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Arca Fondi Sgr: cuore digitale, finanza reale

Arca Fondi Sgr: cuore digitale, finanza reale

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Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda

13 Marzo 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il cuore dell’azienda è la piattaforma tecnologica sviluppata da Arca innovaction lab

  • L’Italia ha la brutta abitudine di guardare sempre alle medie, che restituiscono l’immagine di un paese schiacciato da un circolo vizioso di alto debito e bassa crescita

Dati e analytics sono alla base di un radicale processo di ristrutturazione che ha trasformato Arca Fondi sgr in una “data company”, come spiega a We Wealth l’ad e dg Ugo Loser, che rivendica il ruolo dell’industria del risparmio nel favorire l’afflusso di capitali verso il mondo delle aziende, privilegiando quelle più sostenibili

Siamo una data company”, un’azienda fondata sui dati. È la definizione che meno ti aspetteresti dall’amministratore delegato di una storica società di gestione del risparmio italiana, fondata nel 1983 – subito dopo l’introduzione della legge 77 che istituì la disciplina sui fondi comuni d’investimento – grazie all’unione di 12 banche popolari azioniste, alle quali, nel corso degli anni, si sono aggiunti, come soggetti collocatori, numerosi altri istituti di credito e società finanziarie. Ma quando Ugo Loser, ad e direttore generale di Arca Fondi sgr, 33 miliardi in gestione, entra nel merito, spiegando la sua affermazione, le perplessità svaniscono.

“Nel 2011, anno del mio arrivo, abbiamo iniziato un radicale processo di cambiamento del modello operativo e organizzativo, che ha subìto un’accelerazione negli ultimi anni”, racconta il manager, una lunga carriera nella consulenza, come partner di Bain & Company, e nell’investment banking internazionale (Goldman Sachs), prima dell’approdo al risparmio gestito. “Non a caso lo scorso anno Arca Fondi è stata premiata dal prestigioso magazine inglese International investor come Digital wealth management company of the year per l’Italia”.

Cosa significa essere una data company nel mondo dell’asset management?

Il cuore dell’azienda è la piattaforma tecnologica sviluppata dal nostro Arca Innovaction lab, il centro pulsante del business, che attraverso l’uso di dati e di strumenti di analisi sofisticati, fornisce input a tutte le altre divisioni. Prima della trasformazione, ogni reparto – dai gestori ai banker passando per la banca depositaria – utilizzava e processava le informazioni in modo disaggregato. Abbiamo deciso di mettere tutti questi dati a fattor comune, realizzando un unico sistema integrato che si connette con le diverse interfacce: l’app per i clienti, il software utilizzato dai gestori e la soluzione per l’assistenza al collocamento alla rete di vendita.

 

Come siete arrivati a questo risultato?

Attraverso una radicale ristrutturazione, non è stato un percorso indolore. La trasformazione digitale si realizza solo favorendo una nuova cultura digitale in azienda. Nel 2019 abbiamo messo a bilancio un importante piano di incentivi all’esodo. E questo ci ha permesso di assumere risorse con forti competenze digitali – in larga parte provenienti dalla consulenza e dal mondo It – che oggi rappresentano il 20% circa dello staff. Perché la nuova cultura prenda piede in una realtà consolidata, è necessario che gli innesti raggiungano una certa massa critica. Altrimenti i vecchi modelli sono difficili da superare.

 

Perché l’uso dei dati è centrale per una società che di mestiere prende decisioni d’investimento per consegnare valore ai clienti?

Non esistono più le star del trading e della gestione. I dati sono alla base della nostra infrastruttura analitica, che presiede al processo di costruzione dei portafogli e di gestione dinamica dei rischi, a supporto di tutti i gestori. Sa qual è la decisione più difficile per un money manager?

 

Quale?

Riconoscere che una scelta fatta in passato è sbagliata, che bisogna uscire da una posizione capitalizzando una perdita. Il problema si risolve se quella decisione viene guidata da un applicativo di intelligenza artificiale, supervisionato da un team di gestori esperti che, attraverso un sofisticato sistema di elaborazione dei dati, aiuta a fare la cosa giusta, evitando gli errori. L’utilizzo dello stesso metodo, molto rigoroso, consente di ottenere una uniformità di risultati su tutte le gestioni, come dimostrano i riconoscimenti ottenuti anno dopo anno per le performance dei nostri fondi.

 

Cos’altro fa la piattaforma?

Permette di predisporre una rendicontazione differenziata a favore dei clienti. Di realizzare campagne marketing ad hoc in funzione di età, geografia, profilo di rischio e tipologia di cliente. È utile anche per lo sviluppo di nuovi prodotti: attraverso i dati, sempre loro, siamo in grado di costruire un determinato portafoglio con un certo rendimento atteso; possiamo testarlo e sapere come si comporterà se sul mercato si dovessero verificare ondate di negatività simili a quelle osservate in circostanze passate. I nostri strumenti di analisi ci permettono inoltre di costruire una modulistica proprietaria in riferimento ai parametri di sostenibilità Esg, fino a stabilire l’impatto sociale, di governance e ambientale dei fondi, ad esempio attraverso la misurazione del carbon footprint, letteralmente “l’impronta di carbonio”, il parametro che viene utilizzato per stimare le emissioni gas serra causate da un prodotto, un servizio o un’organizzazione, espresse generalmente in tonnellate di Co2 equivalente.

 

La sostenibilità è un tema un po’ inflazionato…

Guardi non è una moda, c’è molta sostanza. L’integrazione tra analisi finanziaria e parametri Esg (environmental, social, governance ndr) è un importante strumento di gestione dei rischi non finanziari e consente di selezionare le aziende che sono meglio attrezzate per le sfide future: in definitiva, un business sostenibile offre maggiori visibilità sulle prospettive della redditività nel medio e lungo termine. Non riguarda solo il rispetto dell’ambiente e l’impatto sulla società ma anche i modelli di governance: un’azienda che nel board non ha donne né consiglieri indipendenti probabilmente non è guidata nel migliore dei modi possibili. Per analizzare questi fattori abbiamo effettuato importanti investimenti in modelli proprietari di valutazione focalizzati sulla sostenibilità.

 

Tutti i vostri fondi sono investiti secondo criteri di responsabilità sociale e ambientale?

Su tutte le masse applichiamo dei filtri di analisi Esg. Poi abbiamo anche dei fondi in cui l’impronta della sostenibilità è più marcata. Una cosa è certa: il settore del risparmio gestito ha una grossa responsabilità: può essere un acceleratore del cambiamento, incoraggiare l’afflusso di capitali a favore delle aziende più attente all’impatto sociale e ambientale.

 

Un’analoga responsabilità vale anche per il finanziamento dell’economia reale…

Noi siamo impegnati su questo fronte ben prima che si iniziasse a parlare di piani individuali di risparmio. Da molti anni vado ripetendo che l’economia reale italiana presenta delle opportunità sorprendenti. L’Italia ha la brutta abitudine di guardare sempre alle medie, che restituiscono l’immagine di un Paese schiacciato da un circolo vizioso di alto debito e bassa crescita, dove si fa poca innovazione. È un ritratto davvero ingeneroso, se si pensa alle molte aziende italiane che hanno conquistato la leadership a livello mondiale nel proprio settore. Finanziarle alimenta indirettamente anche la crescita di tutte le aziende che ruotano attorno alle eccellenze italiane.

 

Quali sono gli strumenti più efficaci?

I piani individuali di risparmio sono certamente una risposta. Ma anche il mondo della previdenza è cruciale se si vogliono trasferire risorse dal mondo del risparmio a quello della real economy. Ovviamente, nella scelta delle aziende che vantano le migliori prospettive in termini di sviluppo del business e redditività, ci aiuta la nostra piattaforma. Cioè dati e analytics, sempre loro.

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
Direttore del magazine We wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, ha coordinato la redazione di Forbes Italia da gennaio 2018 a settembre 2019. Collabora con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza. Caporedattore del Magazine AdvisorPrivate tra il 2015 e il 2017, in passato ha scritto per l’Espresso, il Mondo, il Messaggero, Capital, Patrimoni, Panorama, Mf e Wall Street Italia. È laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano
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