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Crescono gli investimenti nell’open banking, anche in Italia

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Redazione We Wealth
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28 Maggio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • In Italia il 44,8% degli istituti finanziari dichiara di spendere oltre 100 milioni di euro in open banking

  • La metà degli intervistati afferma di aver incrementato gli investimenti rispetto al 2019

  • “Gli istituti italiani hanno compreso come si tratti di un fattore chiave per la crescita dei guadagni e un importante supporto per l’engagement di nuovi clienti”, commenta Marie Johansson di Tink in Italia

Due istituti finanziari europei su tre dichiarano di aver incrementato i propri investimenti nell’open banking. E anche i dati italiani confermano questo trend. Per chi lascia il freno tirato, la mancanza di domanda da parte dei clienti è vista come il principale ostacolo, insieme a una scarsa conoscenza del settore

Mentre sono dispiegati in prima linea sul fronte delle misure di sostegno alla liquidità di famiglie e imprese, gli istituti finanziari europei volgono lo sguardo verso le opportunità offerte dall’open banking. Anche nell’attuale fase di emergenza. Secondo uno studio di Tink in collaborazione con YouGov, che hanno intervistato 290 dirigenti finanziari appartenenti a 12 paesi, gli investimenti nel settore sono cresciuti tra il 20 e il 29% rispetto allo scorso anno.

In particolare, due terzi degli intervistati dichiara di aver incrementato il proprio budget, mentre solo il 10% sostiene che gli investimenti abbiano conosciuto un rallentamento. In media, a livello europeo gli istituti finanziari spendono tra i 50 e i 100 milioni di euro in open banking, ma il 44,8% degli intervistati dichiara di superare i 100 milioni.

L’Italia cavalca l’onda del trend europeo: la metà dei dirigenti afferma di spendere nelle strategie di open banking più di 100 milioni di euro, il 30% fino a 50 milioni e il 16,7% meno di un milione. Per quanto riguarda invece coloro che sostengono di aver incrementato gli investimenti rispetto allo scorso anno, la percentuale si ferma al 50%, contro la media europea del 63%.

“Gli istituti italiani hanno compreso come si tratti di un fattore chiave per la crescita dei guadagni e un importante supporto per l’engagement di nuovi clienti – commenta Marie Johansson, country manager di Tink in Italia – Oggi, mentre affrontiamo le sfide legate ai nuovi assetti disegnati dal covid-19, è essenziale più che mai che le istituzioni finanziarie continuino a privilegiare lo sviluppo di casi d’uso innovativi di open banking e supportino i loro clienti in nuovi modi, fornendo servizi finanziari di nuova generazione attraverso i canali digitali”.

Customer experience al centro

Ma dove sono diretti i budget dei dirigenti finanziari? Il miglioramento della customer experience guadagna la cima della classifica, raccogliendo il 53% degli intervistati. Il 40%, invece, si rivolge alla modernizzazione dell’it e all’ottimizzazione dei processi. Per chi invece tiene ancora il freno tirato sul settore dell’open banking, le motivazioni sono differenti. Il 47% degli istituti finanziari vede la mancanza di domanda da parte dei clienti come il principale ostacolo agli investimenti, il 40% parla di una scarsa conoscenza interna sul tema, mentre il 37% punta il dito contro le restrizioni normative.

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