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Banche contro BigTech: l’innovazione è la leva del futuro

Banche contro BigTech: l’innovazione è la leva del futuro

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Rita Annunziata
Rita Annunziata

25 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nei primi sei mesi del 2020 il roe (l’indice di redditività del capitale proprio) ha subito un crollo di oltre cinque punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno

  • Prosegue la discesa del rapporto tra crediti deteriorati e totale dei prestiti

  • “È fondamentale che le banche accelerino il processo di adozione delle nuove tecnologie, ormai imprescindibili per venire incontro alle nuove esigenze della clientela e per sostenere la concorrenza dei nuovi operatori”, spiega Alessandra Perrazzelli

Per vincere le sfide del futuro e recuperare livelli di redditività tali da consentire di generare e attrarre il capitale necessario a sostenere l’operatività, le banche si preparano ad accelerare il processo di adozione delle nuove tecnologie. Sul fronte opposto startup fintech e BigTech. L’analisi di Alessandra Perrazzelli di Bankitalia

La pandemia e le conseguenti misure di contenimento dei contagi hanno indotto non solo gli istituti finanziari ma anche la clientela a ricorrere a servizi fruibili da remoto. La nuova normalità, infatti, ha reso necessario il potenziamento di infrastrutture informatiche, l’adeguamento della compagine del personale ai rinnovati bisogni legati all’utilizzo delle nuove tecnologie, e un ripensamento delle modalità di interazione. Secondo Alessandra Perrazzelli, vice direttrice generale di Bankitalia intervenuta sul tema Il sistema bancario italiano tra difficoltà congiunturali e sfide tecnologiche in occasione dell’evento Supervision, risks and profitability 2020 promosso dall’Associazione Bancaria Italiana (Abi), questi adeguamenti “richiederanno investimenti di rilievo, contribuendo ad aumentare la pressione sul conto economico”, ma chi non riuscirà a stare al passo con i tempi potrebbe trovarsi in una condizione di svantaggio competitivo “difficilmente colmabile” ed “essere costretto a uscire, anche in tempi rapidi, dal mercato”. Ma qual è lo stato dell’arte del sistema bancario italiano di oggi?

Nel nostro paese, spiega Perrazzelli, gli effetti negativi della crisi pandemica sono stati mitigati dalle misure fiscali e monetarie dispiegate dalle diverse autorità. Eppure, per l’anno in corso è attesa una contrazione del prodotto interno lordo di poco inferiore al 10% e, sebbene le conseguenze sul sistema bancario risultino ancora contenute, nei primi sei mesi del 2020 il roe (return on common equity, l’indice di redditività del capitale proprio, ndr) ha subito un crollo di oltre cinque punti percentuali, “in larga parte a causa dell’aumento delle rettifiche sui crediti”. “Al momento la qualità del credito rimane buona – precisa Perrazzelli – Il rapporto tra crediti deteriorati e totale dei prestiti ha continuato a scendere nei primi sei mesi dell’anno. Tuttavia è proprio a causa dell’inevitabile, ulteriore, crescita delle perdite su crediti che ci si aspetta un marcato peggioramento della redditività, con ripercussioni anche sul livello di patrimonializzazione”. Secondo la vice direttrice generale, è necessario dunque che il processo di rafforzamento dei bilanci bancari prosegua.

Stando alle recenti dichiarazioni del governatore Ignazio Visco nel suo intervento al Comitato esecutivo dell’Abi, il futuro post-covid riserva sfide rilevanti per gli istituti di credito, in gran parte già presenti in passato ma acuite dallo scoppio della pandemia. Prima fra tutte quella di “recuperare un adeguato livello di redditività in un contesto caratterizzato da bassi tassi d’interesse e da mutamenti epocali indotti dal progresso tecnologico”, spiega Perrazzelli. Negli ultimi anni, infatti, le banche italiane hanno proceduto a incrementare il peso dei proventi da commissioni e avviato un processo di contrazione dei costi, ma “la congiuntura attuale richiederà un’accelerazione” su entrambi i fronti, “soprattutto per quelle banche che non hanno fino a ora registrato sufficienti progressi”.

Per conseguire economie di costo, continua, una delle possibili strade che gli istituti finanziari potrebbero continuare a percorrere o decidere di intraprendere è quella di esternalizzare parte delle proprie attività o siglare accordi commerciali di varia natura con soggetti terzi. “Non sono certo una novità – dichiara Perrazzelli – ma la necessità di espandere la quantità e la qualità dei servizi offerti mantenendo sotto controllo i costi e di diversificare il rischio di investimenti in settori innovativi sta spingendo sempre più intermediari a seguire questa strada”. Le stesse tecnologie, in questo contesto, permetterebbero di “spacchettare” ogni fase della catena produttiva e di ricomporla utilizzando “molteplici componenti prodotte da fornitori esterni”.

Ma la nuova normalità non è immune anche da nuovi rischi strategici, operativi e reputazionali. “L’estrema dipendenza del sistema bancario e finanziario mondiale dalla tecnologia e le fragilità che ne derivano – precisa Perrazzelli – divengono evidenti in occasione di incidenti informatici, che sono in grado di bloccare il sistema dei pagamenti e i mercati finanziari”. Di conseguenza, aggiunge, “non si può prescindere dal mantenere alta l’attenzione ed elevati gli investimenti per garantire la massima sicurezza informatica”.

In definitiva, a fronte dei grandi mutamenti economici e dell’accelerazione della transizione verso l’economia digitale determinata dallo shock pandemico, le sfide che gli istituti bancari italiani dovranno affrontare “non sono semplici”, conclude Perrazzelli. “È fondamentale che le banche accelerino il processo di adozione delle nuove tecnologie, ormai imprescindibili per venire incontro alle nuove esigenze della clientela e per sostenere la concorrenza dei nuovi operatori, siano essi startup fintech o imprese tecnologiche già affermate, le cosiddette BigTech. Non è tanto importante come la transizione digitale avrà luogo, quanto che avvenga, e in tempi rapidi”.

Rita Annunziata
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