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Lfde, crescere in Europa nonostante l’Europa

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Livia Caivano
Livia Caivano

30 Novembre 2018
Tempo di lettura: 5 min
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  • Nel piano di sviluppo, Lfde guarda non solo all’Europa ma anche al rafforzamento in Francia grazie anche all’acquisizione di Primonial

  • Dal prossimo 4 dicembre sarà operativa la nuova Sicav Echiquiere

La Financière de l’Echiquier ha presentato a Parigi il piano di sviluppo al 2021: obiettivo, rafforzarsi in Europa e aumentare del 30% le masse in gestione. Christophe Mianné e Olivier de Berranger spiegano come

La Financière de l’Echiquiere non teme per il 2019 l’impennata dei costi e la riduzione dei margini. Punta anzi ad aumentare le masse a 15 miliardi entro il 2021. Nella faida che sempre di più dividerà l’industria del wealth management tra grandi player e piccole boutique, Lfde sa da quale parte stare e ne rivendica con orgoglio i vantaggi. “Non c’è bisogno di essere Blackrock per presidiare il mercato”, chiarisce il ceo Christophe Mianné, né essere una piccola boutique vuol dire lasciare la partita in mano solo ai grandi giocatori. Secondo il cio Olivier de Berranger, gli asset manager che sceglieranno la strada delle grandi aggregazioni, in un’ottica di riduzione dei costi, saranno costretti a omologare il servizio. In questo modo lasceranno alle piccole boutique la prerogativa dell’investimento cucito su misura del cliente.

foto di Olivier de Berranger in abito blu
Olivier de Berranger - cio Lfde

L’obiettivo per il 2021 di Lfde è di aumentare le masse in gestione di circa il 30%, a 15 miliardi dai circa 11 di maggio 2018. Per farlo, precisa Miannè, è innanzitutto importante rafforzarsi in Francia – specie grazie alla partnership risalente ormai a un anno fa di Primonial e della sua rete di consulenza – ma ancora più svilupparsi in Europa. Da qualche tempo è in atto infatti il rafforzamento del team in Italia, Germania e Benelux (Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo) con la nomina dei rispettivi country head (qui l’intervista ad Alessandro Arrighi poco dopo la notizia delle nomina). C’è poi l’apertura a Madrid e lo sguardo sempre più interessato Canada e Asia. Ma soprattutto la trasformazione di alcuni dei suoi fondi comuni di investimento (Fci) in comparti della Sicav Echiquier (effettiva dal prossimo 4 dicembre).

Una strategia di investimento all’altezza del piano di sviluppo

La definiscono una winner-take-all economy. “Investiamo solo nelle realtà numero uno del loro settore – spiega David Ross, cfa e gestore dell’Echiquier World Equity Growth fund – Puntiamo solo sulle large cap, aziende che abbiano una capitalizzazione di almeno 10 miliardi, dalle vendite superiori ai 5 miliardi e che promettano una crescita media di almeno l’8% l’anno”. Lfde investe nei megatrend come digitalizzazione, sviluppo dei mercati emergenti e intelligenza artificiale. Senza dimenticare le strategie sostenibili che da sole contano 800 milioni circa di masse in gestione.

Investitori in fuga dall’equity europeo

In fatto di grandi capitalizzazioni e prospettive di crescita però, le aziende europee nel 2018 non hanno dato grandi soddisfazioni e hanno anzi lasciato più di un investitore con l’amaro in bocca. Secondo de Berranger, le cose non andranno meglio l’anno prossimo. Il problema del rallentamento dell’economia è certamente globale ma Brexit da una parte e lo scontro Italia-Ue dall’altra, non faranno che aumentare l’incertezza sui mercati, “spianando la strada all’aumento della volatilità – un ritorno, più che altro, alla normalità – e a un’ulteriore riduzione dei margini”. Gli investitori esteri, specie quelli americani, sono spaventati da quanto accade sul mercato nostrano e sempre più nei prossimi mesi saranno orientati al sell-off dei titoli europei. Almeno di una cosa possiamo stare tranquilli: “Per parlare di recessione dovremmo comunque aspettare il 2020 o 2021”.

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