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Crediti deteriorati ai tempi del covid

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Redazione We Wealth
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12 Maggio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Prevista una diminuzione della competizione da parte degli investitori internazionali nei processi di cessione dei crediti deteriorati

  • I settori più colpiti sono quello turistico, quello retail e quello dei trasporti

  • I flussi di incasso del mese di marzo per alcuni operatori hanno conosciuto una flessione del 10%

Secondo un report di Ey, l’incertezza di mercato legata alle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria ha portato a un rallentamento nella gestione dei portafogli di crediti deteriorati. Nel peggiore dei casi la contrazione dei recuperi potrebbe sfiorare il 20%. Eppure, potrebbero sorgere anche delle opportunità

Il blocco delle attività per effetto delle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica rivela i propri effetti anche sul mercato dei crediti deteriorati. Secondo un sondaggio di Ey che ha coinvolto i principali esponenti del settore, l’incertezza di mercato ha generato un rallentamento nella gestione dei portafogli npe (non performing exposure) e la cancellazione di una parte delle cessioni già programmate. Ma quali sono le previsioni nel breve e nel lungo periodo e quale contrazione dei recuperi ci si attende nel 2020?

Secondo quanto riportato dallo studio, i bank npe investor notano dunque un rallentamento di alcuni processi, anche se l’obiettivo generale è quello di restare sul mercato con un’ottica di medio-lungo termine. D’altra parte, “ci si attende che il covid-19 possa portare con sé anche diverse opportunità”, si legge nello studio. In particolare, nel medio periodo gli esponenti del settore prevedono una diminuzione della competizione da parte degli investitori internazionali nei processi di cessione, spinta in alcuni casi dallo spostamento verso asset class più liquide e in altri dai maggiori rendimenti attesi.

Inoltre, gli incentivi fiscali introdotti dal decreto “cura Italia”, inerenti alle cessioni di crediti promosse dalle banche tradizionali entro la fine dell’anno, rappresenterebbero un’ulteriore spinta verso la ripresa delle transazioni. “Le recenti misure governative sono state accolte positivamente dagli operatori, ma si ritengono necessarie iniziative volte a snellire le procedure giudiziali e a velocizzare la distribuzione dei riparti dei capitali giacenti nei tribunali”, commenta Erberto Viazzo, partner e Italy tas fso leader di Ey.

I settori più a rischio

Gli operatori bancari intervistati evidenziano come la gestione della crisi economica sanitaria abbia avuto degli effetti in particolare sul settore alberghiero, sul commercio al dettaglio, l’intrattenimento, la ristorazione, l’automotive e i trasporti. Eppure, sostengono di aver subito un impatto marginale sul valore dei loro portafogli, “legato principalmente al posticipo temporale di alcuni incassi”, continua lo studio.

La contrazione dei recuperi potrebbe sfiorare il 20%

In merito, invece, a un’eventuale contrazione dei recuperi, gli esponenti del settore ritengono che potrà variare a seconda delle caratteristiche dei singoli portafogli, come lo stato di lavorazione, la natura del credito e la collocazione geografica degli asset di garanzia. Se i flussi di incasso del mese di marzo hanno conosciuto una flessione del 10% per alcuni operatori, la contrazione mensile dei recuperi nei prossimi mesi potrebbe toccare nella peggiore delle ipotesi il 20%.

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