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Carige, il governo vara il decreto. La Bce: “Valutiamo gli strumenti”

Carige, il governo vara il decreto. La Bce: “Valutiamo gli strumenti”

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Redazione We Wealth
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08 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Fabio Innocenzi, Raffaele Lener e Pietro Modiano hanno deciso di avviare una due diligence sugli Npe della banca

Il governo mette in conto subito un fondo da 1,3 miliardi di euro per ‘salvare’ la banca.  La Bce si mostra disponibile a discutere con l’esecutivo italiano

Continua la saga della Carige, che l’8 gennaio, in serata, ha visto la discesa in campo dello Stato nel processo di salvataggio. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha infatti firmato il decreto legge recante misure urgenti a sostegno dell’istituto ligure, con cui il governo mette in conto subito un fondo da 1,3 miliardi di euro per ‘salvare’ la banca. In particolare, 1 miliardo sarà destinato alla sottoscrizione di azioni di Banca Carige al fine di rafforzarne il patrimonio e 300 milioni per le garanzie concesse dallo Stato sulle passività di nuova emissione e sull’erogazione di liquidità di emergenza. Il decreto ricalca il Dl 237/2016, che il governo Gentiloni pubblicò per salvare Monte dei Paschi e le venete, PopVicenza e Veneto Banca. L’obiettivo è quello di “evitare o porre rimedio a una grave perturbazione dell’economia e preservare la stabilità finanziaria”, nel rispetto delle norme europee.

Saga Banca Carige
Dopo un inizio d’anno non brillante (che ha visto il commissariamento della banca genovese da parte della Bce)  i Commissari straordinari (nominati il 2 gennaio), accompagnati da Gianluca Brancadoro per il comitato di Sorveglianza, hanno incontrato i vertici dello Schema volontario di intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi (“Svi”) formulando una proposta volta a porre le basi della ridefinizione delle condizioni del prestito subordinato di 320 milioni di euro sottoscritto dallo Svi in data 30 novembre 2018 tali da garantire la sostenibilità nel quadro del piano industriale in corso di preparazione e della prospettata aggregazione.

Parallelamente, Fabio Innocenzi, Raffaele Lener e Pietro Modiano hanno deciso di avviare una due diligence sugli Npe della banca, che sarà condotta da primari operatori del settore, con l’obiettivo di una ulteriore drastica riduzione degli stessi (che segue quella di oltre 1,5 miliardi di euro appena effettuata) al fine di includere nel piano industriale una percentuale degli Npe compresa tra il 5% e il 10% del totale dei crediti. In questo modo la banca si posizionerebbe al di sotto del valore medio di sistema. Carige ha l’obiettivo di ridurre il peso degli Npe senza impatti significativi sui ratio patrimoniali in analogia con le operazioni di mercato appena finalizzate. Grazie, infatti, agli accantonamenti che hanno recepito le indicazioni della Bce e in linea con gli esiti delle ultime operazioni su Utp e sofferenze di Carige, si cercherà di avere un impatto tra eventuali nuovi accantonamenti e riduzione dei risk weighted asset tale da non alterare se non marginalmente i ratio patrimoniali previsti nel capital conservation plan.

Il piano industriale che verrà presentato entro fine febbraio 2019 potrà prevedere un percorso credibile non solo dal punto di vista della sostenibilità operativa ma anche, e soprattutto, in termini di attrattività in ottica di aggregazione. In questo quadro, al fine di garantire la stabilità della raccolta a medio termine nella presente fase di transizione traendo beneficio dal decreto legge approvato il 7 gennaio dal Consiglio dei ministri, i commissari sono in procinto di chiedere l’attivazione della garanzia statale sulla emissione di obbligazioni. La banca precisa che l’ipotesi di ricapitalizzazione precauzionale, così come evocata dal comunicato del Consiglio dei Ministri, è da considerarsi come un’ulteriore misura a tutela dei clienti, da attivarsi come ipotesi del tutto residuale.

Il governo italiano
Il 7 gennaio, il governo giallo verde guidato da Conte – con un decreto approvato durante un Consiglio dei ministri, convocato appositamente e durato appena dieci minuti – aveva stabilito di fornire una garanzia statale per i bond emessi dall’istituto bancario, commissariato dalla Banca centrale europea dopo il mancato aumento di capitale da parte dell’azionista di maggioranza lo scorso 22 dicembre. Il decreto “Tutela risparmio” prevede la possibilità per Carige “di accedere a forme di sostegno pubblico della liquidità che consistono nella concessione da parte del ministero dell’Economia e delle Finanze della garanzia dello Stato su passività di nuova emissione ovvero su finanziamenti erogati discrezionalmente dalla Banca d’Italia”. Le misure, comunica Palazzo Chigi, sono state prese “in stretto raccordo con le Istituzioni comunitarie” e “tali garanzie saranno concesse nel pieno rispetto della normativa in materia di aiuti di Stato”.

Bce
La Commissione Ue ha fatto sapere che “prende nota dell’adozione del decreto” su Banca Carige e di essere in “contatto con le autorità italiane, pronta a discutere con loro della disponibilità di strumenti, sempre nel quadro degli strumenti europei”. Lo ha detto il portavoce della Commissione Ue, Jean Claude Juncker. Intanto, per il 9 gennaio è stato convocato il consiglio di Gestione dello Schema volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi. Sul tavolo del consiglio ci sarà la richiesta dei commissari di Carige di rinegoziare le condizioni del bond subordinato da 320 milioni di euro emesso dall’istituto ligure e sottoscritto dallo Schema volontario.

Redazione We Wealth
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