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Agire d'anticipo per disinnescare la bomba npl

Agire d'anticipo per disinnescare la bomba npl

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Laura Magna
Laura Magna

17 Novembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Bisogna strutturare strategie utili a ridurre una nuova ondata di crediti non perfoming, intercettandoli negli unlikely to pay. Sul fronte normativo sono necessari indicatori e regole di ingaggio chiari

  • La gestione dei crediti a rischio deve avvenire in parte in maniera ordinaria, in parte con la creazione di una bad bank pubblica

Intervenire un passo prima che i debiti diventino insolvibili. Ecco le strategie possibili: dalla Gacs all’estensione dei prestiti Sace al rifinanziamento dei prestiti in bonis

Per far fronte alla massa di npe in arrivo e per avere una prospettiva concreta di ridurla, dobbiamo aumentare il fatturato, tornare a crescere. Veniamo da un ventennio di sostanziale stagnazione, quasi recessione. Siamo entrati nella crisi dell’economia reale del 2020 con un sistema economico finanziario debole ma con le banche che avevano ceduto a servicer e veicoli di cartolarizzazione una grande massa di crediti insolvibili, rientrando nei parametri del patrimonio di vigilanza fissati da Basilea. Ma non basta: il contesto è mutato rapidamente ed è necessario trovare nuovi modi per reagire. Se n’è parlato nel corso della digital FinancecommunityWeek, in un evento dal titolo Npe nel post Covid.

Rispetto al 2008 la crisi di liquidità del 2020 nasce dall’economia e si trova in un sistema finanziario più forte, con liquidità molto maggiore e condizioni migliori per poterla affrontare. Se gli npl sono stati il macigno delle banche italiane, emerso proprio con la Grande Crisi Finanziaria, oggi l’oggetto da osservare sono gli utp, in un contesto di regole europee decisamente più rigide.

Due crisi di liquidità molto diverse
“I fronti da guardare sono due – secondo Fabio Pagani, global head of economics and capital market strategy di Muzinich & Co. – credito e mercato del lavoro. La ripresa possibile avrà una forma di K, con alcuni settori che stanno riprendendo quota e altri che crollano. I dati del terzo trimestre che sono gli ultimi che abbiamo parlavano di un rimbalzo anche nella fiducia. L’allarme npl è stato suonato da Lagarde e Bce, ma farei attenzione a fare un parallelismo semplicistico tra quello che avvenuto nel 2008 e 2011 con quello che sta avvenendo oggi. All’epoca le pmi sono state investite, ma oggi sono più moderne e mature, forse avremo sorprese positive sulla loro capacità di ripagare i crediti. In generale i banchieri devono guardare questo mondo con occhiali nuovi: vedremo molti casi di fallimento negli esercizi commerciali, di piccole dimensioni, che riguardano popolazione diversa che ha un rapporto con la banca diverso”. Intanto lo stato di salute dell’economia sembra solido. Le famiglie sono costrette a non consumare e stanno accumulando risparmi poderosi, nella misura di un miliardo al giorno in più sui conti correnti, che sono inerti certamente ma che sono un cuscinetto di liquidità.

Lo strumento della Gacs
Nel 2020 la chiusura dei tribunali ha rallentato la cessione di npl. Ma per Riccardo Serrini, ceo del gruppo Prelios, servicer molto attiva sugli utp, è proprio su questi crediti vivi da riportare in bonis che bisogna intervenire per frenare la prevista ondata di insoluti. Anche se al momento “cigs e moratorie nascondono la reale portata della crisi di liquidità”, ma “le categorie più colpite da questa crisi saranno le micro aziende in utp che non hanno accesso ai prestiti garantiti e agli aiuti pubblici in generale”. Una soluzione potrebbe essere l’estensione delle Gacs agli utp: “sul fronte del recupero degli insoluti questo intervento pubblico ha avuto la capacità di far ripartire nel 2016 il mercato delle cartolarizzazioni pubbliche sugli npl, che era stato bloccato per 9 anni, e grazie a cui è stato possibile per le banche fare il de-leverage di quasi 80 miliardi di euro di insoluti. Lo strumento della Gacs funziona bene e ha generato una concorrenza elevatissima, sostenendo un settore come il nostro: io credo vada incentivato e ampliato”.

… e il rifinanziamento dei prestiti in bonis
Gregorio Consoli, partner dello studio legale Chiomenti, spiega perché cessione e svalutazione sono due soluzioni non del tutto efficienti. “Dal punto di vista del soggetto bancario non sembrano soddisfacenti, perché bruciano valore che sta nel bilancio delle banche; inoltre hanno effetti pro ciclici importati perché con le svalutazioni si portano danni anche alle aziende debitrici. Il mondo npl viene alimentato da crediti perfoming che degradano. Ci sono sistemi per evitare questa onda. Uno strumento interessante introdotto in legge di bilancio che potrebbe diventare di politica economica, è quello che prevede nell’ambito della concessione dei prestiti garantiti la possibilità di utilizzare il prestito Sace anche per rifinanziare l’indebitamento dei debitori in bonis, a condizione che ci sia incremento della liquidità concessa del 25% o un allungamento delle scadenze. Questo può avere un trascinamento positivo: le imprese hanno più tempo per recuperare terreno e diventare più solide e solvibili. Dall’altro lato la normativa europea deciderà come classificare questi prestiti garantiti, ma se anche dovessero andare in default le banche avrebbero un lasso di tempo di 7 anni perché ci sia impiego di capitale con riferimento a quei crediti”.
Le fasi da attuare sono tre: la prima è ridurre l’afflusso di npl, la seconda è che gli indicatori non siano distorsivi a partire dalla definizione di default che ora lo è; e la gestione, in parte ordinaria in parte con bad bank che è uno dei possibili strumenti ma che da solo non funziona. E servono regole chiare di ingaggio.

Cosa devono fare le banche
Edoardo Ginevra, cfo di Bpm, porta il punto di vista delle banche, scagliandosi innanzitutto contro gli stessi messaggi distorsivi che arrivano dalla Bce. “La presidente Lagarde dichiara che il credito debba fluire a famiglie e imprese, e il giorno prima il numero uno della vigilanza Enria aveva sottolineato che i rischi bancari sono enormi per il futuro. L’ambiente non è dei più friendly sul fronte regolamentare perché le regole sono state pensate in un contesto completamente diverso da quello attuale e rischia di rallentare l’uscita dalla crisi. Le banche devono aggirare l’ondata di npl e ci stiamo attrezzando per affinare sistemi di monitoraggio del credito che performa per evitare di avere sorprese negative a moratorie scadute e interventi di sostegno finiti. Ma siamo confident che il mondo moratorie sia in una condizione controllabile. Le moratorie vanno anche letto anche alla luce di cosa accade alla liquidità delle imprese: oggi i soldi le imprese tendono a lasciarle sul conto corrente. La liquidità del sistema è aumentata e la cassa assicura solidità, anche se al momento equivale a rimandare le scelte di investimento”.

Laura Magna
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