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Rise of Asia, i nuovi orizzonti degli investimenti

31 Dicembre 2018 · Riccardo Sabbatini · 5 min

  • Se nei primi anni novanta le esportazioni verso gli Usa e l’Europa pesavano per 44% del totale, la stessa percentuale si è ora ridotta al 29% e nel frattempo i commerci intra-regionali sono aumentati dal 44 al 57 per cento

  • Soprattutto per il Giappone le esportazioni verso gli altri paesi asiatici rappresentano attualmente i due terzi del totale e soltanto per il rimanente 35% le merci prendono la strada dell’Europa e degli Usa

Comgest nel report “Rise of Asia” indaga sui trend economici e sociali del continente, facendo il punto sulla situazione e indicando quali settori dell’industria e dei servizi sono maggiormente coinvolti nella crescita della middle class, di cui a cascata, stanno approfittando anche i maggiori player globali

La classe media, in declino in Europa, è invece in piena ascesa in Asia dove sta trainando lo sviluppo del continente. Ad indagare sui trend, assieme economici e sociali, dell’intera area è un report di Comgest (“Rise of Asia”) che fa il punto sulla situazione esistente e indica quali settori dell’industria e dei servizi sono maggiormente coinvolti nella crescita della middle class, di cui a cascata, stanno approfittando anche i maggiori player globali. Qualche esempio: Unilever genera un quarto dei suoi ricavi nei paesi asiatici e lo stesso accade per Rechitt Benckiser, il gigante britannico dei prodotti igienici. Per non parlare dei marchi del lusso francesi ed italiani che spopolano tra le nuove classi agiate del continente. Ciò che è interessante notare è che nell’ultimo periodo – sottolinea lo studio – si è rafforzato in Asia un vero e proprio eco sistema commerciale. Se nei primi anni novanta le esportazioni verso gli Usa e l’Europa pesavano per 44% del totale, la stessa percentuale si è ora ridotta al 29% e nel frattempo i commerci intra-regionali sono aumentati dal 44 al 57 per cento. Soprattutto per il Giappone le esportazioni verso gli altri paesi asiatici rappresentano attualmente i due terzi del totale e soltanto per il rimanente 35% le merci prendono la strada dell’Europa e degli Usa.

L’ingresso nella classe media – spiega lo studio – è scandito da un’evoluzione nella struttura dei consumi che segue tradizionalmente lo stesso percorso. “Quando fa il suo ingresso nella classe media un individuo inizia ad acquistare una moto, poi una macchina o la casa. Questo megatrend sta sostenendo la domanda di compagnie come Hero Motors, Suzuki o Hdfc in India. Una volta che possiede tutte queste cose una persona cerca anche di proteggere lo stile di vita della sua famiglia e allora che fa? Compra una polizza vita”. Si spiega anche così perché Ping An, la maggiore compagnia cinese ha un esercito di ben 1,5 milioni di agenti.
 Seguendo quest’onda stanno nascendo, nei singoli paesi, grandi campioni nazionali. Come Maruti, casa automobilistica indiana posseduta dalla giapponese Suzuki o, sempre in India, The Housing and Development Finance Corporation che ha raggiunto un Roe del 20 per cento. E’ il più grande erogatore di mutui immobiliari e possiede la maggiore banca privata e assicurazione del paese.

In Cina, grazie ad efficienti servizi di logistica e agli scambi di informazioni attraverso internet, qualità e brand dei prodotti sono divenuti aspetti sempre più considerati. Mongolia Yili ’s (prodotti di latte e gelati) investendo l’8% del suo budget in product brand ha raggiunto una quota di mercato del 30 per cento. Anta sport destina allo stesso scopo il 10% delle vendite, la stessa percentuale di Nike o di Adidas in China.

In generale lo sviluppo accelerato delle tecnologie digitali sta creando un nuovo ambiente economico, impensabile appena pochi anni or sono. Le vendite on line sono salite dal 10 al 30 per cento in appena 5 anni (2012-2017) mentre in Usa sono ancora sotto il 15 per cento. A WeChat (servizio di messaggi- stica che tuttavia include anche servizi di pagamento) sono iscritti il 97% degli utenti Android cinesi. Molti altri esempi potrebbero essere fatti.

Lo sviluppo dei sistemi educativi in alcuni paesi dell’Asia sta permettendo di esportare skill intellettuali. La mancanza di manodopera specializzata in Usa ed Europa sta spingendo molte società di quei paesi ad utilizzare servizi offerti da compagnie Indiane. Società come Tata Consulting, Infosys e Cognizant hanno la maggioranza della loro manodopera e asset in India ma servono clienti in tutto il mondo.

Un’altra conferma dello sviluppo tecnologico raggiunto dal continente asiatico viene dalla farmaceutica. Per esempio in Usa di dieci prescrizioni di medicine, 9 riguardano farmaci generici e, di questi, tre sono fabbricati in India.

Il Giappone che sopravanza di molte lunghezze gli altri paesi dell’area nello sviluppo tecnologico, si sta grandemente avvantaggiando dei nuovi trend. Fanuc che detiene l’80% della quota mondiale nelle macchine a controllo numerico (Cnc, Computer Numeric Controll) ha incrementato al 40% la sua penetrazione in Asia. E Daifuku, leader mondiale nell’automazione industriale genera all’estero il 67% dei suoi ricavi ed il 33% viene dall’Asia. Tutte queste società sono attentamente vagliate dagli investitori istituzionali di tutto il mondo, ed in prima fila, ad inserirne i titoli nei propri portafogli, vi sono spesso i gestori di Comgest. Lo spazio per crescere non manca considerata l’attuale e “ingiustificabile” – sottolinea lo studio – sotto rappresentazione delle imprese asiatiche negli indici azionali mondiali.

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini
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