PREVIOUS ARTICLENEXT ARTICLE

Come le normative hanno cambiato la mission dei consulenti

Come le normative hanno cambiato la mission dei consulenti

Salva
Salva
Condividi
Massimo Giacomelli
Massimo Giacomelli

05 Luglio 2019
Tempo di lettura: 2 min
Tempo di lettura: 2 min
Salva

Le normative sono chiare e già operative. Non più solo collocatori di prodotti, ma erogatori di servizi di consulenza di eccellenza. Questo il nuovo ruolo dei consulenti finanziari

Con le nuove normative entrate in vigore dal 2016 in poi – e in particolare la Mifid 2, che ha esaltato la chiarezza e trasparenza del servizio di consulenza e i relativi costi sostenuti dal cliente – il ruolo del consulente finanziario può finalmente elevarsi alla pari di professionisti che nei tempi sono stati considerati più autorevoli, come il medico, il commercialista e l’avvocato, dimostrando competenze uniche e insostituibili per la soddisfazione dei bisogni patrimoniali dei richiedenti.

Negli esempi citati la professione può essere esercitata in diverse maniere e, di conseguenza, il servizio e i prezzi per clienti. Infatti, esiste il medico di famiglia e la clinica con medici altamente specializzati; esiste il caf e lo studio associato con commercialisti specializzati in diversi settori del mondo tributario; esiste l’avvocato d’ufficio e lo studio di avvocati riuniti con competenze penali, civili, giuslavoristiche, aziendali etc. Di conseguenza, anche gli ex promotori finanziari possono decidere come lavorare: se come meri collocatori di prodotti, facendosi supportare dalla tecnologia dei famosi robo for advisor, oppure fare il salto a “veri” consulenti finanziari, specializzandosi in qualche settore specifico più di interesse, associandosi poi con colleghi esperti in altri settori per fornire servizi di consulenza integrati e altamente qualificati.

È chiaro che i costi dovranno essere proporzionati al servizio e che il mercato sarà il corretto equalizzatore, sia per la pressione competitiva dettata da nuovi player (come i robo advisor o aziende come Vanguard), sia per la rivisitazione delle retrocessioni da parte delle fabbriche prodotto, legate agli adeguamenti delle normative comunitarie vigenti, per quanto riguarda il collocamento o le semplici proposte di diversificazione di portafoglio.

La consulenza specializzata, invece, proprio perché necessita di alte competenze, riconosciute dai clienti stessi, potrà avere una remunerazione adeguata molto personalizzata e potrà essere rappresentata sia sotto forma di un contratto omnicomprensivo che singolarmente su specifiche esigenze del cliente che si palesano di volta in volta.

Di certoil consulente 2.0 non potrà e non dovrà essere un tuttologo ma, sfruttando tutte le normative – tra cui la Psd2 che ha reso possibile l’architettura aperta anche nel mondo del banking aumentando l’indipendenza nelle scelte di partner bancari, o la possibilità di associarsi con altri colleghi (ad oggi il famoso codice team, ma a breve si spera anche la nuova legge che autorizza la sottoscrizione dei mandati di agenzia alle persone giuridiche) – dovrà individuare la mandante in grado di garantirgli la possibilità di esercitare la nuova professione, con un modello di servizio non solo da collocatore di prodotti ma da erogatore di servizi di consulenza di eccellenza, e dovrà individuare colleghi con cui associarsi considerando la squadra come produttore di risultati superiori alla somma dei singoli condividendo esperienze e clienti in modalità studio associato.

Una evoluzione del genere può essere effettuata in quelle aziende che hanno sfruttato un’altra importante normativa, la Gdpr, necessaria per tutta la gestione dei dati relativi ai clienti in fase di interscambio informativo tra i diversi partner del cosiddetto “studio associato” per poter offrire i servizi come il multibanca, il non quotato, il real estate, il tributario, il legale, il corporate finance etc., mettendo a disposizione fisica e reale, all’interno degli uffici dei consulenti finanziari, professionisti di altri settori a disposizione dei clienti dei consulenti stessi.
La nuova mission dei consulenti finanziari è quindi tracciata: le normative sono chiare e già operative, adesso spetta a ogni consulente analizzare se stesso, valutare il suo scopo professionale e decidere se rimanere sul binario morto del collocamento, per paura di chiedere al cliente il prezzo del suo servizio, ovvero di cogliere questa grande opportunità per evolvere e acquisire importanti quote di mercato oggi non coperte per la crisi del sistema bancario. Tutto questo a un solo prezzo: l’acquisizione di nuove competenze.

Massimo Giacomelli
Massimo Giacomelli
Entra nel mondo bancario nel 1983, con esperienza da remisier di agenti di cambio e responsabile clienti istituzionali, per poi creare la prima rete di promotori finanziari per Banca del Salento con il ruolo prima di manager e poi di direttore commerciale. Dopo l'esperienza quindicinale in MPS, sempre come direttore commerciale della rete dei consulenti finanziari, nel 2014 contribuisce alla nascita di banca Widiba, la prima banca che fonde in maniera nativa una rete di consulenti finanziari con una piattaforma online all’avanguardia, ricoprendo il ruolo di responsabile nazionale rete. Oggi è partner ed executive manager di Azimut Global Advisory.
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

WeWealth esercita sugli articoli presenti sul Sito un controllo esclusivamente formale; pertanto, WeWealth non garantisce in alcun modo la loro veridicità e/o accuratezza, e non potrà in alcun modo essere ritenuta responsabile delle opinioni e/o dei contenuti espressi negli articoli dagli Autori e/o delle conseguenze che potrebbero derivare dall’osservare le indicazioni ivi rappresentate.
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU:Aziende e ProtagonistiConsulenti