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Cattolica assicurazioni: serve aumento di capitale

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Redazione We Wealth
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01 Giugno 2020
Tempo di lettura: 2 min
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  • Nella lettera dell’Ivass vengono presi in esame i monitoraggi settimanali sul “Solvency Ratio” del Gruppo Cattolica e delle singole società del Gruppo, che l’Ivass ha iniziato a richiedere a partire dalla metà del mese di marzo 2020

  • Inoltre si sottolinea la situazione di solvibilità indebolita del Gruppo, della capogruppo e di altre società controllate, a seguito del deterioramento dei mercati finanziari causa coronavirus

Il consiglio di amministrazione della società si è riunito nella domenica del 31 maggio in seguito della lettera inviata dall’Ivass dove si sottolineava la debolezza del Gruppo

Cattolica assicurazioni si prepara ad un aumento di capitale, dopo la richiesta arrivata dall’autorità del settore assicurativo, Ivass. E dunque entro luglio arriverà un piano per il rafforzamento patrimoniale del gruppo, con interventi diretti su alcune partecipate.

Ma facciamo un breve passo indietro. Il 27 maggio 2020 Cattolica assicurazioni ha ricevuto una lettera dell’Ivass, indirizzata al presidente del consiglio di amministrazione e al presidente per il controllo sulla gestione della società, in merito all’andamento della soluzione di solvibilità del Gruppo. Nella lettera vengono presi in esame i monitoraggi settimanali sul “Solvency Ratio” del Gruppo Cattolica e delle singole società del Gruppo, che l’Ivass ha iniziato a richiedere a partire dalla metà del mese di marzo 2020.

Nella lettera dell’Ivass viene evidenziata la situazione di solvibilità indebolita del Gruppo, della capogruppo e di altre società controllate, a seguito del deterioramento dei mercati finanziari causa coronavirus. In particolare, si fa notare che due società controllate Vita, Bcc vita e vera vita, hanno presentato una stima di “Solvency Ratio” inferiore al minimo regolamentare, di cui la prima sotto il livello del Mcr (“Minimum capital requirement”). Inoltre, è anche riportato come i “Solvency Ratio” del Gruppo, della Capogruppo e di altre due società controllate danni, pur rimanendo sempre sopra i minimi regolamentari, hanno riportato dei valori al di sotto delle soglie interne di risk appetite framework. A tale proposito, l’Ivass reputa che tali soglie andrebbero calibrate usando stress test severi per tener conto dell’elevata volatilità di alcune variabili finanziarie nonché di altri fattori di rischio.

Nel documento viene anche evidenziata l’asset allocation del Gruppo e di alcune controllate, ponendo risalto sull’esposizione verso obbligazioni di minore qualità (titoli con rating BBB- o inferiore, o privi di rating). A seguito di tali considerazioni, l’Istituto di Vigilanza ha richiesto interventi di patrimonializzazione che si attende vengano perseguiti mediante l’utilizzo integrale della delega proposta alla prossima assemblea straordinaria dei soci convocata per il 26/27 giugno, pari ad un aumento di capitale di 500milioni da effettuarsi entro l’inizio dell’autunno. Ma non finisce qua perché l’Ivass ha anche chiesto entro la fine di luglio la presentazione di un piano di Gruppo che descriva le azioni intraprese con riferimento anche alle controllate riguardo al monitoraggio della posizione di solvibilità, liquidità, oltre che ad un’analisi della scelta dei limiti di risk appetite framework. Sono state inoltre richieste anche delle integrazioni e delle estensioni nelle analisi e nelle misure del cosiddetto “piano di emergenza rafforzato”. E dunque vista l’urgenza il 31 maggio si è tenuto un consiglio di amministrazione, sotto la presidenza di Paolo Bedoni.

Il Consiglio, scrive Cattolica, “ha preso doverosamente atto delle indicazioni. Pertanto, ha dato mandato al management di preparare un piano nei tempi richiesti, al fine di rafforzare la solvibilità del Gruppo”. L’esisto della riunione è arrivato prima della riapertura delle borse di lunedì mattina, ma il titolo è stato caratterizzato da un crollo dell’azione. Dopo una fase iniziale è precipitata in doppia cifra raggiungendo i minimi storici a tre euro e mezzo. Da sottolineare anche come l’ex amministratore delegato, Alberto Minali, dopo essersi dimesso nella sera del 29 maggio ha fatto pervenire un atto di citazione con cui chiede alla Compagnia un risarcimento di 9,6 milioni di euro. Il Motivo è “l’asserita mancanza di una giusta causa (della revoca delle sue deleghe, avvenute il 31 ottobre 2019)”. Cattolica ha risposto che le ritiene “infondate e che saranno oggetto di adeguata risposta in sede difensiva”.

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