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Consulenti autonomi, perché le iscrizioni all’albo crescono a rilento

Consulenti autonomi, perché le iscrizioni all’albo crescono a rilento

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Livia Caivano
Livia Caivano

30 Ottobre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • La vigilanza Ocf

  • Le tempistica dell’iscrizione

  • La logistica per chi sia già iscritto all’Albo come consulente abilitato all’offerta fuori sede e voglia diventare autonomo

A fine ottobre sono 240 i consulenti autonomi iscritti all’Albo dei consulenti finanziari. I professionisti potenzialmente interessati dovrebbero essere però secondo le stime 1500. Dal palco del Fee Only Summit, Ocf e Consultique provano a spiegare perché 1200 consulenti sono ancora indecisi

Il secondo giorno del Fee Only Summit 2019 si apre con una domanda: a che punto sono le iscrizioni dei consulenti autonomi all’Albo dei consulenti finanziari? Carla Rabitti Bedogni, presidente Ocf, è positiva: “Lavoriamo a pieno ritmo. Il cammino è stato lungo e faticoso dal 2016 a oggi, ma anche grazie allo scambio continuo con Mef e Consob abbiamo risolto il problema delle proroghe – che significavano incertezza per la professione”. I numeri. “Oggi sono 240 i consulenti autonomi registrati all’Albo unico, 34 le società”. Secondo un’indagine condotta però alla vigilia dell’apertura delle iscrizioni agli indipendenti, i consulenti intenzionati all’iscrizione erano circa 1500.

Oltre mille consulenti fee only mancano all’appello: dove si nascondono e perché?

  • Un forte disincentivo è sicuramente la tempistica dell’iscrizione. “In media – prosegue Bedogni – per completare la pratica sono necessari 95 giorni per i consulenti e 109 per le società”.
  • C’è poi un problema logistico per chi è già iscritto all’Albo come consulente abilitato all’offerta fuori sede. Il presidente di Consultique Cesare Armellini sottolinea: “È necessario semplificare il passaggio da una categoria all’altra: chiedere a un consulente di cancellarsi e poi ri iscriversi, aggiungendo ulteriore burocrazia, è troppo”.
  • La vigilanza. Dall’1 dicembre Ocf è operativo anche per il controllo delle attività degli operatori.

Ad oggi sono stati realizzati 97 provvedimenti (tra cautelari e sanzionatori), e effettuate tre ispezioni. L’attività di consulenza è altamente professionale e non può funzionare senza un controllo delle regole di un soggetto terzo. L’obiettivo è tutelare il mercato e i risparmiatori ma vuole essere anche un messaggio positivo da passare alla clientela per contrastare la diffidenza di chi per la prima volta si rivolge alla consulenza autonoma.

C’è un sistema cartolare, preventivo. Richieste legate ad eventi specifici ma anche – e questo sembra essere motivo di grande preoccupazione tra i consulenti – accertamenti di tipo ispettivo in collaborazione con la Guardia di Finanza. Si tratta di interventi residuali, necessari solo quando con gli altri strumenti non si realizzi l’obiettivo. Si tratta di un accertamento condotto con un criterio di economicità, per questo per risparmiare tempo a volte prevede la presenza di oltre 10 persone. La procedura può creare disagio ma va sottolineato che la Gdf non acquisisce documentazione, e non analizza lo stato del pagamento delle imposte ma solo il rispetto del Tuf.

Il pagamento dell’Iva

Il presidente Armellini lancia un ulteriore spunto di riflessione. “Come professionisti troviamo normale l’applicazione del pagamento Iva alla prestazione. Vediamo però che il servizio ‘altrove’ non ha lo stesso trattamento”. Marco Tofanelli precisa: “Le banche sulla consulenza che viene fatta con gli incentivi non pagano l’Iva perché si tratta di intermediazione, sulla fee only anche loro sono soggetti allo stesso regime”. Però è vero che una disparità di trattamento c’è. “Dovremmo creare un campo di gioco paritario tra tutti gli attori dell’industria”, prosegue Armellini.

Conclude Massimo Scolari, segretario generale di AscoFind: “Come associazione abbiamo avviato un dialogo con l’Agenzia delle Entrate ma l’Iva è un’imposta europea, il legislatore italiano ha poche possibilità di modificare le norme. Abbiamo cercato di capire quali sono le caratteristiche del sevizio che potrebbero essere identificate come causali di non applicazione dell’imposta”.

Livia Caivano
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