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Donne di cuori e di denari

Donne di cuori e di denari

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Fabrizio Fornezza
Fabrizio Fornezza

27 Novembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Le sfide che attendono la famiglia nella gestione sostenibile dei risparmi, nel medio lungo termine, passano per una valorizzazione dei talenti di genere. Soprattutto di quelli femminili

Le sfide della famiglia sono – da qui al prossimo futuro – articolate e richiedono un approccio molto diverso dal passato. Quella della valorizzazione del capitale nei periodi di basso sviluppo, ad esempio. Quelle imposte da una gestione attiva dell’allungamento della vita, che implicano sia i temi di protezione che quelli di progettazione del futuro, per garantirsi una vita di qualità, sana e ricca di opportunità nel medio-lungo periodo. Ci sono sfide per i giovani, altre per la popolazione che matura (ed invecchia).

Su questo punto ogni tanto i nostri senior ci stupiscono: spesso nelle ricerche emergono quasi più progettuali dei giovani. Non foss’altro per la maggiore sensibilità nella percezione del tempo: per loro il tempo è poco per fare tutto. Ma non dimentichiamo le sfide per i giovani e le loro famiglie: il dare una prospettiva al capitale umano rappresentato dai giovani, piuttosto che gestire attivamente il nuovo ciclo offerto dal mercato del lavoro, certamente più discontinuo e non più lineare come in passato.Sono tutti aspetti che la famiglia percepisce, ma che sembrano entrare a fatica nella testa e nelle pratiche legate alla gestione del denaro e degli investimenti.

Fa tenerezza ascoltare nei focus group, durante le ricerche di mercato, investitori che raccontano come loro, in fondo, cerchino “solo” un prodotto a rischio basso, su un orizzonte temporale non lungo, con un guadagno tutto sommato modesto, purché positivo. Se queste sono le aspettative dei nostri investitori – e stiamo parlando di profili di buon livello – siamo molto lontani dal riuscire a mettere assieme, in una prospettiva realistica, le buone pratiche con i bisogni reali e progettuali della famiglia.

L’impermeabilità per comparti, ovvero: i problemi di lungo periodo affidati alla scaramanzia (o poco più) ed il risparmio agli orizzonti di breve termine, cercando la mission impossible del lucro senza rischio, sembra anche figlia del forte imprinting maschile nella gestione del denaro. Secca dirlo, ma il pensiero per comparti, magari verticali, molto profondo ma delimitato è tipicamente maschile. È anche il suo forte, peraltro: offre al pensiero maschile una capacità spesso superiore di trovare soluzioni pratiche in contesti specifici. Ma sulle sfide di medio lungo, questo pensiero sembra poco attrezzato a fornire soluzioni.

Esiste un’altra forma di pensiero che potrebbe aiutare di più le famiglie in questa prospettiva? Il modo di pensare femminile, ad esempio, sembra offrire qualche chance in più, sicuramente in una direzione diversa e complementare al pensiero maschile.

La donna – ci ricorda la recente uscita del Monitor Agos dedicato a questo tema in occasione del mese dell’educazione finanziaria – certamente ha voce in capitolo sulla gestione del risparmio, ma non sembra esserne la protagonista. Anche perché in parte si sottrae al ruolo, preferendo, soprattutto quando in coppia, delegare al compagno. Una divisione in ruoli della gestione del denaro famigliare di per sé non rappresenta un problema: può essere funzionale nell’attuale complessità dei compiti sociali che spettano alla famiglia e all’individuo. Tuttavia, questo minor protagonismo della donna sul tema degli investimenti rappresenta forse una perdita di opportunità. Perché se è vero che il futuro è la vera sfida della famiglia – avere e mettere in atto soluzioni sostenibili nel medio e lungo termine – il campione del futuro, chi ha un talento naturale per il pensiero prospettico, è proprio la donna. L’uomo come detto ha altre doti, un pensiero più tecnico operativo. Ma il talento femminile del pensiero sistemico e prospettico è sprecato se non si applica anche alle attuali sfide della gestione del denaro. Purtroppo, questo talento difetta di allenamento. Manca la formazione, il training. Manca la confidenza nella gestione delle soluzioni tecniche adatte a gestire il futuro. La donna va in ansia con maggiore facilità se deve applicarsi al tema tecnico degli investimenti. Non ama il rischio e percepisce ogni investimento come un rischio, mentre la conservazione statica – anch’essa rischiosa, tanto più in periodi di tassi negativi – non viene percepita come tale. Un bias cognitivo grave.

Ma questo non è un prodotto della biologia, bensì dell’educazione. Quando si studia il processo di apprendimento e formazione della donna in materia finanziaria, emerge subito come la sua formazione sia più dipendente dal circuito famigliare: sua madre, il suo compagno. A confronto, la figura maschile ha una formazione più articolata: è presente spesso il padre, ma affiancato dal consulente bancario o finanziario; da una formazione scolastica o di autoformazione più tecnica e scientifica. Lo stesso gap si registra sulle fonti di informazione: è l’uomo che legge e parla di finanza (in prevalenza). La donna parla al massimo con i suoi famigliari che ne sanno di più, o quanto meno danno l’impressione di saperne di più. Malgrado questo divario e questa ritrosia, la cultura femminile, la sua visione di genere sarebbe molto importante per le sfide della famiglia italiana. Perché come detto, alla donna non va insegnato come pensare il futuro o come agganciarlo ai bisogni della famiglia, ma “solo” come usare bene gli strumenti per gestire il denaro nella prospettiva di medio lungo.

Mentre la formazione di cui avrebbe bisogno l’uomo, attuale gestore spesso degli investimenti è quasi speculare: a lui andrebbe insegnato il senso del futuro, un compito non semplice per chi ha altri talenti. Si tratta di insegnare al gestore di genere maschile a pensare ad una connessione del futuro – e degli investimenti – con i bisogni della famiglia, staccandolo da una visione troppo tecnica e meccanicistica del capitale famigliare (quale prodotto, quale rendimento). Aspetti importanti, certo, ma solo se inseriti in una giusta strategia al servizio della famiglia.

Questa dialettica fra uomo e donna in fondo dimostra quanto sia ricco il nostro capitale umano, di uomini e donne, quando riusciamo ad usarlo al meglio per le capacità ed i talenti di cui ciascuno è portatore. Una dialettica che troviamo perfettamente rispecchiata anche quando studiamo i consulenti uomini e donne. Le consulenti donne – in media, ci dicono le ricerche – sono più attente, centrate e brave nel gestire i soldi nella prospettiva dei bisogni famigliari. I consulenti uomini sono più focalizzati sulla tecnicalità finanziaria, amano di più il loro lavoro di gestori di portafoglio (e potrebbe non essere un complimento, non me ne vogliano i colleghi consulenti), conoscono a menadito prodotti, andamenti, mercati. Ma di fronte alla necessità di essere meno gestori e più consulenti della famiglia, ogni tanto cadono in una sorta di afasia. Molti vivono la difficoltà di farsi capire; difettano un poco – non tutti, ci mancherebbe – di quella sensibilità che va oltre la soluzione finanziaria ed entra nel mondo dei sogni, dei bisogni e dei progetti. Quella sensibilità che a una donna consulente difficilmente manca.

In sintesi: abbiamo bisogno di più donne (ma anche uomini e famiglie) che non solo pensino al futuro ed alle persone, ma che sappiano tradurre questi bisogni in soluzioni finanziarie sostenibili. Se i talenti su cui contare sono soprattutto quelli femminili, per il senso del futuro e della centratura sulle persone, possiamo solo dire che abbiamo veramente bisogno di donne più versatili che allo stesso tempo sappiano essere contemporaneamente “donne di cuori” e donne di denari.

Fabrizio Fornezza
Fabrizio Fornezza
Sociologo, imprenditore, ricercatore sociale e di mercato. Laureato in Scienze Politiche e Sociali all’Università di Milano, dal 2015 è presidente di Eumetra Monterosa, l’istituto italiano di ricerca sui temi del mutamento sociale e dell’innovazione.
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