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Obiettivi in portafoglio: diversificare con la decarbonizzazione

Obiettivi in portafoglio: diversificare con la decarbonizzazione

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Gloria Grigolon
Gloria Grigolon

26 Novembre 2020
Tempo di lettura: 5 min
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La pandemia da Covid-19 ha accelerato la transizione verso un’economia a basso consumo di carbonio. Per l’investitore, contrastare il cambiamento climatico significa impegnarsi con le giuste aziende, che investono in settori chiave come la decarbonizzazione

La transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio richiede grandi cambiamenti nel modo in cui produciamo e consumiamo. Investire nella transizione energetica vuol dire investire in coloro che facilitano e che trarranno beneficio dal processo di decarbonizzazione. In che modo? L’intervista a Gianluca Maione, Country Head per l’Italia di Ninety One.

Cosa significa investire nella transizione energetica?

Ponendoci nei panni dell’investitore, riteniamo che la transizione energetica sia una delle maggiori opportunità di oggi, nonché un modo per cercare di compensare il carbon risk delle altre porzioni del portafoglio. Riteniamo vi siano tre strade per un futuro a basse emissioni di carbonio: in primo luogo, l’energia rinnovabile, perché occorre un profondo cambiamento nel modo in cui generiamo elettricità; poi, l’elettrificazione: pensiamo alle sue implicazioni per il settore dei trasporti; infine, l’efficienza nell’utilizzo delle risorse, con il raggiungimento di standard più elevati ad esempio in molti processi industriali, per usi domestici e negli edifici.

Quali sono i maggiori ostacoli (alla transizione energetica)?

Uno dei principali ostacoli è la mancanza di investimenti. Si stima che siano necessari 2-3 mila miliardi di dollari annui per decarbonizzare l’economia globale, ma attualmente se ne stanno investendo solo 500 miliardi. Occorre che le società quotate spendano molto di più per affrontare il cambiamento climatico, perché i governi e i fondi di private equity non possono compensare da soli il deficit.

Quali sono invece i principali driver?

I principali driver di questo trend pluriennale sono a nostro avviso tre: regolamentazione, tecnologia e comportamento dei consumatori. In più contesti si è assistito ad una forte accelerazione della spinta normativa, soprattutto nell’Unione Europea. Non solo: l’innovazione tecnologica prosegue con
effetti positivi in termini di riduzione dei costi delle energie rinnovabili e lancio di prodotti sostenibili, inclusi veicoli elettrici e soluzioni per l’efficienza energetica. Per quanto riguarda il comportamento dei consumatori, ci sono evidenze incoraggianti che mostrano come le persone siano sempre più attente e consapevoli dell’impronta di carbonio derivante dalle loro scelte e dai loro comportamenti.

Investire nella transizione energetica: la strategia di Ninety One

La nostra strategia Global Environment investe in società quotate lungo tutta la catena del valore che beneficiano della decarbonizzazione. È concepita per permettere agli investitori istituzionali di accedere alle opportunità legate alla transizione energetica.

Facendo un’analisi approfondita sul carbonio, abbiamo identificato un universo di 700 aziende – diversificate tra regioni e settori e con una capitalizzazione di mercato totale di oltre 5 trilioni di dollari USA – che riteniamo siano i facilitatori e i beneficiari della decarbonizzazione. A partire da questo universo, concentriamo la nostra strategia su un gruppo molto selezionato di aziende di alta qualità con vantaggi competitivi e posizioni di leadership nei loro mercati.

Investire nella decarbonizzazione può aiutare gli investitori a costruire un portafoglio diversificato. Il nostro universo di decarbonizzazione ha pochissime sovrapposizioni con i principali indici azionari, quindi il nostro portafoglio finale è molto diverso dalle tipiche strategie azionarie attive. E ogni azienda che deteniamo è impegnata a evitare le emissioni di gas serra, e quindi sta contribuendo a ridurre l’impronta di carbonio del mondo rispetto ai tradizionali approcci “ad alta intensità di carbonio”.

 

Articolo tratto dal numero di novembre del magazine We Wealth
Gloria Grigolon
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