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Usa, consulenti indipendenti in crescita: il 28% entro il 2020

Usa, consulenti indipendenti in crescita: il 28% entro il 2020

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Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello

04 Luglio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Bank of America, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Ubs stanno perdendo di anno in anno consulenti e masse gestite dato che un numero sempre maggiori di financial advisors si sta mettendo in proprio

  • L’ultimo in ordine cronologico è Ubs che ha perso un gruppo di consulenti che gestivano 530 milioni di dollari

Il numero di consulenti indipendenti sta crescendo sempre di più. Il prossimo anno, nei soli Stati Uniti, questi professionisti raggiungeranno una quota di mercato del 28%, in crescita rispetto al 25% del 2015. Il fenomeno è sentito soprattutto negli Usa dove stanno nascendo anche delle scuole ad hoc

Continua la crescita dei consulenti indipendenti. Nel 2020, negli Stati Uniti, questi professionisti raggiungeranno una quota di mercato del 28%, in crescita rispetto al 25% del 2015, secondo l’ultima ricerca pubblicata da Cerulli Associates.  Nei giorni scorsi giorni, l’ultimo dei casi: quattro banchieri di Ubs che gestiscono 530 milioni di dollari hanno deciso di mettersi in proprio, creando una società chiamata Great diamond partners. La scorsa settimana altri cinque consulenti di Bank of America hanno dato le dimissioni e gestivano un portafoglio di 450 milioni di dollari. Un altro gruppo da sei miliardi ha invece lasciato Morgan Stanley ad aprile.

I consulenti che lasciano questi grandi gruppi lo fanno essenzialmente perché vogliono avere maggiore indipendenza e commissioni più alte. Inoltre, le nuove iniziative che nascono sono altamente tecnologiche e anche più flessibili, rispetto alle grandi banche e ai pacchetti pre-impostiti offerti ai clienti. C’è però da dire che società come i Rockfeller e Capital Management continuano ad attirare talenti, soprattutto giovani dalle università. Assunzioni che sono state possibili anche grazie al continuo aumenti degli High net worth individuals negli Usa. Questo ha garantito, nel corso degli anni, il continuo bisogno di private banker e consulenti.

Inoltre, i giovani scelgono questi grandi colossi perché hanno bisogno di formarsi, e non c’è miglior scuola che da Ubs o altri nomi importanti della finanza. Una volta acquista esperienze, capacità e un pacchetto di clienti importanti (anche perché senza non ha senso aprire una propria società) si può scegliere di andare in proprio. Per le banche di origine il problema è proprio questa emorragia.

Quando infatti se ne vanno dei bravi consulenti questi si portano con sé il loro pacchetto di clienti. E questo perché tendenzialmente se ci si è trovati bene con un determinato professionista lo si segue anche nel cambio di società. Nel caso in cui ci si è ritrovati un consulenti perché si voleva quella banca, allora si resterà fedeli all’istituto finanziario prescelto. In media però i consulenti che lasciano mantengono l’87% dei loro clienti. Questo è dunque un grosso problema, dato che la volontà di mettersi in proprio, soprattutto negli Usa, sta crescendo in maniera esponenziale. E  anche la perdita di capitali da parte delle maggiori banche del paese: Bank of America ha perso circa 4 miliardi, Goldman Sachs 1,4 miliardi, Morgan Stanley 6 miliardi e Ubs 530 milioni di dollari (f: Dynasty financial partners). Quello che molti istituti finanziari stanno facendo è cercare di dare maggiori benefit ai propri banker in modo da cercare di trattenerli. Dall’altra parte sempre negli Usa stanno nascendo sempre più dei corsi di laurea ad hoc per creare professionisti indipendenti.

Giorgia Pacione Di Bello
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