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Rothschild&Co, l’arte di trovare valore nel lungo periodo

11 Febbraio 2019 · Riccardo Sabbatini · 7 min

  • Rothschild ha interesse in imprese con un Ebidta non superiore agli 80 milioni e con prospettive di crescita

  • I portafogli liquidi della società sono fatti di stock e di strumenti di protezione necessari a tutelare il capitale

  • Rotschild utilizza anche strategie fixed income, in modo molto prudenziale

La filosofia d’investimento di Rothschild&Co coniuga un’attenta selezione delle società su cui puntare, nell’equity come nel debt, a una completa assenza di conflitti d’interesse. L’intervista a Ilaria Romagnoli, head of Italy wealth management della società

La principale asset class di riferimento è l’equity, è l’unica attività finanziaria liquida che protegge nel lungo periodo. Ovviamente investiamo anche in fixed income ma siamo cauti e molto selettivi soprattutto nello scenario attuale”. Parla Ilaria Romagnoli, head of Italy wealth management di Rothschild & co. Le periodiche instabilità dei mercati non scuotono la fiducia che la maison nutre da sempre nei confronti dei mercati azionari. Da oltre due secoli le famiglie influenti del continente si affidano ai Rothschild per proteggere i patrimoni e trasferirli da generazione a generazione.

E’ una storia che negli anni si è ramificata nelle principali piazze finanziarie europee dando vita ad un’unica divisione che gestisce istituzioni finanziarie, ciascuna con la propria identità ma gestite con le medesime filosofie di investimento, Parigi, Londra, Zurigo, Milano, Francoforte, e poi ancora Asia e Stati Uniti. Rothschild & co, la holding oggi quotata a Parigi è nata molti anni fa su iniziativa di David de Rothschild che, insieme ad Eric de Rothchild, ha rinverdito quella tradizione attraversando con successo anche le fasi più turbolente dei mercati finanziari prima di passare il testimone al figlio Alexandre, mantenendo comunque un ruolo nella governance.

Oggi il gruppo è una realtà che combina l’attività di asset e wealth management (68 miliardi di euro in gestione) con quella di merchant bank (oltre 11 miliardi) e la consulenza strategica anche nelle operazioni di M&A, che, oltre ad essere una porzione rilevante del nostro business, rappresenta anche una grande fonte di importanti relazioni al livello internazionale. Ha innovato nel tempo la sua strategia ma è rimasta sempre fedele alla stessa filosofia, quella di un investitore che sceglie con cura le società su cui scommettere in prima persona e che propone alla propria clientela in una visione di lungo periodo e assenza di conflitti d’interesse. In questa intervista Romagnoli spiega i punti di forza di un modello di successo e perchè, appunto, l’investimento in azioni continui a mantenere intatta la sua centralità. “Riteniamo – spiega – che sia l’approccio migliore per centrare l’obiettivo della protezione dei patrimoni nel lungo periodo”.

Anche quando si addensano nubi di recessione come mostrano gli ultimi indicatori economici?

Per la verità non ci aspettiamo una grave recessione nell’anno appena iniziato, al livello di economia globale, semmai un rallentamento. Il Pil nel mondo continuerà a crescere, ovviamente con tanti problemi da risolvere al livello politico ed economico. Ciò non toglie che anche noi prevediamo un anno volatile benché con una view non del tutto negativa. Ci preoccupa soprattutto l’instabilità politica che, se duratura, può avere effetti sull’economia. E’ un’incertezza che alimenta un question mark tra gli operatori. Questi si posizionano per riuscire ad anticipare gli eventi ed il risultato delle tante notizie che si susseguono nello scenario politico è quello di diffondere un’instabilità emotiva sui mercati. Nell’andamento negativo dei listini pesa inoltre anche il trend crescente nel mercato delle merger & acquisition.

In che senso?

In questi anni la grande liquidità a disposizione degli investitori ha sostenuto acquisizioni di società a prezzi progressivamente crescenti. I multipli si sono gonfiati e questo ha fornito una giustificazione a valori di Borsa in crescita anch’essi. Certo, questi erano anche l’effetto di un’economia in ripresa ma, appunto, non va trascurato il peso che nelle valutazioni hanno avuto le transazioni nel mercato dell’M&A con aziende vendute a 15-20 volte dell’Ebidta. Quei prezzi così elevati, alla fine, hanno spinto gli operatori a pensare che il ciclo si stava esaurendo. E così, quando quei multipli hanno iniziato a declinare, sono arrivati anche gli storni nelle Borse. Ovviamente, questi non sono gli unici motivi della correzione di fine 2018, ma ne spiegano sinteticamente una buona parte.

Ma come si fa a contrastare l’instabilità e l’emotività dei mercati continuando a mantenere la presa sull’equity? Che strategia suggerite ai vostri clienti?

In questo partiamo avvantaggiati. La nostra strategia di investimento ha preso forma in questi anni riflettendo sulle conseguenze della crisi dei mercati finanziari del 2008. La risposta di Rothschild a quelle tensioni è stata di tornare all’origine dell’investimento azionario, ai fondamentali, ad un rapporto più stretto tra finanza ed economia reale. Si compra equity perché si ha fiducia in un’azienda, in una storia imprenditoriale, in un management e ovviamente nel fatto che in quel momento il prezzo da pagare non sconta ancora la crescita di valore che ci attendiamo. In un’ottica di lungo periodo noi siamo molto single ticket, cioè investiamo e  proponiamo ai nostri clienti di investire in singole società.

Nell’effettuare le scelte d’investimento facciamo una selezione molto attenta, analizziamo i bilanci, parliamo con gli amministratori ed anche con gli ex manager, un’analisi bottom up resa possibile anche grazie al nostro network globale. Ci sforziamo di capire la validità del progetto imprenditoriale. Siamo molto attenti all’evoluzione dei settori e dei mercati e cerchiamo di anticipare le tendenze. I nostri portafogli liquidi sono fatti di stock e di strumenti di protezione necessari a tutelare quel capitale. Acquistiamo opzioni e facciamo ricorso a strategie idonee per coprire le principali possibilità di downturn dei mercati. Costruiamo, insomma, un piccolo bunch (casco) di protezione. Accanto a questi, utilizziamo anche le strategie fixed income, come dicevo, in modo molto prudenziale.

Niente fondi d’investimento nei vostri portafogli?

I fondi costituiti dalla nostra unità di asset management sono rivolti soprattutto ai clienti istituzionali di Rothschild e alle reti. Alla clientela private, come dicevo, preferiamo proporre investimenti selezionati secondo un criterio indipendente, ivi inclusi quelli in singole imprese. Tuttavia abbiamo anche partnership con fund manager che coprono, in modo eccellente, particolari segmenti di mercato. E’ il caso, ad esempio, di Bares Capital Management che seleziona società Usa attive nel business services. In questo caso trasferiamo interamente ai nostri clienti i benefici di questa scelta, non percepiamo inducement.

Quindi, a differenza di molti gestori, non vi spaventa la Mifid 2 che vieta sostanzialmente gli inducement.

Per nulla, sia sotto il profilo della trasparenza che, come dicevo, degli incentivi siamo da tempo del tutto allineati al nuovo set normativo. Occorre anche tenere presente che noi ci rivolgiamo a clienti con patrimoni e cultura finanziaria elevati. Il nostro target sono soggetti con un patrimonio di almeno 5 milioni ma in effetti, i patrimoni in gestione sono in media di ammontare circa tre volte superiore.

Gli investimenti liquidi in azioni rappresentano la vostra unica proposizione d’investimento?

No, come dicevo anche il fixed income ci vede interessati, soprattutto per gli investitori che sono in attesa di definire una vera strategia di allocazione Inoltre, nel corso degli ultimi anni abbiamo arricchito la nostra offerta di prodotti illiquidi. Anche in questo caso, la nostra scelta è stata la conseguenza di una riflessione seguita alla crisi dei mercati finanziari del 2008. Poiché la liquidità sui mercati tradizionali oggi si sposta molto velocemente ci siamo chiesti, nell’ottica di un family office o di una holding familiare, dove potevano essere colte opportunità per un’efficiente diversificazione del portafoglio. Abbiamo pensato che, nell’ambito di un più lungo orizzonte investimento, sarebbe stato opportuno sperimentare quelli che oggi vengono chiamati alternative investment. E così abbiamo fatto.

Qual è il razionale di questa strategia?

Naturalmente la proponiamo a quei clienti che non hanno necessità di dismettere in tempi brevi il loro patrimonio. In questi casi, fatta salva una quota prevalente in asset liquidi e protetti nel modo in cui prima dicevo, si aprono possibilità interessanti d’investimento nel mondo delle medie imprese, sia nel settore equity che debito privato. Ci interessano imprese con un Ebidta non superiore agli 80 milioni e con prospettive di crescita. Nell’articolazione della nostra offerta siamo stati favoriti anche dalla storia del nostro gruppo. Ogni euro su cui Rothschild investiva è divenuto un prodotto da offrire. In questo può essere apprezzata un’altra nostra specificità. Tutto ciò naturalmente realizza un completo allineamento di tutti gli interessi. Non bisogna poi dimenticare un ultimo aspetto.

Quale?

Ci rivolgiamo ad una platea di investitori composta spesso da imprenditori. Costoro conoscono assai bene il mondo delle piccole e medie imprese perché è il loro mondo e quindi si trovano a proprio agio nel valutare queste proposte d’investimento.

Ma in concreto cosa si trova negli scaffali di Rothschild dedicati algli investimenti alternative?

Vi sono innanzitutto i fondi di private equity: il Fapi (Five Arrow princial investiment) che ha l’Europa come area geografica; il Facp (Five arrow capital partners) che investe in aziende Usa. Lo sviluppo negli ultimi anni è stato significativo. Il Fapi è partito nel 2009 con una dotazione di 600 milioni. Oggi stiamo finalizzando il fund raising di un terzo fondo che dovrebbe superare il miliardo per cui abbiamo avuto molto interesse. Accanto a questi, abbiamo i fondi che investono nel mercato secondario. Nel complesso è un portafoglio gestito di circa 6 miliardi. A tutto questo si aggiunge l’offerta di strumenti di private debt articolata in direct lending e credit management (5 miliardi in tutto).

In particolare, il credit management, ovvero l’investimento nei loans in sede di leverage buy out, crediamo sia ancora un settore dove si possono trovare interessanti opportunità. E’ un asset class dove investiamo sia in Europa sia negli Stati Uniti e dove abbiamo raggiunto ottimi risultati, grazie anche al nostro processo di investimento molto selettivo e rigoroso. Su questa asset class costruiamo anche managed account ad hoc per gli investitori e vediamo che sta rappresentando una scelta sempre più utilizzata sia al livello internazionale, sia inItalia. Per noi è una valida alternativa al mondo fixed income che oggi non è in grado di dare rendimenti.

Nella scelta delle imprese su quali settori puntate?

Normalmente i settori che ci piacciono maggiormente sono: healthcare, education, business service, piattaforme IT. Anni fa comprammo ad esempio un’azienda inglese che aveva un algoritmo molto ben sviluppato per la stima degli errori nelle sale operatorie. In seguito l’abbiamo fusa con un’altra società attiva in Usa nello stesso campo.

Come seguite gli investitori Italiani?

A Milano c’è un team di 10 professionisti che, oltre a seguire i nostri clienti, si occupano delle diverse fasi che riguardano la gestione dei patrimoni, a partire dal fornire la consulenza per la costruzione delle migliori strutture (strutture societarie o altro) fino allo studio della migliore allocazione del patrimonio nelle diverse asset class avendo riguardo sia alla diversificazione geografica sia alle valute. Il team di Milano lavora poi con i diversi team internazionali che studiano e propongono le specifiche filosofie di investimento.

A proposito dei rischi geopolitici, vi preoccupa maggiormente il rischio Italia o la Brexit?

Parlando con franchezza il rischio Italia è sempre esistito, solo che in passato si chiamava in un altro modo, abbiamo sempre dalla nostra un paese pieno di spirito imprenditoriale in grado di affrontare molte difficoltà anche grazie alla capacità di innovazione. Quanto alla Brexit non siamo certamente contenti di quanto sta avvenendo anche se credo che, prima o poi, verrà trovata una soluzione.

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini
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