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Tardino: "Donne? Una marcia in più nel valutare il rischio"

07 Marzo 2019 · Francesca Conti · 3 min

  • Secondo la manager, i gestori donna hanno una sensibilità diversa rispetto ai colleghi uomini e questo anche nel rapporto con il cliente

  • Gli istituzionali sono sempre più attivi negli investimenti nell’economia reale, sia perché socialmente utili, sia per il loro aspetto illiquido contro la volatilità

  • Per la manager a livello macro sono ritornati in auge le banche centrali e gli stimoli fiscali, per cui “c’è da fare attenzione ma senza cadere in un eccessivo allarmismo”

Donne e finanza: un binomio basato su una corretta valutazione del rischio e una visione di medio-lungo periodo. Parola di Laura Tardino di Aberdeen Standard Investments, che ritiene che il 2019 sia “un anno molto ‘tattico’, in cui bisogna stare attenti a come ci si muove”, caratterizzato da rialzi e ribassi e – sicuramente – volatilità

Donne e avversione al rischio. Un mito da sfatare? Non necessariamente, anzi. “Le donne sono portate a una giusta valutazione del rischio, perché sono biologicamente avverse al rischio”. Parola di Laura Tardino, manager con un’esperienza di oltre vent’anni nel mondo degli investimenti e oggi responsabile del business dei clienti istituzionali di Aberdeen Standard Investments. E con le idee chiare rispetto al valore aggiunto che una donna può portare in un’azienda, soprattutto quando si parla di finanza.

Secondo Tardino le donne hanno nel loro retaggio, correlato alla procreazione e all’accudimento dei figli, il perseguimento di obiettivi che sono di medio e di lungo periodo. Questo le porta a considerare il rischio con una maggiore attenzione. “Se hai un obiettivo a medio lungo termine devi valutare correttamente i rischi considerando anche gli aspetti di sostenibilità sociale e ambientale nella valutazione dei propri investimenti. “È un’affermazione che potrebbe sembrare sessista, non potendosi basare su dati precisi, però credo che le donne abbiano davvero una diversa sensibilità”, aggiunge Tardino. Questo anche quando si parla di professioniste del risparmio gestito.

“Sono 21 anni che lavoro in questo settore e per fortuna la percentuale di donne, sia manager sia consulenti finanziari, è aumentata. I gestori donna hanno una sensibilità diversa rispetto ai colleghi uomini e questo anche nel rapporto con il cliente. È una questione di empatia e rappresenta un valore aggiunto”. Tardino ricorda orgogliosamente che Aberdeen Standard è di recente entrata a far parte del Gender-Equality Index di Bloomberg, che raccoglie 230 società quotate a livello globale che possano dimostrare il loro impegno nei confronti dell’uguaglianza e dell’avanzamento delle donne sul posto di lavoro. “Questo mi rende davvero orgogliosa, è un aspetto fondamentale”.

Nella sua lunga esperienza professionale Tardino ha potuto osservare anche un progressivo mutamento dei suoi clienti di riferimento: “In questi anni ho notato una maturazione dei clienti istituzionali. I soggetti sono più o meno sempre gli stessi (fondi pensione, casse di previdenza, assicurazioni, fondazioni bancarie), ma sono più sofisticati dal punto di vista finanziario”. Secondo la manager, hanno allargato i propri orizzonti in termini di spazi investibili, “puntano su asset class un tempo poco esplorate come gli alternativi, ma anche su regioni lontane dallo spazio europeo come i paesi Emergenti, un posizionamento impensabile in passato”. Anche gli Esg stanno entrando “prepotentemente” nei portafogli di questa clientela. E sono aumentate le masse in gestione: “Quello degli istituzionali è un mondo che ogni anno genera masse considerevoli, si parla circa di 10 miliardi di euro ogni anno solo di nuovo cash”.

Gli istituzionali sono inoltre sempre più attivi negli investimenti nell’economia reale. Per la manager questo è dovuto probabilmente a due motivi: “Da un lato sono investimenti che permettono di avere un forte impatto sociale, dall’altro sono spesso caratterizzati da una certa illiquidità, una caratteristica positiva se ci si vuole proteggere dalla volatilità di mercato che dovremmo vedere nei prossimi mesi”. Secondo la view di Tardino, infatti, siamo di fronte a un ciclo economico piuttosto maturo” e sui mercati più liquidi “si potrebbe effettivamente assistere ad un ritorno di volatilità, un po’ come riscontrato a fine 2018”. Per gli istituzionali quindi, “c’è una forte attenzione nei confronti di questa tipologia di strumenti illiquidi, che investono nell’economia reale attraverso infrastrutture, strumenti di private equity, di private debt e altro”.

I parametri ovviamente cambiano nel mondo degli investitori retail, dove “l’illiquidità non è esattamente ben accetta, anche perché spesso richiede una dimensione di investimento che non è sopportabile per i retail”. Per fronteggiare un eventuale ritorno di volatilità Aberdeen Standard sta lavorando alla creazione di un prodotto Eltif che sarà pronto nella seconda metà dell’anno. “Per ora, suggeriamo l’acquisto delle cosiddette soluzioni multi-asset, dando a un cliente meno sofisticato di un istituzionale uno strumento già di per sé diversificato e liquido, che tendenzialmente ha un obiettivo di ritorno assoluto. Uno strumento che cerca, attraverso la diversificazione, magari con l’inserimento in percentuale contenuta di asset class meno liquide che siano decorrelate da azioni e obbligazioni tradizionali, di smorzare la volatilità dei mercati senza alterare la liquidità complessiva dello strumento stesso”, sottolinea Tardino.

Dai mercati, per il momento, arrivano comunque segnali positivi: “Siamo rimasti tutti a bocca aperta, l’anno è partito molto bene, le performance dei mercati azionari sono state estremamente positive, la volatilità è scesa. Però sappiamo che i dati macro e micro economici non sono stati brillanti ed è chiaro che è in atto un rallentamento economico. C’è sicuramente da fare attenzione, senza cadere in un eccessivo allarmismo”. Secondo la manager, “sono ritornati in auge le banche centrali e gli stimoli fiscali. Abbiamo visto la Fed interrompere momentaneamente quello che poteva essere il proseguimento di un ciclo di rialzi, la Bce dichiararsi disponibile a fare il possibile qualora lo scenario economico dovesse peggiorare e paesi emergenti come la Cina iniettare nuovi stimoli nella propria economia”. Una situazione quindi “non particolarmente rosea, ma neanche nera”. Secondo Tardino, “sarà un anno molto ‘tattico’, in cui bisognerà stare attenti a come ci si muove”, caratterizzato da rialzi e ribassi e – sicuramente – volatilità.

Dietro l’angolo restano le incognite legate all’accordo sulla Brexit e alla guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti. “Anche se a mio avviso il potere maggiore ce l’hanno le banche centrali, la guerra commerciale continuerà a condizionare i mercati. Siamo dell’idea, comunque, che ci sarà un accordo, anche se non ne conosciamo il timing. È difficile stabilire se il rally dei mercati di questi primi mesi dell’anno abbia già prezzato completamente quello che potrebbe essere l’esito positivo del deal. È questa la vera domanda”. Il caso di Brexit, “che si può catalogare come ‘molto rumore per nulla’ , ha condizionato meno i mercati di quanto invece non abbia fatto Trump con il protezionismo nei confronti della Cina. La poca chiarezza rispetto a quello che sta accadendo nel Regno Unito forse alla fine ha anche un po’ stancato i mercati”, conclude la manager.

Francesca Conti
Francesca Conti
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