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Le banche pagano lo scotto del covid. Mps: in rosso fino al 2022

Le banche pagano lo scotto del covid. Mps: in rosso fino al 2022

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

14 Agosto 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nel secondo trimestre le banche italiane hanno registrato un utile netto aggregato di 1,1 miliardi di euro contro i 3,7 miliardi dello stesso periodo del 2019

  • Le richieste di moratoria del debito hanno subito un rallentamento, contro un contestuale incremento dei prestiti garantiti

Secondo un’analisi di Dbrs Morningstar, nel primo semestre dell’anno le banche italiane hanno registrato una perdita netta complessiva di 464 milioni di euro. Previsto un aumento dei crediti deteriorati nel 2021. Mps: in rosso fino al 2022

Sono conti duri da digerire quelli delle banche italiane. Secondo l’analisi Italian banks continue to report higher Llps in Q2 2020 di Dbrs Morningstar, nel primo semestre dell’anno Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Ubi Banca, Credito Valtellinese, Banca popolare di Sondrio e Mps hanno registrato una perdita netta di 464 milioni di euro rispetto a un utile netto di 6,2 miliardi nello stesso periodo dello scorso anno. Ed è proprio da Mps che arriva l’allarme.

Dopo la presentazione dei risultati semestrali, che hanno visto un risultato netto negativo per 845 milioni, Mps ha rivelato che l’andamento in perdita dell’istituto potrebbe perdurare fino al 2022, alla luce dell’evoluzione dello scenario macroeconomico concretizzatosi in seguito allo scoppio della crisi epidemiologica. Nel secondo semestre, è dunque prevista una “revisione del piano industriale del gruppo, anche al fine di rivalutare le opzioni strategiche e le leve industriali a disposizione del management”, spiega la banca senese, precisando che l’aggiornamento delle stime interne pluriennali (2020-2024) presenta “valori economici e patrimoniali” inferiori rispetto a quelli del piano di ristrutturazione concordato con l’Unione europea. Nel resoconto intermedio di gestione del 31 marzo, Mps riteneva “realistico immaginare una crescita dello stock di crediti deteriorati nel breve-medio periodo” e un “conseguente incremento del costo del credito” in assenza di ulteriori interventi normativi.

Un incremento che potrebbe perdurare anche nel lungo termine, coinvolgendo tutto l’universo bancario. Secondo gli esperti di Dbrs Morningstar, nel secondo trimestre le banche italiane hanno registrato un utile netto aggregato di 1,1 miliardi di euro contro i 3,7 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno. Risultati influenzati principalmente non solo da un calo delle entrate ma anche da maggiori accantonamenti per perdite sui crediti (loan loss provision). Inoltre, le richieste di moratoria del debito hanno subito un deciso rallentamento, rispetto a un contestuale incremento dei prestiti garantiti.

“Ci aspettiamo – spiegano – che questo trend rimanga sostanzialmente stabile nei prossimi mesi, sebbene comprendiamo che il governo italiano probabilmente estenderà la scadenza di alcune moratorie oltre settembre, come inizialmente previsto, al fine di sostenere la ripresa dell’economia”. In questo contesto, concludono, sebbene la “combinazione di moratoria e prestiti garantiti dallo Stato rappresenti una forte misura di sollievo nel breve termine”, l’attuale scenario pone sul piatto un possibile aumento dei crediti deteriorati a partire dal 2021, “una volta scadute le moratorie”.

Rita Annunziata
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