PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Consulenza indipendente in attesa di una classe di fondi ad hoc

06 Maggio 2019 · Livia Caivano · 3 min

  • In totale gli iscritti all’albo dei consulenti finanziari indipendenti a inizio maggio sono 150

  • Attesi per la fine del 2019 circa 300 consulenti

Cresce il numero degli iscritti all’albo professionale dei consulenti indipendenti. Secondo Luca Mainò (Consultique), però, la svolta si avrà quando le Sgr istituiranno una classe di fondi rivolta ai clienti dei consulenti fee only, così come esiste già per la clientela istituzionale e retail

I numeri della consulenza indipendente continuano a crescere. Passi da gigante per una figura professionale che fino a pochi mesi  fa non era neanche riconosciuta a livello giuridico ma secondo Luca Mainò, fondatore di Consultique e neo-vice presidente di AssoSCF, la consacrazione si avrà solo le società di gestione del risparmio – alcune in Italia già lo fanno – includeranno nelle classi di fondi anche quelle della loro clientela. Con costi più alti di quelli dedicati alla clientela istituzionale ma inferiori della clientela retail.

Dal 1 dicembre a oggi in totale gli iscritti all’albo dei consulenti finanziari indipendenti sono 150. “Come abbiamo detto diverse volte, la procedura di iscrizione all’albo è abbastanza complessa. Per compilarla, in Consultique abbiamo creato un servizio dedicato in modo che chi vuole procedere con l’iscrizione possa beneficiare di un supporto da parte. In questa maniera sono necessari una decina di giorni”. Una vota presentata la domanda il team Ocf fa le sue valutazioni, “può capitare che questo richieda ulteriori integrazioni” ma dei sei mesi totali di cui l’organizzazione dispone per espletare i suoi doveri, “abbiamo riscontrato che tre mesi sono sufficienti ad evadere le richieste”.

La previsione fatta dallo stesso Mainò a inizio anno potrebbe allora realizzarsi. Complici forse anche i cambiamenti che stanno attraversando l’industria del risparmio gestito. “E’ un buon momento per una serie di motivi: la domanda di consulenza indipendente sta crescendo. Secondo l’ultimo rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, più del 50% degli investitori è disposto a pagare per un servizio di consulenza”.

foto di Luca Mainò seduto su una poltrona bianca
Luca Mainò - fondatore Consultique 

E poi c’è Mifid2. “La normativa europea facilita il lavoro dei consulenti indipendenti, il calcolo dei costi prima lo facevamo noi. Se acquisiamo un cliente nuovo, la prima cosa da fare è lo screening del patrimonio per vedere se è gestito in maniera efficiente o meno. Tra le altre cose calcoliamo i costi complessivi che gravano sul suo patrimonio”. Prima queste analisi comportavano analisi complesse e un importante dispendio di energie. Oggi, il cliente che compra “deve pagare i costi completi di un prodotto, anche se la società di gestione non retrocede nessun importo in quanto il consulente indipendente o la scf sono remunerati solo a parcella dal cliente e non percepiscono retrocessioni. Questo costo viene comunicato dall’intermediario e il nostro lavoro risulta semplificato”. In questa fase, “in cui ci sono ancora pochi pionieri, è più facile sviluppare la propria attività perchè la domanda di consulenza indipendente va a distribuirsi su questi pochi soggetti”.

Costi di retrocessione

“Oggi il cliente che compra un fondo consigliato da un consulente fee only accede alla classe retail, deve pagare i costi completi di un prodotto”. Oggi l’industria del risparmio gestito italiano prevede che i costi di retrocessioni si scarichino in ultima analisi sui clienti, appesantendo il prezzo che si paga per la consulenza. “Il passo che decreterebbe la svolta sarebbe la costituzione – anche in Italia – di una classe dedicata ai clienti che non si avvalgono di un agente o un venditore. Quando la consulenza indipendente si sarà sviluppata, le Sgr metteranno sul mercato oltre alle classi retail e istituzionale, anche una classe dedicata ai clienti dei consulenti dipendenti: questa avrà necessariamente un costo inferiore (rispetto alla retail) perché la società non deve pagare il venditore quindi i costi di retrocessione”.

Livia Caivano
Livia Caivano
VUOI LEGGERE ALTRI ARTICOLI SU: