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Covip: fondi pensione dimezzati in 20 anni

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

24 Giugno 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • A fine 2019 in Italia c’erano 33 fondi negoziali, 41 fondi aperti, 70 piani individuali pensionistici (Pip) e 235 fondi preesistenti

  • Gli uomini rappresentano il 61,9% degli iscritti alla previdenza complementare (il 73,4% sono indirizzati ai fondi negoziali). Le donne rimangono dunque ancora indietro, rispettando la tradizione ormai consolidata da anni

La Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) ha evidenziato come negli ultimi 20 il numero dei fondi pensione si sia dimezzato. Intanto, sono 8,3 milioni gli iscritti ai fondi pensione integrativi nel 2019 (+4% sul 2018), ma il 26,4% non ha versato contributi nell’anno

In 20 anni il numero dei fondi pensione si è dimezzato passando da 739 a 380. Questo quanto emerge dalla relazione annuale della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip) secondo cui a fine 2019 in Italia c’erano 33 fondi negoziali, 41 fondi aperti, 70 piani individuali pensionistici (Pip) e 235 fondi preesistenti.

Alla fine del 2019, gli iscritti alla previdenza complementare, sottolinea il rapporto, erano circa 8,3 milioni, in crescita del 4% rispetto all’anno precedente, con un tasso di copertura del 31,4% sul totale della forza lavoro.  Gli iscritti ai nuovi Pip sono circa 3,3 milioni (3,1 milioni quelli ai fondi negoziali, più di 1,5 milioni chi ha preferito i fondi aperti e circa 600mila quelli dei fondi preesistenti).

Il report sottolinea anche come gli uomini rappresentano il 61,9% degli iscritti alla previdenza complementare (il 73,4% sono indirizzati ai fondi negoziali). Le donne rimangono dunque ancora indietro, rispettando la tradizione ormai consolidata da anni. Oltre a una diversità di genere continua a esserci anche un gap generazionale. E infatti la distribuzione per età vede la prevalenza delle classi intermedie e più vicine al pensionamento. Il 52,9% degli iscritti ha infatti tra i 35 e i 54 anni e il 29,5% almeno 55 anni. Le fasce più giovani non sono dunque minimamente presenti. Per quanto riguarda l’area geografica, il report, sottolinea come la maggior parte degli iscritti risiede nelle regioni del nord (57%).

Se si sposta il focus sulle risorse accumulate dalle varie forme pensionistiche complementari, si nota come a fine 2019 queste siano state pari a 185 miliardi di euro (+10,7% rispetto al 2018). Somma da non sottovalutare dato che risulta essere pari al 10,4% del Pil e al 4,2% delle attività finanziarie delle famiglie italiane.  I contributi incassati nell’anno sono stati pari a 16,2 miliardi di euro: 5,3 miliardi provengono dai fondi negoziali (+5,3%), 2,2 dai fondi aperti (+8,2%), 4,5 dai nuovi Pip (+4,9%) e 4,2 dai fondi preesistenti. Il report sottolinea anche come i contributi per singolo iscritto ammontano mediamente a 2.700 euro nell’arco dell’anno. Il 25% degli iscritti contribuisce con meno di 1.000 euro. La percentuale sale al 30,6% nei fondi negoziali per effetto di un’ampia platea di lavoratori che versano il solo contributo contrattuale. Il 14,9% degli iscritti versa invece tra 1.000 e 2.000 euro e il 10,8 % tra 2.000 e 3.000 euro. Gli iscritti che nel corso dell’anno non hanno effettuato versamenti contributivi sono complessivamente 2,2 milioni (26,4 % del totale rispetto al 2018). La metà, 1,1 milioni di soggetti, non versa invece contributi da almeno quattro anni.

Ma dove vengono allocati gli investimenti fatti dai fondi pensione? Se si escludono le riserve matematiche presso imprese di assicurazione e i fondi interni, si nota la prevalenza della quota in obbligazioni governative e altri titoli di debito (58%, con un calo di 0,8 punti percentuali rispetto al 2018). Di questi il 20,6% sono titoli di debito pubblico italiano (contro il 21,2 nel 2018). In aumento al 18,9% ci sono invece i titoli di capitale (erano il 16,5% del 2018) e le quote di Oicr, che balzano dal 13,8 al 14,8%. I depositi si attestano al 6,5%. E gli investimenti immobiliari, in forma diretta e indiretta, presenti quasi esclusivamente nei fondi preesistenti, sono circa il 2,2% del patrimonio (-0,5 % rispetto al 2018). Nell’insieme, il valore degli investimenti dei fondi pensione nell’economia italiana (titoli emessi da soggetti residenti in Italia e immobili) è di 40,3 miliardi di euro. La parte da leone è fatta dai titoli di Stato che rappresentano la quota maggiore (30,9 miliardi di euro). Gli impieghi in titoli di imprese domestiche rimangono dunque marginali, riflettendo anche la struttura del tessuto industriale italiano e il livello complessivamente limitato della capitalizzazione del mercato azionario nazionale.

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