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Come traghettare le banche attraverso la rivoluzione fintech

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

05 Marzo 2021
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo gli ultimi dati Assofin, il mercato del credito al consumo ha conosciuto nella prima parte del 2020 tassi di decrescita nell’ordine del 70%

  • In Italia la penetrazione dell’e-commerce financing è ben al di sotto del 2% del totale delle transazioni. Nei paesi più avanzati si parla di volumi fino a cinque volte superiori

  • Gianni Camisa: “Ottimista sul potenziale del digitale per il settore bancario, ma bisogna essere veloci e più aperti al rischio”

Dopo il cortocircuito della crisi, che ha generato in un primo momento la sospensione e il ripensamento di una serie di progetti in corso, le banche hanno iniziato a cogliere le opportunità del digitale. Anche per superare alcune barriere fisiche. Ma, secondo Gianni Camisa di Ocs, serve ancora un cambio di mentalità

Nel corso dell’ultimo anno il mondo del credito al consumo, sulla scia dell’emergenza sanitaria, ha conosciuto un andamento altalenante. E, con esso, i progetti digitali dispiegati dagli istituti bancari. Anche per assorbire l’urto della crisi. Ma gli incumbent potrebbero aver bisogno ancora oggi di un cambiamento di mentalità, per non rischiare di perdere importanti quote di mercato. Ne parliamo con Gianni Camisa, ceo di Ocs, tra i partner tecnologici di riferimento del settore bancario e finanziario dai primi anni ’90.

In che modo si è evoluto il mercato del consumer credit nell’ultimo anno?

Il 2020 può essere diviso in due grandi blocchi: primo e secondo semestre. La crisi ha avuto un impatto molto importante sul mondo del credito al consumo, soprattutto a causa del lockdown di attività che generano una domanda di finanziamento per il consumatore, dalle palestre ai centri estetici fino alla distribuzione di beni di consumo. Nei primi sei mesi dell’anno, infatti, i dati Assofin mostrano che il mercato overall ha riportato tassi di decrescita nell’ordine del 60 e del 70%. Il secondo semestre, invece, ha conosciuto un recupero, che non è però riuscito a compensare il crollo subito in precedenza.

Anche dal punto di vista dei progetti digitali abbiamo assistito in un primo momento a una reazione difensiva, di sospensione o ripensamento di una serie di iniziative in corso. Poi c’è stata una presa di coscienza del fatto che il digitale avrebbe rappresentato lo strumento per superare alcune difficoltà, anche banalmente fisiche e legate al lockdown. Di conseguenza, la seconda parte dell’anno ha visto di nuovo una grande effervescenza, soprattutto nell’implementazione di progetti innovativi ad alto contenuto tecnologico. I player hanno capito, per esempio, che un percorso di onboarding digitale dei clienti era essenziale, e hanno iniziato a sviluppare nuove modalità di ingaggio per una maggiore velocità nella gestione dei clienti e delle pratiche di erogazione. Infine, anche il mondo dell’e-commerce, che in Italia aveva una penetrazione ancora modesta, è esploso. Stanno emergendo dunque modalità di finanziamento nuove che vanno indirizzate. E questo è sicuramente uno dei grandi trend cui dobbiamo rispondere velocemente.

Quali sono, invece, le prospettive per il 2021?

Sul mercato in generale è molto difficile stimare quale possa essere la tendenza, ma nel breve termine ci sarà un’ulteriore richiesta di credito al consumo legata a un andamento dell’economia non particolarmente brillante. Quello che certamente sta emergendo in maniera chiara è il fatto che stanno significativamente crescendo nuovi canali(quello dell’e-commerce è certamente uno di questi). Anche l’opportunità di finanziare transazioni mediamente di piccolo importo sui canali digitali si sta affermando in maniera decisa. Certo, partiamo da numeri piccoli, perché la penetrazione dell’e-commerce financing in Italia è ben al di sotto del 2% del totale delle transazioni. Nei paesi più avanti di noi su questo fronte, invece, si parla di volumi 4-5 volte superiori. Quindi il potenziale c’è ed è grandissimo, ma i gap sono ancora piuttosto ampi, in termini di navigazione e di facilità d’uso.

Quali sono le attuali esigenze della clientela bancaria e, di conseguenza, delle banche?

Sicuramente un primo aspetto è quello di attrezzarsi in maniera realmente efficace per fare digital onboarding. Ancora oggi in moltissimi casi, sebbene ci siano già strumenti veloci, sicuri e molto più facili da usare, non vengono sfruttati a pieno. Non è solo un problema di utilizzo di strumenti digitali nel contesto della rete, ma anche di impiego di questi nel mondo fisico. L’esperienza di un finanziamento in store, per esempio, è spesso difficile per un consumatore, anche ai nostri tempi.

Il secondo punto è l’esigenza di velocizzare le procedure, i processi decisionali e gli strumenti per la gestione del rischio di credito. Anche qui c’è grande effervescenza. L’intelligenza artificiale, i modelli predittivi di machine learning e analisi dei dati, possono consentire una più efficiente e rapida erogazione del credito; uno dei punti su cui, a nostro avviso, si giocherà il successo del settore e dei player protagonisti.

Il terzo punto, infine, è l’estensione dell’approccio del credito al consumo anche a transazioni più piccole, granulari e vicine al consumatore finale, esattamente come è successo nel mondo dei pagamenti. Una volta le transazioni con la carta di credito erano saltuarie, ma oggi strumenti innovativi di cui tutti usufruiscono ne hanno incrementato la frequenza. A mio parere, nel medio periodo, il credito al consumo potrà riportare logiche molto simili.

In che modo traghettare gli istituti tradizionali attraverso la rivoluzione fintech?

Gli strumenti tecnologici e le soluzioni sono già disponibili, non rappresentano la parte critica dell’equazione. Molto dipende dal cambio di mentalità, dal rendersi conto, lato nostro come fornitori di tecnologie ma anche lato cliente, che se non si intraprende questa strada si rischia di perdere quote di mercato importanti, in un mondo come quello del credito al consumo molto redditizio per le banche. Sul mercato ci sono già attori innovativi che offrono questa tipologia di servizi; i player tradizionali si devono necessariamente attrezzare, per rimanere competitivi. Devono cambiare approccio ed essere più fintech. Sono ottimista sulla potenza che il digitale potrà scatenare in questo mondo, ma bisogna essere veloci e più aperti al rischio.

Rita Annunziata
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