg (environmental, social, governance) siano entrati a pieno titolo tra le metriche all’attenzione dei board italiani”.

Francesca Conti
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