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Il coronavirus (forse) ferma anche Ubi - Intesa

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Teresa Scarale
Teresa Scarale

24 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • L’incontro del patto di sindacato è saltato a “data da destinarsi”

  • Il comitato degli azionisti di riferimento di Ubi, circa il 18% del capitale societario, ha definito “irricevibile” l’Ops di Intesa

  • Nel tardo pomeriggio arriva anche il no del “patto dei mille”. Non è detta però l’ultima parola, ecco perché

L’emergenza sanitaria del coronavirus fa saltare anche gli incontri previsti nell’ambito dell’offerta pubblica di scambio Intesa – Ubi. A che punto è quindi la trattativa?

L’emergenza sanitaria del coronavirus ferma anche il patto di sindacato Ubi che si sarebbe dovuto tenere nella serata del 24/2/2020 per discutere dell’Ops di Intesa Sanpaolo. I vertici rendono infatti noto che, “in ottemperanza alle disposizioni del Ministero della Salute e della Regione Lombardia”, hanno deciso di rimandare alla prima data utile possibile l’incontro. La decisione fa seguito a quella della chiusura momentanea della filiale Ubi Banca di Codogno, focolaio del virus. Al momento non è stata dunque comunicata nessuna nuova data.

 

Intesa – Ubi, il punto della situazione

Il comitato degli azionisti di riferimento (Car) di Ubi, rappresentanti circa il 18% (17,7%) del capitale societario, hanno definito “irricevibile” l’offerta pubblica di scambio volontaria e totalitaria di Ubi.

Il ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina però, non si è scomposto. Il prezzo offerto resta quello proposto. L’offerta valorizza Ubi a 4,86 miliardi di euro, con un premio del 27,6% rispetto ai valori di Borsa di venerdì 14/02/2020. Vale a dire, per ogni 10 azioni Ubi ne saranno corrisposte 17 Intesa Sanpaolo di nuova emissione).

Gli azionisti di riferimento dell’istituto guidato da Victor Massiah lamentano che i valori economico-patrimoniali dell’offerta non sarebbero adeguati. Rispetto al valore della banca “c’è un patrimonio netto, basta vedere il bilancio”, ha specificato Mario Cera, rappresentante del comitato di presidenza del Car. In particolare il Car ha ritenuto l’offerta di Intesa inferiore del 40% al valore del patrimonio netto di Ubi.

Il “no” del Patto dei mille

Nella prima serata del 24/02/2020 è arrivato però lo stop del Patto dei mille, aggregazione sindacale che raggruppa l’1,6% del capitale di Ubi Banca. Per il Patto dei mille la valutazione di Intesa sarebbe in difetto di 1,5-2 miliardi di euro. Per ora la Borsa continua a considerare basse le chance di un rilancio, valutando le azioni Ubi con un piccolo premio rispetto al concambio. Ubi ha infatti chiuso a 3,836 euro (-6,5%) a fronte dei 3,713 euro espresso in azioni Intesa (-5,7%).

I soci bergamaschi in una riunione telefonica hanno ribadito che il concambio (17 azioni Isp contro 10 Ubi) “sottovaluta significativamente il valore intrinseco del titolo Ubi e non considera adeguatamente le sue prospettive reddituali. Il comitato direttivo ritiene, pertanto, che l’operazione proposta non tuteli adeguatamente gli interessi dei soci di Ubi“.

Gli stessi aggiungono poi che “sotto il profilo industriale, il comitato direttivo ha inoltre rilevato che l’operazione proposta avrebbe conseguenze negative sul capitale umano, vero punto di forza di un istituto di credito, nonché sul ruolo centrale di Ubi quale storica banca del territorio, anche alla luce dell’ipotizzata cessione di sportelli bancari a un altro istituto. Queste considerazioni si basano sulle informazioni disponibili allo stato attuale, non essendo ancora stato presentato da Banca Intesa il prospetto informativo alla Consob”.

Gli spiragli

Non si tratta però dell’ultima parola. Tra i mandati che il patto di sindacato si è dato infatti c’è anche quello di “trasmettere una filosofia di successo sostenibile, nell’interesse dell’impresa bancaria e dei suoi vari stakeholder e favorire lo sviluppo e quindi la crescita di Ubi quale solida banca italiana. Indipendente, profittevole e a forte vocazione imprenditoriale, con attenzione ai valori tradizionalmente perseguiti e agli interessi socio-economici dei partecipanti tutti”.

All’interno del comitato degli azionisti di riferimento vi sono due fondazioni, i due soggetti che hanno le quote più pesanti. Si tratta della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo (5,9%) e della Fondazione Banca del Monte di Lombardia (3,9%). Intesa Sanpaolo ha a sua volta nel capitale fondazioni di primo piano, sempre mantenendo ottimi rapporti con le fondazioni di origine bancaria. “Le fondazioni sono strategiche nel capitale per l’italianità della banca e per la visione di lungo termine che garantiscono”, ha detto confermato l’ad Carlo Messina.

E’ vero che Intesa “non ha intenzione di interloquire coi singoli azionisti”, come ha dichiarato Messina in conferenza stampa. Ma non è escluso che possa andare incontro alle esigenze degli enti territoriali.

Intesa – Ubi (e il coronavirus): le prossime mosse

Ferma restando la spada di Damocle del coronavirus, bisognerà attendere come si esprimeranno gli azionisti bresciani riuniti nel Sindacato azionisti di Ubi Banca “a data da destinarsi”. Questi ultimi rappresentano l’8,4% del capitale.

Dopo il “no” del Car e dei Mille, il diniego degli azionisti bresciani creerebbe una minoranza di blocco tale da impedire a Intesa, una volta chiusa l’ops, di votare la fusione.

Vedono con favore l’ops le agenzie di rating Fitch, Moody’s e S&P, le quali hanno messo sotto osservazione i rating di Ubi in vista del possibile rialzo legato al suo ingresso in “un gruppo più forte” qual è Intesa.

Teresa Scarale
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