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Cala l’inclusione finanziaria: credito off limits per famiglie e pmi

Cala l’inclusione finanziaria: credito off limits per famiglie e pmi

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

03 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Al primo posto della classifica regionale per inclusione finanziaria si posiziona il Trentino-Alto Adige, seguito da Lombardia, Lazio e Veneto

  • Alessandro Messina di Banca Etica: “Bisogna interpretare le esigenze dell’economia reale analizzando in che modo la finanza possa essere posta al servizio dei bisogni primari”

  • Vittorio Pelligra dell’Università di Cagliari: “Il rischio serio è di un trasferimento del crollo della domanda sul crollo dell’offerta. È necessario spostare il focus dei decisori politici dalla sostenibilità finanziaria alla sostenibilità sociale”

Tra il 2012 e il 2018 il livello di inclusione finanziaria è crollato di circa quattro punti percentuali. Nonostante qualche debole segnale di miglioramento, resta forte l’incognita “covid” sulla vulnerabilità di famiglie e pmi. L’appello alle istituzioni: la concentrazione del mercato bancario pesa sull’accesso al credito

Il livello di inclusione finanziaria in Italia, nonostante qualche timido segnale di miglioramento negli ultimi anni, ha subito dal 2012 un progressivo peggioramento. Complice, stando agli esperti, un’altrettanta progressiva riduzione dell’offerta creditizia. Secondo Alessandro Messina, direttore generale di Banca Etica, è necessario oggi “un cambio di prospettiva” con un focus sui “bisogni primari di famiglie e imprese” che dalla grande crisi finanziaria del 2007-2008 hanno finito per essere trascurati. E i numeri lo dimostrano.

Stando alla ricerca L’economia da ricostruire e le responsabilità della finanza curata da Banca Etica e giunta alla terza edizione, tra il 2012 e il 2018 il livello di inclusione finanziaria – che combina diverse variabili relative da un lato alla penetrazione dei servizi bancari (come la diffusione degli sportelli e l’utilizzo dell’online banking) e dall’altro alle condizioni di accesso al mercato del credito – è crollato di circa quattro punti percentuali. Considerando due fasce temporali distinte, dal 2012 al 2015 e dal 2016 al 2018, è emerso che nel primo caso tutte le aree geografiche hanno registrato una contrazione dell’indice, anche se la caduta più rilevante ha riguardato il nord-est (dove la flessione negativa si è attestata intorno all’8%). Nel secondo caso, invece, è stata osservata un’inversione di tendenza, ad esclusione sempre dell’area nordorientale.

Di conseguenza, nord-ovest e centro mostrano i livelli di inclusione finanziaria più elevati, sebbene registrino entrambe un peggioramento delle condizioni rispetto a otto anni fa, mentre sul versante opposto si posizionano sud e isole che nel 2018 hanno riportato livelli di 20 punti percentuali inferiori rispetto alla media nazionale del 2012. Dal punto di vista regionale, invece, al primo posto si posiziona il Trentino-Alto Adige (153,8%), seguito da Lombardia, Lazio e Veneto. Alle ultime posizioni Sicilia, Molise e Basilicata, accompagnate in chiusura dalla Calabria (68,3%). Milano, dal canto suo, resta la provincia con il miglior indice di inclusione finanziaria con circa il 130,4% (anche se in peggioramento del -2,4% rispetto al 2012). Al secondo posto Roma con il 119,2% (in crescita del +3,9% su otto anni), mentre resta fanalino di coda Reggio Calabria con il 58,4% (in calo dello 0,7%).

L’appello: le concentrazioni bancarie pesano sull’inclusione

“L’indebitamento globale è oggi ai livelli massimi, ma ha subito una trasformazione rispetto alla grande crisi finanziaria di 12 anni fa. Se nel 2008 pesava su imprese e famiglie, negli ultimi anni si è trasferito sui governi. Ma la trasmissione finanziaria delle risorse è sempre più in mano a pochi operatori”, spiega Messina. “C’è bisogno di un cambio di prospettiva, di interpretare le esigenze dell’economia reale guardando in che modo la finanza possa essere posta al servizio dei bisogni primari. L’auspicio è che, anche grazie a questa situazione pandemica, i regulator si focalizzino su ciò che serve per far arrivare liquidità a chi davvero ne ha bisogno”.

Secondo Vittorio Pelligra, professore associato di politica economica dell’Università di Cagliari, infatti, il problema non è la mancanza di liquidità, anzi, l’eccesso di liquidità iniettata dalle banche centrali al sistema rischia di trasformarsi “in una vera e propria trappola”. “Tornando alla crisi finanziaria del 2008, il tentativo di mettere al sicuro le banche dal rischio sistemico ha finito per concentrare l’attenzione esclusivamente sul tema della stabilità finanziaria. Ma questo tema non può essere gestito senza considerare la stabilità sociale”, spiega Pelligra. Negli ultimi anni, aggiunge, “sono state escluse fasce sempre più ampie di popolazione e di piccole imprese dall’accesso al credito. In più, a questo si aggiunge oggi il tema del covid, che somma l’incertezza al rischio bloccando la naturale propensione al consumo. Il pericolo serio è di un trasferimento del crollo della domanda sul crollo dell’offerta, che genererebbe più disoccupazione, più povertà e una contrazione fortissima del prodotto interno lordo”. Poi conclude: “Bisogna spostare il focus dei decisori politici dalla sostenibilità finanziaria alla sostenibilità sociale”.

Rita Annunziata
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