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Private debt, opportunità per Pmi e istituzionali

Private debt, opportunità per Pmi e istituzionali

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Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona

08 Aprile 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Il private debt dev’essere visto come una modalità di finanziamento complementare a quella bancaria tradizionale

  • Il private debt è un termine molto ampio e include diversi tipi di strumenti e modalità di finanziamento: si passa dai minibond al crowdfunding, ai fondi di invoice financing o di factoring evoluto

Ampie potenzialità per il private debt. In Italia si stima che oltre il 70% dei crediti commerciali non sia coperto da soluzioni di finanziamento. Si parla di circa 500 miliardi che rappresentano una nicchia di mercato interessante e dov’è possibile innovare tramite il fintech. Intervista ad Alberico Potenza, dg di Groupama Am Sgr

Il private debt e la finanza alternativa stanno crescendo a ritmo sostenuto anche in Italia. Un fenomeno che replica quello che già è successo in altri Paesi europei e di stampo anglosassone. Il termine è però molto ampio e include diversi tipi di strumenti e modalità di finanziamento: si passa, infatti, dai minibond al crowdfunding, ai fondi di invoice financing o di factoring evoluto. We Wealth ha fatto il punto con Alberico Potenza, dg di Groupama Am Sgr e direttore investimenti del Supply chain fund.

Il private debt quale canale alternativo di finanziamento per le imprese, quali sono gli sviluppi in Italia e nel mondo?

Non lo definirei un canale di finanziamento alternativo a quello bancario tradizionale che per molti versi resta imprescindibile come fonte di credito per le Pmi. Il private debt deve essere visto come una modalità di finanziamento complementare a quella bancaria tradizionale. Le Pmi italiane seppur solide e potenzialmente redditizie soffrono di problemi legati all’andamento del capitale circolante.
Pensiamo che ci sia un mercato potenziale molto alto: viene stimato che in Italia oltre il 70% dei crediti commerciali non sia coperto da soluzioni di finanziamento. Si parla di circa 500 miliardi di euro che rappresentano una nicchia di mercato interessante e dove è possibile innovare tramite il fintech. Penso ad esempio al factoring evoluto o alle piattaforme dove è possibile comprare crediti commerciali.

L’invoice financing e il factoring evoluto in cosa si differenziano dalla soluzione di factoring tradizionale?

Le soluzioni di invoice financing e factoring evoluto si basano su delle piattaforme e soluzioni fintech che ambiscono a rendere il processo di finanziamento molto più rapido. Il funzionamento ricalca quello del modello tradizionale ma con una forte semplificazione dovuta alla dematerializzazione e a tempi molto ridotti.
La tecnologia permette di trattare un numero di dati molto importante in poco tempo e di gestire e processare digitalmente le informazioni contenute nelle fatture. In poche ore, i sistemi eseguono tutto il processo di istruttoria, di acquisizione della fattura in modalità multicanale, di conciliazione dei tempi di pagamento e di valorizzazione del credito in portafoglio.mUna vera e propria rivoluzione il cui effetto si sentirà sempre di più.

Secondo lei, fintech e gestione del risparmio tradizionale devono essere visti come nemici o possibili alleati? Voi dove vi collocate in questo nuovo universo?

Groupama Am Sgr è storicamente un attore tradizionale del risparmio gestito. Siamo presenti in Italia da 12 anni e siamo un punto di riferimento per gli investitori istituzionali per cui gestiamo circa 8,5 miliardi di euro. Questo non ci impedisce di innovare e cogliere le nuove opportunità che si aprono sul mercato. Nel 2016 in collaborazione anche con il Politecnico di Milano abbiamo studiato a fondo la Supply chain finance, una forma di economia collaborativa in cui il “merito di credito” della grande azienda capo filiera viene traslato ai suoi fornitori, agevolandone l’accesso al credito.
In parallelo abbiamo investito in Fifty Finance Beyond, una piattaforma fintech su cui basiamo il nostro fondo Supply chain fund che permette alle imprese di finanziarsi tramite le loro fatture commerciali con un costo e tempi molto più convenienti rispetto ai canali tradizionali.
Si tratta di un fondo fintech che permette di collegare i fondi degli investitori istituzionali alle esigenze di finanziamento di circolante delle Pmi e delle filiere produttive italiane.
Di fatto il nostro fondo è stato il primo Fia (fondo di investimento alternativo,ndr) di credito lanciato in Italia nel 2016 e abbiamo finanziato fino ad oggi oltre 500 milioni di euro in crediti commerciali.
Nel reverse factoring, grazie all’utilizzo del fintech, riusciamo a gestire in maniera automatizzata un numero notevolmente alto di fornitori con plafond contenuti e una fatturazione frequente, che rende la gestione del credito troppo onerosa per un attore finanziario tradizionale. In questo siamo sinergici e complementari alle banche; ultimamente alcuni istituti attivi in Italia ci hanno chiamato a operare in pool con loro per specifiche operazioni.

Ma chi guarda a questo universo di asset non convenzionali?

Tassi di interesse bassi e volatilità dei mercati spingono gli investitori istituzionali, tra cui le compagnie assicurative, i fondi pensione, le casse di previdenza, a cercare soluzioni di diversificazione degli attivi e a ricercare opportunità di investimento caratterizzate da un adeguato profilo di rischio-rendimento.
Cresce l’interesse per investimenti caratterizzati da una duration bassa, rendimenti stabili e da una debole correlazione con i mercati finanziari. Particolare attenzione deve essere posta anche all’impatto sulla quota di assorbimento di capitale in ottica Solvency II per le compagnie assicurative.
Il private debt raggruppa diverse tipologie di strumenti. Alcuni rispondono a queste esigenze, altri possono determinare un assorbimento di capitale molto alto.
L’invoice financing se fatto con criteri di selezione adeguati e secondo la logica della Supply chain finance a nostro avviso presenta numerosi vantaggi per gli investitori.
Gli investitori istituzionali guardano a queste forme di investimento per impiegare i propri patrimoni a sostegno del tessuto produttivo del Paese e dell’economia reale.
Innovando e tramite il fintech si creano nuove asset class. Nel nostro caso specifico abbiamo ideato una soluzione che permette di trasformare i crediti commerciali – senza ricorrere alla cartolarizzazione – in possibilità di investimento decorrelate dall’andamento dei mercati finanziari.
A oggi, il Supply chain fund ha già erogato oltre 500 milioni di euro in favore delle Pmi italiane: l’obiettivo per il solo 2019 è di superare i 600 milioni di euro di turnover finanziato in un anno.
Con questi numeri il fondo ha anticipato più fatture di tutte le altre piattaforme online di invoice trading presenti in Italia, affermandosi come il primo player in Italia nel finanziamento alternativo dei crediti commerciali.
Ci siamo specializzati in una nicchia di mercato che non compete con le banche ma anzi completa l’offerta presente a oggi sul mercato.

Stefania Pescarmona
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