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WisdomTree, con la volatilità l’oro torna di moda

WisdomTree, con la volatilità l’oro torna di moda

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Livia Caivano
Livia Caivano

22 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 5 min
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Reddito fisso, qualità creditizia nel mercato dei corporate bond e Giappone: questi i temi affrontati durante la conferenza annuale di WisdomTree

“La volatilità di fine anno ha ricordato agli investitori la funzione di bene rifugio dell’oro e le vicissitudini politiche mondiali con cui si è aperto il 2019 mi portano a credere che gli investitori continueranno a usarlo per proteggersi”: così Massimo Siano, co-head of Southern Europe Distribution di WisdomTree, ha aperto la conferenza annuale organizzata a Milano da WisdomTree, per parlare dello scenario di mercato che con il 2019 si va aprendo. “Ci aspettiamo che l’aumento dei prezzi continui nel corso del 2019, dato che le posizioni short dei mercati dei futures gold sono coperte. Su una prospettiva contraria, il petrolio ha perso parecchio terreno a causa dell’aumento della produzione per far fronte alle sanzioni dell’Iran. La decisione di Trump di esentare dalle sanzioni i consumatori di petrolio iraniano ha però provocato un surplus di offerta nel mercato petrolifero. L’Opec e gli Stati associati hanno risposto decidendo a dicembre di tagliare la produzione di 1,2 milioni di barili. A breve l’Opec pubblicherà la quota di produzione di ciascun Paese e credo che rafforzerà l’aderenza agli obiettivi del gruppo. Mi aspetto che i prezzi si riprendano nel 2019, soprattutto se il protezionismo statunitense dovesse diminuire, rilanciando la ripresa delle attività industriali e della domanda”. Ma non solo l’oro a fare da paracadute agli investimenti dell’anno. Siano sottolinea anche l’importanza, sul lungo termine, dell’intelligenza artificiale.

Reddito fisso: Fed, qualità del credito sottostante decisiva

“La Banca Centrale Americana si concentrerà sull’analisi delle condizioni finanziarie e sui dati ad essa connessi”, interviene Kevin Flanagan, senior Fixed Income Strategist di WisdomTree a proposito dei prossimi passi della Fed. “Se questi dovessero confermare un rallentamento della crescita statunitense, sarei propenso a credere che lo stillicidio di fine anno potrebbe avere fine, dando alla Fed l’opportunità di aumentare i tassi almeno una volta nel 2019 e di proseguire la normalizzazione del bilancio”. Flanagan prosegue: “Credo fermamente che un tema fondamentale negli Stati Uniti sarà il passaggio verso la qualità creditizia nel mercato dei corporate bond. Nonostante negli ultimi due anni il mercato obbligazionario statunitense si sia concentrato sulla cosiddetta “protezione dei tassi”, penso che il 2019 sarà dedicato all’altro rischio del reddito fisso, cioè la protezione del credito. Nelle scelte di investimento si dovrà alzare l’asticella sulla qualità del credito sottostante, sia perché la Fed non ha più un atteggiamento accomodante, sia perché il ciclo del credito ha raggiunto la maturità”.

Giappone, small-cap sugli scudi

Sullo scenario asiatico è intervenuto Jesper Koll, head of Japan di WisdomTree: “In generale, il 2019 si prospetta alquanto positivo per gli asset giapponesi, in particolare per le azioni small-cap. Il Giappone ha tutte le carte in regola per disancorarsi dalla traiettoria di rallentamento globale. La crescita sarà favorita da una serie di fattori tra cui l’accelerazione sugli investimenti domestici, guidata dal settore dei servizi e dall’aumento della domanda interna che consegue a quello dei salari.  La Banca del Giappone, sulla scia di una politica fiscale finalizzata al mantenimento dei tassi intorno allo zero, sta facendo dei passi in avanti nel suo processo di vendita del capitale azionario ai risparmiatori giapponesi: per smorzare la portata delle misure finanziarie che l’hanno portata a detenere il 6% del mercato azionario, l’unica valida alternativa è quella di incentivare i risparmiatori giapponesi – soprattutto i più anziani – ad acquistare gli Etf direttamente dalla Banca Centrale, attraverso misure fiscali come l’esenzione delle tasse di successione. Il risultato finale sarebbe una ri-privatizzazione delle azioni giapponesi, confini più marcati sulla proprietà delle aziende e un miglior profilo di rischio/rendimento per i bilanci del settore domestico. Infine, anche la rivoluzione della gestione del capitale aziendale, con particolare attenzione ai rendimenti degli azionisti, ai dividendi e ai riacquisti, avrà un’influenza positiva.”

Livia Caivano
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