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Ritorni garantiti? Sì, con le infrastrutture regolamentate

Ritorni garantiti? Sì, con le infrastrutture regolamentate

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Gloria Grigolon
Gloria Grigolon

25 Settembre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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Beneficiare di ritorni azionari esponendosi ad un rischio obbligazionario? Possibile, grazie alle infrastrutture regolamentate. Anche per Warren Buffett le regulated utilities sono una vera e propria cash cow: una parte importante degli asset della Berkshire Hathaway è infatti investita in network infrastrutturali

Investitori alla ricerca di titoli difensivi, preoccupati dal generale clima di sfiducia, dall’eventualità di una nuova recessione e da un’economia globale in fase di rallentamento. A tale scenario fa da contorno un ambiente finanziario contraddistinto da tassi di interesse bassi o negativi, che difficilmente riusciranno a rialzare la testa nell’arco di breve tempo. Su cosa è bene orientarsi nell’attuale contesto di mercato? Quali settori potrebbero beneficiare delle condizioni in essere?

Investire in infrastrutture: la scelta delle aziende

“Quando parliamo di infrastrutture regolamentate” ha esordito Stefano Reali, vice Direttore e fund manager di Pharus Management SA “intendiamo network infrastrutturali di rilevanza strategica e sociale per gli Stati”. Le società che gestiscono tali network operano di fatto o in regime di monopolio o con contratti di concessione di lunghissimo periodo creando in tal modo “alte barriere all’entrata, che assicurano a questo tipo di attività ritorni molto stabili, lineari e prevedibili per gli investitori.

Sommando i relativi dividendi, sostenibili e stabili nel tempo, ma anche particolarmente rilevanti grazie agli elevati flussi di cassa tipici del settore, si arriva ad avere in portafoglio un’asset class con rendimenti a doppia cifra e volatilità contenuta. La crescita attesa delle azioni di queste aziende si attesta infatti tra il 5% e il 10% all’anno.

Infrastrutture: le opportunità del settore

Il perdurare di una fase di mercato caratterizzata da crescita modesta, inflazione contenuta e tassi bassi, ha portato i principali listini a toccare massimi crescenti. “Più il ciclo diventa maturo, più è lecito attendersi il ritorno della volatilità” ha argomentato Reali “condizione pericolosa soprattutto per gli investitori azionari avversi al rischio”.

In questo scenario di fine ciclo economico, “l’investimento in infrastrutture regolamentate può offrire una solida alternativa, poiché storicamente rappresentano un’asset class difensiva, decorrelata dall’andamento dell’economia e dei prezzi delle materie prime, con un profilo di crescita stabile e lineare, saldamente ancorato a flussi di dividendi sostenibili nel tempo, alla crescita del capitale reinvestito e a ricavi indicizzati all’inflazione e alle variazioni del risk-free. I ritorni delle relative società” ha proseguito Reali, “sono infatti garantiti dal regolatore in base a criteri definiti ex-ante e agli asset che possiedono. Più questi crescono, più aumentano gli utili, i flussi di cassa e di conseguenza i dividendi. Poiché sono titoli di fatto bond proxy, apparentemente potrebbero sembrare sfavoriti in uno scenario di rialzo tassi, ma le relative analisi dimostrano che questo assioma è vero solo nel breve periodo”.

La soluzione di Pharus: Pharus sicav target equity dividend

Formalmente, Pharus sicav target equity dividend è un fondo azionario che seleziona utility specializzate in infrastrutture regolamentate. Lo strumento mira ad ottenere rendimenti a doppia cifra con una volatilità ridotta, simile a quella dei bond.

“Le regulated utilities su cui investe il comparto hanno come core business le reti di trasmissione e distribuzione elettrica, il trasporto di acqua e gas, lo stoccaggio gas e la rigassificazione. Esclude invece autostrade, porti, aeroporti, ferrovie e torri telecom. Mentre infatti la volatilità delle infrastrutture legate a trasporti e telecomunicazioni dipende dai volumi di traffico e, più in generale, dal ciclo economico, i ritorni delle utility regolamentate sono decorrelati dalla congiuntura economica, oltre che garantiti in base a criteri stabiliti ex ante”.
Concentrato su circa 25 titoli, è attualmente diversificato su base geografica in base all’environment regolatorio su Europa, Stati Uniti, Canada, Australia e Regno Unito, con cambio coperto eccetto l’eur/usd che è coperto solo al 50%.

Il comparto è pensato in particolare per quegli investitori prudenti che, tipicamente, hanno una predilezione per i bond e si approcciano invece con difficoltà al mondo azionario, caratterizzato da una volatilità poco in linea con il loro profilo di rischio.
“Il fondo” ha concluso Reali “è l’evergreen ideale per gli investitori, poiché di fatto è un veicolo ibrido tra azionario e obbligazionario e poiché i ricavi delle aziende in portafoglio sono reali, cioè solitamente aggiustati per inflazione e variazioni del risk-free e neutralizzati dal rischio volumi o dal prezzo della commodity”.

Gloria Grigolon
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