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Innovazione, un ponte tra emergenza e mega-trend

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Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda

17 Aprile 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • L’innovazione è ciò che guida la crescita di lungo periodo e l’aumento della ricchezza su scala globale, favorendo l’affermazione dei modelli di business vincenti

  • Ci sono settori, business, idee che possono ricevere un forte spinta alla crescita in un momento di difficoltà contingente com’è l’attuale: dal mondo healthcare all’e-commerce e ai servizi digitali

  • Per Franklin Templeton, innovare significa introdurre qualcosa di nuovo nello sviluppo industriale. Non è necessariamente un cambiamento di natura tecnologica. Può essere un’idea, un processo, un nuovo prodotto, purché si tratti di un cambiamento disruptive

Dalla genetica all’e-commerce passando per l’intelligenza artificiale. Alcune delle nuove idee che stanno cambiando la società possono essere utili per gestire l’emergenza sanitaria. Michele Quinto, country head e branch manager di Franklin Templeton, spiega come vada interpretata l’innovazione in ottica d’investimento

Esiste un concetto chiave che si aiuta a ricomporre la frattura venutasi a creare tra il prima e il dopo di questa crisi. Tra la traiettoria di lungo termine dell’economia, linfa vitale dei mercati finanziari che resta sostanzialmente immutata e il “qui e ora” dell’emergenza, che ha aperto ferite profonde, nelle famiglie, nella società e nelle imprese. È il concetto di innovazione. “L’innovazione è ciò che guida la crescita di lungo periodo e l’aumento della ricchezza su scala globale, favorendo l’affermazione dei modelli di business vincenti. D’altra parte, è proprio in fasi come questa che interpreta magistralmente il ruolo di acceleratore del cambiamento”, spiega Michele Quinto, country head e branch manager di Franklin Templeton, una delle maggiori case d’investimento a livello globale, con masse in gestione pari a 656,5 miliardi di dollari (dati al 29 febbraio 2020).

“Da un lato, sono momenti in cui si realizza una forte selezione naturale anche tra tutte le aziende che operano nel campo dell’innovazione. Dall’altro, ci sono settori, business, idee che possono avere un forte spinta alla crescita in un momento di difficoltà contingente come quello che stiamo vivendo. Pensiamo al mondo healthcare, ma anche all’ecommerce e ai servizi digitali”. L’innovazione è un concetto che abbraccia un universo infinito di possibilità, può essere interpretato in modi molto diversi. “Innovare significa introdurre qualcosa di nuovo nello sviluppo industriale. Non è necessariamente un cambiamento di natura tecnologica. Può essere un’idea, un processo, un nuovo prodotto, purché si tratti di un cambiamento disruptive, dirompente, che può esercitare un impatto su un orizzonte di lungo termine”, precisa Quinto. Questa filosofia è alla base di un processo d’investimento che la casa d’investimento ha messo a punto e perfezionato in oltre 50 anni di esperienza, con il fondo dedicato al solo mercato Us, Franklin DynaTech Fund, oggi disponibile per i clienti europei con il fondo Franklin Innovation Fund.

Che ruolo dovrebbe avere l’innovazione nei portafogli? “Per rispondere a questa domanda dobbiamo porci un altro interrogativo: che ruolo ha l’innovazione nella società, nell’economia, nel business? L’importanza che attribuiamo a questo motore di sviluppo dovrebbe trovare riscontro anche nell’asset allocation strategia. La crisi sanitaria ha aumentato gli argomenti in favore dell’investimento nelle società più innovative, in particolare in determinati settori. La genetica, ad esempio. Da quando il genoma umano è stato sequenziato, si sono aperte opportunità straordinarie nello sviluppo di tecnologie per migliorare la qualità della vita, la diagnostica, la terapia di molte patologie. “Oggi la mappatura genetica di questo coronavirus ha implicazioni sorprendenti dal punto di vista sanitario, sociale ed economico. Le aziende che per prime svilupperanno un test rapido saranno inevitabilmente premiate dal mercato”, osserva il country head. Il commercio elettronico, a sua volta, uscirà rafforzato da questa crisi. Basta vedere quello che sta accadendo nelle nostre città, con l’aumento esponenziale nel ricorso alla spesa online. Molti osservatori ritengono che ci troviamo di fronte ad un cambiamento strutturale. Eppure si ha la percezione che il commercio elettronico sia un settore già maturo, diffuso in modo capillare e trasversale. “È una percezione errata, basta citare un dato: solo il 14% delle vendite globali passa attraverso l’e-commerce. Anche un settore come i viaggi, apparentemente già dominato dalle vendite online, in realtà evidenzia un tasso di penetrazione di appena il 44%. E ci sono comparti, come gli alimentari e i trasporti globali, che oggi sono solo marginalmente toccati dall’e-commerce. La crescita continuerà a essere molto robusta e tenderà ad abbracciare anche settori nuovi, come il car sharing e l’home sharing”.

Secondo diversi analisti, la correzione di Borsa potrebbe anche aver aperto delle finestre d’ingresso interessanti. Vale la pena ricordare che alcuni colossi dell’e-commerce e della tecnologia in generale vengono scambiati di norma a prezzi un po’ elevati in termini di valutazioni. “Alcuni titoli del settore tech tendono a essere sopravvalutati. La correzione violenta ha certamente ripulito alcuni eccessi: l’improvviso aumento della volatilità, che è tornata ai livelli post-Lehman, ha fatto scendere tutto indistintamente. I campioni della tecnologia che hanno modelli di business vincenti e un vantaggio competitivo difficilmente aggredibile dai competitor potrebbero essere i primi a ripartire”, argomenta Quinto.

Un’altra frontiera dell’innovazione è rappresentata da big data e intelligenza artificiale. Anche da qui possono arrivare delle applicazioni utili a superare la crisi sanitaria. Basti pensare alle applicazioni che cercano di mappare gli spostamenti degli individui risultati positivi al coronavirus attraverso gli smartphone, come strumento di contenimento del contagio per verificarne gli spostamenti e i possibili contatti con altre persone. Un tema che pone inevitabilmente anche questioni di ordine etico e legate alla privacy. “Più in generale, non c’è dubbio che l’intelligenza artificiale si trovi agli albori di una nuova fase. Possiamo parlare di un vero e proprio cambio di paradigma: fino ad oggi gran parte dell’artificial intelligence applicata ai big data era orientata a migliorare l’organizzazione e la gestione dei dati. Le “macchine intelligenti” nei prossimi tre anni dovranno invece esprimere un salto di qualità, trovare soluzioni concrete che permettano di utilizzare i dati per migliorare le nostre vite: il modo in cui mangiamo, guidiamo l’automobile, progettiamo e creiamo degli oggetti. I nuovi prodotti non si limiteranno a essere smart, saranno progettati, prodotti, distribuiti e consegnati in modo smart, esercitando un impatto su tutta la catena del valore.
La frontiera forse più avanzata nell’uso dei dati “esponenziali” è quello della realtà aumentata: grazie ai dati, opportunamente elaborati attraverso sistemi di intelligenza artificiale e machine learning, saremo in grado di fare cose prima impensabili”.

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
Direttore del magazine We wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, ha coordinato la redazione di Forbes Italia da gennaio 2018 a settembre 2019. Collabora con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza. Caporedattore del Magazine AdvisorPrivate tra il 2015 e il 2017, in passato ha scritto per l’Espresso, il Mondo, il Messaggero, Capital, Patrimoni, Panorama, Mf e Wall Street Italia. È laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano
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